whatshot In evidenza: Bergman 100 Il settimo sigillo

Ingmar Bergman parla del “Settimo sigillo”

Le parole di un autore sul proprio film rappresentano sempre un territorio affascinante da esplorare. Ci sono registi decisamente laconici e poco propensi a spiegare le loro opere, e altri che aprono liberamente lo scrigno delle idee e delle influenze. Bergman è uno dei cineasti che più ha costruito una autobiografia della propria arte, e anche sul Settimo sigillo ha svelato importanti processi creativi e poetici. A volte anche in modo inatteso: “Non si tratta, infatti, di un’opera priva di pecche. Viene fatta funzionare grazie ad alcune pazzie, e si intravede che è stata realizzata in fretta. Non credo però che sia un film nevrotico; è vitale ed energico. Inoltre, elabora il suo tema con desiderio e passione”.

“Il settimo sigillo” e la critica

L’antologia critica su Il settimo sigillo di Ingmar Bergman non può che partire dallo spettatore più acuto e influente del regista, ovvero Woody Allen: “Il settimo sigillo è sempre stato il mio film preferito. Se io dovessi descriverne la storia e tentare di persuadere un amico a vederlo con me, direi: si svolge nella Svezia medievale flagellata dalla peste, ed esplora i limiti della fede e della ragione, ispirandosi a concetti della filosofia danese e tedesca. Ora, questa non è precisamente l’idea che ci si fa del divertimento, eppure il tutto è trattato con tale immaginazione, stile e senso della suspense che davanti a questo film ci si sente come un bambino di fronte ad una favola straziante e avvincente al tempo stesso”.

Tornare a Bergman e al silenzio di Dio

Uscito nel 1963, Il silenzio è l’ultimo film della trilogia di Ingmar Bergman sul “silenzio di Dio”, dopo Come in uno specchio e Luci d’inverno. Unico dei tre a non fare alcun esplicito riferimento né alla divinità né alla spiritualità (a dispetto dell’apocrifo doppiaggio italiano, che mette in bocca a Johan la parola “anima” per mitigare la crudezza del finale), si muove, com’è tipico del cinema di Bergman, ben oltre il piano del letterale. Il conflitto fra Ester e Anna, alla base della pellicola, è sviluppato su una serie di opposizioni manichee: razionalità e passione, controllo e impeto, parola e corpo, ricerca ostinata di senso e abbandono alla vita, superbia e smarrimento di sé. Il gioco delle antinomie è talmente smaccato che è facile vedere in loro non due individui, ma due parti della stessa persona. Oppure, in termini psicoanalitici, Super-Io e Es. O anche, in termini religiosi, fariseo e peccatore

Bergman 100, le gioie e i dolori di Ingmar

Bergman 100- La vita, i segreti, il genio individua il 1957 come annus horribils/mirabilis in cui possiamo ritrovare, portate all’eccesso, tutte gioie e i dolori che hanno caratterizzato e caratterizzeranno la vita di Ingmar. C’è il Bergman regista, che firma due dei suoi più grandi capolavori, Il Posto delle fragole e Il settimo sigillo, il Bergman uomo di teatro, capace di portare sul palcoscenico il Peer Gynth di Ibsen, dramma colossale il cui allestimento dura ben cinque ore, e il Bergman uomo, diviso tra la moglie, le amanti e gli innumerevoli figli, dei quali stenta a ricordare il numero preciso. Ad affiancare l’attività frenetica ed incessante, emerge un colossale groviglio di nevrosi, divenute poi il carburante delle sue pellicole migliori.