Il Morricone di “Uccellacci e uccellini”. Una colonna sonora rivoluzionaria

Tra le centinaia di colonne sonore composte da Morricone, tra i western di Leone, le nomination dell’Academy per i film americani, il premio Oscar tarantiniano, e persino la musica pop, quella che ci piace qui ricordare è l’unicum assoluto, la rarità, l’originalità innovativa di Uccellacci e uccellini. Per la sua favola ideologica Pier Paolo Pasolini ebbe “la gioia di dirigere Totò e Ninetto: uno stradivario e uno zufoletto”. Di loro disse che insieme erano “un bel concertino”. E a musicare questo concertino, chi altri poteva chiamare il poeta se non il compositore che già era stato consacrato con il suo primo Nastro d’Argento (1965) con Per un pugno di dollari?

Ennio Morricone e la libertà come forma di disciplina

Quando si pensa alla colonna sonora di un film spesso si fa l’errore di confondere il concetto di “musica al servizio delle immagini” con una certa passività nei confronti dell’opera. Morricone, au contraire, ha sempre combattuto contro il modello unico del compositore, rifiutando ogni tipo di standardizzazione. Non è un caso che nelle sue creazioni si mischino jazz, rock, beat, samba, Beethoven e la grande musica classica. L’autonomia della composizione è uno statuto che Morricone ha coltivato nel perseguire con costanza un’etica-poetica. L’atto del comporre per Morricone ha significato studio, tensione passionale, libertà come forma di disciplina, la ricerca di una struttura indipendente.

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Pur tenendosi lontano da qualsiasi riferimento politico e sociale, L’uccello dalle piume di cristallo (uscito nelle sale nel febbraio del 1970, due mesi dopo la strage di Piazza Fontana) può essere considerato un film emblematico di un profondo cambiamento nella società italiana: la luce, la leggerezza e l’ottimismo degli anni Sessanta lasciano definitivamente spazio ad un nuovo decennio cupo, pesante e violento.