whatshot In evidenza: Blow-up Blade Runner 2049

“Nico, 1988” sotto la corazza

La Nico che Susanna Nicchiarelli ci presenta nel film che ha aperto la sezione Orizzonti di Venezia 74 non è la cantante e musicista che ha collaborato con i Velvet Underground di Lou Reed, né tantomeno la bellissima modella che fece girare la testa a Jim Morrison e Alain Delon. Qui conosciamo la donna sotto il manto dell’artista, l’essere umano sotto l’apparenza della star, la madre sotto la corazza del business: insomma, Christa Päffgen sotto “Nico”. Tutto ciò emerge con estrema naturalezza da una sceneggiatura che si concentra sugli ultimi anni di vita della donna, dalla straordinaria performance attoriale di Trine Dyrholm che canta davvero tutte le canzoni, da una fotografia che − alternando naturalismo nelle scene domestiche a un look glamour profondamente anni ’80 nelle sequenze dei live − inquadra perfettamente Nico nel suo ambiente.

Il filo del rasoio in “Blade Runner 2049”

Nella proficua dialettica fra cinema di ieri e franchise – che proprio con questo film si cerca di definire avviando una saga – l’appeal di BR pendeva insomma decisamente verso il primo. Le decisioni prese non sembrano tenerne conto, a partire dal coinvolgimento di Fancher (sceneggiatore del primo film) e di un cineasta scrupoloso ed umile come Villeneuve. Ogni riferimento è seccamente funzionale alla trama, il massimo rispetto per l’originale tradotto nel minimo di deferenza. Il regista canadese non evoca fantasmi e la sua fiducia nella vitalità del materiale a disposizione si traduce in rigore e coerenza degnissimi del principale caso recente di autore prestato ad Hollywood.

“Il palazzo del viceré” tra narrazione lineare e sottigliezza politica

India 1947. Dopo quasi 90 anni di colonizzazione britannica, atterra a Nuova Delhi quella designata come la famiglia degli ultimi Viceré: i Mountbatten. Grazie all’azione del Partito del Congresso Nazionale Indiano e del Mahatma Gandhi i tempi sono ormai maturi, sta per arrivare la tanto agognata indipendenza. Ma, attenzione,  “La storia è scritta dai vincitori”, ammonisce il cartello che segna l’incipit del nuovo film di Gurinder Chadha (la regista britannica di origini indiane, già nota al grande pubblico per Sognando Beckham), Il palazzo del viceré: un’opera epica, scenograficamente scintillante e politicamente sottile.

“120 battiti al minuto” e la battaglia delle idee

In attesa di Gender Bender, di cui Cinefilia Ritrovata seguirà la sezione cinematografica, dedichiamo un piccolo speciale a 120 battiti al minuto, uscito negli scorsi giorni e presentato come anteprima del festival. Il film di Campillo, di grande successo in tutto il mondo, stenta ad affermarsi in Italia, e alcune dichiarazioni dei responsabili di Teodora (la casa di distribuzione), amareggiati per lo scarso seguito, hanno scatenato molte reazioni tra i cinefili. Noi abbiamo deciso di presentarvi due nostre recensioni, di differente valutazione al film, entrambe però molto precise analiticamente. A voi il giudizio finale. 

“Blade Runner 2049” e il mood della fantascienza contemporanea

Villeneuve, invece di proporre qualcosa di nuovo ma uguale, utilizza il capolavoro di Scott del 1982 come fosse una mappa su cui tracciare un sentiero sinceramente diverso. Un sentiero che intercetta il mood della fantascienza contemporanea, se ne impossessa caldamente pur mantenendo atmosfere che guardano ad Andrej Tarkovskij e che ha davvero la coerenza narrativa e immaginifica per accadere 30 anni dopo gli eventi del primo film. Ecco perché Blade Runner 2049 è un sequel decisamente riuscito.

“A Ciambra”, diversi per antonomasia

Qui in redazione A Ciambra è proprio piaciuto. E ci torniamo spesso sopra. La bellissima pellicola di Jonas Carpignano è prima di tutto una apologia del neorealismo ritrovato, un neorealismo moderno fatto di commistione fra ciò che è reale (i protagonisti, l’intera famiglia Amato, sono presi dalla strada) e ciò che è costruito (la sceneggiatura scritta battuta per battuta), in un continuo gioco di specchi in cui lo spettatore è catturato, ma presto smette di domandarsi quale sia il confine tra la vita vera e la narrazione. 

“A ciambra” come culla del cinema italiano

La candidatura italiana di A Ciambra, come film che rappresenterà il nostro Paese agli Oscar (nella speranza di finire nella lista dei veri candidati per marzo 2018), è molto più che un riconoscimento puramente dimostrativo. Dopo la sfortunata storia di Non essere cattivo (che per molti motivi non poteva fare molta strada), il film di Jonas Carpignano è probabilmente ancora più opportuno del pur significativo Fuocoammare per correre agli Academy Award, e rappresenta un’opzione estetica identitaria.

“L’ordine delle cose” e il sud del mondo

L’ordine delle cose è una pellicola fortemente politica, nella misura in cui porta sotto i riflettori dei mass media e dell’opinione pubblica una questione, quella dell’immigrazione “clandestina”, tanto abusata quanto mai esaminata sotto la corretta prospettiva. Andrea Segre ha dichiarato sulla genesi del film: “L’ordine delle cose non sempre è quello che noi vorremmo. A volte la soluzione di un problema, come diceva mio padre che era uno scienziato, dipende dalla definizione che di esso viene data”. Così Segre ha girato un film di scrittura, tra il mare della Sicilia (Mazara del Vallo) e la sabbia assolata della Tunisia, che si pone come obiettivo quello di ridefinire i contorni di una delle questioni più scottanti di oggi: l’immigrazione.

“Dunkirk” e il punto di vista dell’Altro

Ossessione Dunkirk. Come prevedibile, il film di Christopher Nolan continua a suscitare il dibattito interno alla redazione e a stimolare i collaboratori sull’analisi e la critica del war movie più interessante di questi anni. In particolare, il rapporto di Nolan con l’identità e il racconto continua ad essere il luogo critico più controverso, insieme alla costruzione temporale del film. Forse Dunkirk sarebbe stato più alto e permeante di come già è, se Nolan avesse aderito in maniera ancora più puntuale – e non soltanto sul lato apparente ed estetico – al concreto terreno della prassi storica?

Un ritratto multiforme, “Evviva Giuseppe”

Un film sulla vita e i tanti talenti di Giuseppe Bertolucci (scomparso nel 2012, regista di cinema, teatro e televisione, scrittore, poeta, presidente della Cineteca di Bologna per più di dieci anni) raccontato attraverso le voci del padre Attilio e delfratello Bernardo, le testimonianze di amici e colleghi come Roberto Benigni (autore di un monologo inedito), Lidia Ravera, Mimmo Rafele, Marco Tullio Giordana, Nanni Moretti, i ricordi di alcune tra le sue attrici predilette: Stefania Sandrelli, Laura Morante e Sonia Bergamasco. 

“Veleno”, film di denuncia e d’amore

Veleno è un film piccolo, quasi a “conduzione familiare” come la masseria del protagonista, Cosimo Cardano, ma allo stesso tempo potente e determinato come sua moglie Rosaria e come solo alcune donne del Sud sanno essere. Scritto e diretto da Diego Olivares, 52enne regista campano specializzato nella scrittura di dialoghi in ‘lingua’ napoletana, e presentato fuori concorso a Venezia, Veleno è girato nella terra dei fuochi e di fuochi la pellicola è costellata sin dall’incipit: un incendio appiccato da camorristi ad una stalla con 100 bufale, i cui muggiti di dolore e spavento ci feriscono le orecchie preannunciando il tema del film.

“Dunkirk”, l’esperienza deve sopravvivere

Dunkirk arriva nelle sale italiane, alcune in pellicola 70 mm, a un anno da The Hateful Eight. Ma soprattutto arriva dopo Interstellar, il film in cui i padri si incontrano nel futuro, quello in cui al grido di “Eureka, è un classico!” Nolan è uscito allo scoperto: lo Spazio come gli oceani di Melville e Conrad, la cattura di un drone come scena di pesca alla Hemingway; fedele allo spirito di quella dichiarazione sincera, Dunkirk ne è la prosecuzione a livello tematico e contemporaneamente sa liberarsi di ogni zavorra, del lavorio di meningi, della verbosità; non si è praticamente mai visto tradurre un budget di 100 milioni in un’essenzialità simile.

“Dove cadono le ombre”, interiorizzazione della Storia

Presentato alle Giornate degli autori di Venezia ‘74, e ora in prima visione, Dove cadono le ombre è il primo lungometraggio di finzione della documentarista di origine brindisina Valentina Pedicini, già nota agli operatori del settore per il documentario Dal profondo (Premio Solinas 2011) che aveva il merito di narrare le vicende di una delle ultime minatrici donne dal suo punto di vista di lavoratrice “sotto terra”.

Riti di passaggio: “A Ciambra”

Dopo il successo di critica del suo lungo d’esordio, Mediterranea, Jonas Carpignano rimane fedele ai suoi personaggi, ai suoi ambienti, alla sua precisa e personale idea di cinema. Un cinema della macchina a mano, della fotografia sporca, del pedinamento e dell’aderenza al reale, da raccontare con lo sguardo lucido e disincantato di chi non vuole giudicare, ma portare alla luce una porzione di mondo dimenticata. E si dà il caso che questa porzione di mondo sia la “Ciambra”, il campo rom nei dintorni di Gioia Tauro dove il giovane regista italoamericano si trasferisce e si apposta, in attesa di catturare un microcosmo con i suoi abitanti e le sue leggi.

Il road movie dei disadattati: “Easy”

L’opera prima del regista Andrea Magnani, acclamato film-rivelazione del Festival di Locarno, è approdata nelle sale italiane dal 31 agosto. Easy – Un viaggio facile facile narra le vicissitudini, piuttosto surreali, di un viaggio non proprio facile a dire il vero, intrapreso dall’ex pilota di go-cart Isidoro (detto appunto Easy) verso l’Ucraina, per quello che potremmo definire un trasporto “eccezionale”. L’originale compagno di viaggio di Easy, infatti, è l’operaio defunto nel cantiere di suo fratello Libero di Rienzo, o meglio la bara in cui egli è sigillato.

“Dunkirk”, il tempo e il silenzio

È legittimo pensare che Christopher Nolan ci abbia visto lungo. Partendo dai primi lavori, interessanti e lodevoli thriller cervellotici, è poi giunto a quello che oggi è considerato il passaggio a livello fondamentale per diventare qualcuno nel panorama mainstream: il cinefumetto. Con la trilogia de Il cavaliere oscuro Nolan ottiene il trionfo che stava cercando. Il suo Batman ridisegna i confini del genere, la sua volontà di realismo nel raccontare di uomini in calzamaglia diventa immaginario da imitare e gli ammiratori diventano vera e propria fanbase, spesso feroce e assolutista, come quella di Quentin Tarantino ai tempi di Kill Bill.

Un borghese e due dittatori: “L’uomo che non cambiò la storia”

Mario e Silla sono i soprannomi dati da Ranuccio Bianchi Bandinelli a Mussolini e Hitler nel taccuino in cui annota le impressioni suscitategli dai due durante la storica visita italiana del Fűhrer nella primavera del 1938, alla quale giocoforza prende parte perché ritenuto il più idoneo a ricoprire il ruolo di cicerone.

“Alien: Covenant”, intrattenimento old school o boiata pazzesca?

Update! Viste le reazioni contrastanti e appassionate che Alien: Covenant sta suscitando, abbiamo allargato l’apporofondimento critico a un confronto a due. Leggiamo dunque la sfida tra Gregorio Zanacchi Nuti e Francesco Cacciatore, che disputano intorno alla bontà del film.

Panopticon tecnologico: “The Circle”

Tratto dall’omonimo romanzo di Dave Eggers, il film The Circle del regista James Pondsoldt è in programmazione in questi giorni: Mae Holland è una ragazza americana fresca di laurea. Ha un lavoro e un ex ragazzo che non le piacciono. Un padre malato che ama e che vorrebbe poter accudire meglio. Un’anonima vita di provincia insomma, che le sta decisamente stretta. La telefonata dell’amica Annie, che le procura un colloquio di lavoro alla prestigiosissima “The Circle” – immaginario tempio informatico in cui si fondono realtà somiglianti a Facebook, Google e Paypal – la proietterà in un mondo nuovo, apparentemente dorato ma di fatto molto pericoloso.

Tra moda e reportage: Blow Up di “Blow Up”

 

Il documentario Blow Up di ‘Blow Up’ è stato realizzato da Valentina Agostinis dopo l’uscita del suo libro Swinging City, entrambi sono un ritratto della Londra degli anni ’60, una città che non lascia indifferente Michelangelo Antonioni, conosciuta nel ’65 quando Monica Vitti girava Modesty Blaise, quella swinging London che ha come protagonisti “i giovani artisti, i pubblicitari, coloro che fanno tendenza, gli stilisti, i designer e i musicisti, tutti influenzati dal movimento pop”, come spiegherà il regista in un’intervista ai Cahiers du Cinéma, sono i rappresentanti di questa rivoluzione culturale portatrice di innovazioni di ogni tipo, prima fra tutte la fotografia, a incuriosirlo e a divenire l’anno seguente il soggetto da cui prende forma Blow-up.

Fuoco e fuori fuoco: ritratto di Carlo Di Palma

 

In occasione di Acqua e zucchero – documentario dedicato alla vita e alle opere di Carlo Di Palma – offriamo un approfondimento sul  film e sul lavoro di questo grande maestro della fotografia per il cinema.