whatshot In evidenza: Sotto le stelle del cinema

In nome di Jerry Lewis

Dedichiamo l’editoriale di riapertura di Cinefilia Ritrovata (dopo la breve pausa estiva), a Jerry Lewis, scomparso nelle scorse ore. Non possiamo farne a meno, non soltanto per il dovere che critica e storiografia del cinema hanno nei cofnronti di uno dei più rilevanti autori e artisti della settima arte, ma anche perché mette pienamente in gioco la cinefilia. Chi altri, infatti, se non la critica cinefila ha saputo – in barba alle noiose gerarchie sospettose nei confronti del comico – trasformare Lewis in una figura decisiva per il Novecento cinematografico americano e per la comprensione del gesto filmico?

Aspettando “Dunkirk”: Nolan e il Grande Film Americano

In attesa della proiezione in 70mm di Dunkirk, in distribuzione a fine agosto, e approfittando della proiezione in 70mm di Interstellar, torniamo a parlare del rapporto tra Christopher Nolan e le narrazioni americane. Da questo punto di vista, la fantascienza per il regista inglese rappresenta un sondaggio in profondità dell’immaginario statunitense, ma soprattutto un genere che poteenzia le ambizioni artistiche e letterarie. Nolan è uno dei pochi cineasti a confidare ancora nel potere immaginifico ed emancipatorio del cinema americano? 

Fisica e naturale: la comicità di Totò

La comicità di Totò è fisica e naturale, è come una musica, basata sul tempo: nasce da gesti, movimenti, suoni che inducono il sorriso, capitomboli, starnuti, balbettii, smorfie, occhi strabuzzati, strisciate di piedi e tutto ciò che conduce all’idea della maschera sovrapposta al corpo vivente dell’attore. La risata scaturisce dal fatto che la materialità del gesto o del suono si svincola dal senso che dovrebbe animarlo. Riparliamo di Totò in occasione della proiezione di I due marescialli

Venezia Classici e il cinema restaurato

Con tutto il rispetto per il programma della prossima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, non è un caso che i cinefili in questi giorni, sui social network, abbiano esclamato grida di giubilo per la sezione Venezia Classici. Vorrà dire qualcosa? Non abbiamo alcuna intenzione di risultare passatisti, anzi su questa testata non si fa altro che insistere spesso sul grande interesse che per noi sta riservando il cinema contemporaneo (basta saperlo trovare, ci sono talenti diffusi ovunque). Tuttavia, non si può non notare che un movimento sempre più appassionante – una sorta di CRU (Cinema Ritrovato Universe) – si sta propagando a tutte le latitudini.

L’arte del mentire: “Prima pagina”

Tratto da una commedia di Ben Hecht e Charles MacArthur, Prima pagina è il remake di due film, The Front Page (1931) di Lewis Milestone e La signora del venerdì (1940) di Howard Hawks, ed è apparentemente fondato sul concetto di replica: ennesima coppia maschile e secondo incontro wilderiano tra Jack Lemmon e Walter Matthau, rievocazione della Chicago del ’29, altra variante sul giornalismo dopo L’asso nella manica. Ma soprattutto un altro racconto sulla paura della morte da risolvere in un gioco tra realtà e finzione ove Wilder rende definitivamente il tributo al maestro: come accade in Vogliamo vivere!, si celebra l’arte del mentire ai danni del potere.

George A. Romero: forme d’arte macabra

Per ricordare George A. Romero – non solo un grande regista di genere, ma uno dei più innovativi autori del cinema americano moderno – pubblichiamo un estratto dal volume curato da Claudio Bartolini, George A. Romero. Appunti sull’autore (Bietti, 2016). Nel libro, la postfazione è stata affidata a Roy Menarini, incaricato di ricordare alcuni aspetti stilistici e simbolici del regista, troppo spesso poco indagati a causa della forza iconografica del suo approccio horror. 

Un’intelligenza clamorosa: Paolo Villaggio

Parlare di Paolo Villaggio seguendo le sue autobiografie immaginarie, inverosimili e realistiche nella stessa misura, sembra il modo migliore per ricordare un uomo di spettacolo che ha saputo, attraverso la maschera del ragionier Ugo Fantozzi e non solo, creare un universo comico politicamente scorretto e sopra le righe ma profondamente umano. Anche noi di Cinefilia Ritrovata non potevamo non dire la nostra, con un approfondimento sui generis. 

In ricordo di Remo Remotti

Approfittiamo del maggior spazio che ci conede l’estate per ricordare Remo Remotti, a due anni dalla sua scomparsa. Uno scatenato anticonformista, un eccentrico artista che ha fatto di sè la sua vera opera d’arte, curando fino all’ultimo giorno dei suoi 91 anni il suo essere unico e inimitabile, il “Suo Capolavoro” come suggeriva Patrizio Roversi nella prefazione del libro di Remotti  “Diventiamo Angeli” e continuava “gli basta sedersi a tavola assieme a qualche amico per decollare nel suo remoremottismo pirotecnico e futurista, fatto di parole-citazioni-provocazioni e poetiche coprolalie”.

Spiegare il cinema con il cinema: Peter Bogdanovich e “Paper Moon”

Il cinema di Peter Bogdanovich è tutto dentro It’s Only A Paper Moon, il longseller americano che ispira il titolo del suo quarto lungometraggio: “But it wouldn’t be make believe / If you believed in me”. Ovvero un patto, fondato su un’illusione a cui s’è deciso di credere per continuare a sentirsi vivi dentro un mondo che è morto fuori dall’accogliente trappola del ricordo. Tra gli assi della covata new hollywoodiana, Bogdanovich è forse il più associato all’epica della nostalgia e il meno riletto dalla (giovane) critica contemporanea, quasi sicuramente perché i suoi film, a differenza di quelli di Scorsese, Coppola o Spielberg, non sono assurti al rango del culto generalista.

L’estro necessario: Emanuele Luzzati e Giulio Gianini

Visto che Il Cinema Ritrovato Kids ha reso omaggio alla lunga collaborazione, quasi quarantennale, tra Lele e Giugi, al secolo Emanuele Luzzati e Giulio Gianini, offrendo la possibilità a dei giovanissimi e fortunati spettatori di assistere a numerose proiezioni per poter scoprire il lavoro di questi due autori, vale la pena tornare a parlare di loro. L’amicizia tra Luzzati e Gianini trova la sua origine nella comune passione per il teatro dei burattini e dei pupi al quale guardano per il loro universo favolistico comico e poetico, caratterizzato dai personaggi e dalle scenografie bidimensionali di Luzzati.

 

Fossili di celluloide: il cinema di Bill Morrison

In attesa del cineconcerto di Bill Frisell, che accompagnerà dal vivo un film di Bill Morrison, facciamo il punto sul cinema dell’autore americano a partire dalla sezione che Il Cinema Ritrovato gli ha dedicato. Bill Morrison porta avanti un interessante lavoro di recupero delle pellicole senza intervenire sulle lacune provocate dal loro deterioramento. Morrison sembra rinnegare ogni intervento di restauro, ponendosi il non facile obiettivo di valorizzare il nuovo aspetto di questo materiale osservandolo da una diversa prospettiva, passando in rassegna come un Baltrušaitis del cinema queste anamorfosi su pellicola.

Straniamento e commozione: “Visages Villages”

Visages Villages fin dal titolo mette in chiaro l’intento del documentario, un road movie nei villaggi e nelle periferie della Francia attraverso gli sguardi degli abitanti del passato e del presente. Come già era accaduto con  Megunica (Lorenzo Fonda, 2008), viaggio in America Latina dello street artist Blu, JR documenta la sua ricerca creativa itinerante, caratteristica intrinseca di un’arte nomade, che, nonostante la mercificazione museale degli ultimi anni, resta fedele ai propri principi dettati dalla durata effimera delle opere, dal legame imprescindibile con la storia e l’aspetto dei luoghi nei quali prende forma, mostrato con scrupolosa attenzione e sensibilità.

A proposito di Vigo, secondo Truffaut

Dopo che al Cinema Ritrovato è stato presentato il restauro dell’opera di Jean Vigo, riprendiamo in esame alcune delle riflessioni di François Truffaut su questo cineasta divenuto oggetto di culto per cinefili e registi. “Ho avuto la fortuna di scoprire tutti i film di Jean Vigo in un’unica volta, un sabato pomeriggio del 1946, al Sèvres-Pathé grazie al cine-club La chambre noir animato da André Bazin. Entrando in sala ignoravo persino il nome di Jean Vigo, ma fui preso immediatamente da un’ammirazione sterminata per quest’opera che tutta insieme non raggiunge nemmeno i duecento minuti di proiezione”.

Cinema Ritrovato 2017: Agnès Varda, la poesia dello sguardo e una palette color pastello

Gli occhi di Agnès Varda sono trasparenti e luminosi: è così che lei appare negli incontri con la stampa, sul palco per l’anteprima d’eccezione della sua ultima fatica elaborata e girata JR, nella gigantografia che lo street artist parigino ha incollato sui vagoni di un treno, nei selfie su Instagram e nei primi piani di Visages Villages. Ma se la miopia fisica è un motivo che ricorre lungo tutto il documentario fuori concorso a Cannes che ha riscaldato la serata in Piazza Maggiore, di certo non è tale la visione del mondo che la regista ottuagenaria ha trasmesso nei suoi ultimi lavori, a cavallo fra cinema e cultura visuale contemporanea (moda, street art, installazioni artistiche, social media).

Cinema Ritrovato 2017: “La febbre del sabato sera” e la filosofia della disco

Nel dicembre del 1977, quando La febbre del sabato sera debutta nelle sale americane, il disprezzo crescente verso la nuova musica da ballo, la rapida ascesa del punk e la scia di sangue lasciata nell’estate dello stesso anno dal Figlio di Sam per le strade di New York, allora mecca della disco-music, avevano già ridimensionato il folgorante mito della discoteca. Considerato uno dei film più famosi della storia del cinema, a suo tempo campione di incassi che consacrò definitivamente a star il giovane John Travolta e oggi indiscusso cult intergenerazionale grazie anche alla mitica colonna sonora, a quarantanni di distanza La febbre del sabato sera mantiene inalterato il suo fascino originale.

Cinema Ritrovato 2017: Colette, una donna del cinema

A parlare di scrittori e cinema, vien da pensare per prima cosa (e quasi solamente) al fenomeno dell’adattamento: quel passaggio di una storia dalla pagina scritta allo schermo, da un medium all’altro, che tanto piace perché poi si può discutere su quale ci sia piaciuta di più, sulle differenze o le somiglianze fra le due, e così all’infinito. Ma la rassegna dedicata a Colette durante quest’intera settimana di Cinema Ritrovato 2017 ha dimostrato che le cose, per fortuna, sono molto più complicate.

Cinema Ritrovato 2017: “Nice Girls Don’t Stay for Breakfast”

Bruce Weber, noto fotografo di moda e regista, prova a delineare un arduo, quanto sentito, ritratto dell’attore Robert Mitchum in Nice Girls Don’t Stay for Breakfast, il documentario resta un work in progress di cui si attende la versione finale, più che abbozzata nei 68 minuti presentati durante Il Cinema Ritrovato, a cui è seguito un incontro con Weber durante il quale è stata accennata la possibilità di fare un documentario su un attore italiano: il suo primo pensiero è andato a Marcello Mastroianni, sperando non siano solo parole al vento per impressionare il pubblico in sala.

Cinema Ritrovato 2017: “Lucciola”, magia dello schermo colorato

Torniamo su Lucciola, film che possiamo classificare come dramma, a causa del suo finale tragico (la protagonista muore accoltellata), ma che ci strizza l’occhio in diverse occasioni nello svolgersi dei suoi 82 minuti, con momenti di pura e spesso fisica comicità, elargita come irrefrenabile istinto da parte dei personaggi del film: i saltelli di gioia di un corteggiatore grassottello, la disperazione di un altro espressa con il gesto di “strapparsi i capelli” pur essendo calvo, e infine la manifestazione dell’ atavica fame della trovatella Lucciola che riceve come omaggio da un “amoureux” una torta gigante accompagnata dall’ ironica didascalia “per lo stomachino di Lucciola”.

Cinema Ritrovato 2017: “Blow-up” tra jazz e Swinging London

“Il nostro mondo più funesto apparirà, e sarà caro il disinganno quando tutto crollerà.” Riflettere su un classico del cinema contemporaneo come Blow-up partendo dal primo verso di una canzone dei Baustelle potrebbe apparire azzardato e indubbiamente anacronistico. Eppure Maya colpisce ancora, cattura alla perfezione quel senso ineluttabile per cui la percezione del reale è del tutto illusoria e la verità inafferrabile, che si coglie anche nel film di Antonioni. Un film in cui l’illusione, o la disillusione di realtà presente, è messa in atto attraverso richiami precisi tra cui la musica stessa.

Cinema Ritrovato 2017: “Paris 1900” e Nicole Vedrès, pioniera del found footage

Uno dei filoni emergenti all’interno di quest’edizione 2017 del Cinema Ritrovato è l’attenzione per una specifica modalità narrativa che mette una riflessione sulla memoria, sulla storia collettiva e privata, sulla nostalgia e la distanza del tempo tipica dell’opera d’arte: parliamo del found footage, su cui, dopo averne dato conto negli esiti contemporanei di Bill Morrison, ci si interroga rispetto alle origini con una retrospettiva presentata in questi giorni di festival dedicata a Nicole Vedrès (1911-1965).

Cinema Ritrovato 2017: Thierry Frémaux e il secondo tempo del cinema

In una caldissima sera bolognese, complice la Sala Farnese di Palazzo D’Accursio e un pubblico rapito dalla proiezione di Monterey Pop in Piazza Maggiore, abbiamo incontrato Thierry Frémaux, Direttore dell’Institut Lumière di Lione e del celeberrimo Festival de Cannes. Come si diceva in Jules e Jim, l’avvenire, è dei curiosi di professione, e noi abbiamo azzardato qualche timida domanda sull’industria cinematografica, il Festival del Cinema Ritrovato e il futuro dei mestieri del cinema.