Antonio Pietrangeli e il femminile

È piuttosto noto il fatto che Antonio Pietrangeli non sia stato un regista particolarmente apprezzato dalla critica nell’arco della sua carriera, e che sia stato rivalutato solo dopo la sua morte. Naturalmente è troppo facile ergersi a “critici dei critici” e disapprovarli a posteriori, eppure ad oggi risulta difficile comprendere il motivo di tale scarsa valorizzazione del lavoro del regista romano, la cui filmografia (in parte recuperabile su Amazon Prime Video e RaiPlay) stupisce per l’incredibile modernità e per l’ampia gamma di sfumature nella raffigurazione dei personaggi femminili, che pur essendo ognuno a proprio modo rappresentativi dei cambiamenti di un’epoca e dei suoi costumi, mantengono la loro unicità e forte caratterizzazione. 

Cento anni di Antonio Pietrangeli

Il suo è un cinema di frontiera che sfugge alle semplificazioni, tra il tramonto del neorealismo e il forzato incasellamento nella commedia all’italiana, con personaggi che sono essi stessi racconti, capaci di testimoniare una realtà che prende vita nel suo divenire. E al contempo edificato su sceneggiature di ferro, esplorando luoghi insoliti dove misurare il disagio interiore all’altezza del miracolo economico (e se si resta nel centro storico non si può che parlare con i fantasmi…). Non ci sono né eroi né antieroi, la comprensione umana per le azioni non sfocia mai nell’indulgenza, il compiacimento non è nemmeno sfiorato. Sulla tesi secondo cui Pietrangeli sia stato il regista delle donne c’è poco da dire: è vera.