Kubrick e la satira

Ancora oggi non è facile descrivere il tono di Il dottor Stranamore. Forse perché il concetto di satira è frainteso e distorto. E allora cerchiamo di capire, attraverso l’autore e alcuni studiosi, il modo in cui Kubrick ha lavorato su materiali espressivi e scrittura per ottenere la straordinaria, urticante deformazione ironica presente nel film: “Iniziai a lavorare alla sceneggiatura con tutta l’intenzione di fare un trattamento serio del problema di una incidentale guerra atomica. Mentre cercavo di immaginare il modo in cui le cose sarebbero avvenute nella realtà, continuavano a venirmi in mente delle idee che scartavo perché ridicole. Ripetevo a me stesso: ‘Non posso farlo. La gente riderà’. Ma dopo circa un mese iniziai a rendermi conto che le cose che stavo eliminando erano quelle più veritiere”.

“Il dottor Stranamore”. Ovvero: come siamo bravi a non fare i conti con la realtà

La depressione e l’impotenza del generale Ripper, l’ingenuità e l’obbedienza del colonello Mandrake, la superficialità e il carattere rissoso del generale Turgidson, l’imbarazzo e l’indecisione del Presidente degli Stati Uniti, l’ubriachezza e l’isteria del Premier russo, l’inadeguatezza fisica e mentale del dottor Stranamore. Ecco la storia umana: se è troppo faticoso guardare ai propri limiti e difetti, nulla rimane se non l’egoismo, l’ottusità e la condanna altrui. Tra accuse di anti-patriottismo e di propaganda filo-russa, ma anche elogi per il coraggio, l’abilità registica e la poesia, il film riuscì allora a tradurre sullo schermo tutte le contraddizioni della società moderna.

La commedia umana secondo Peter Sellers

Peter Sellers è l’unico attore a cui Kubrick abbia lasciato la possibilità di improvvisare direttamente sul set. Sellers è libero di travestirsi di continuo, camuffando soprattutto la propria voce, nel ruolo di Clare Quilty in Lolita. In Il dottor Stranamore è riuscito addirittura a interpretare tre diversi personaggi al medesimo tempo: il colonnello goffo Lionel Mandrake, il presidente eccentrico Merkin Muffley e il folle ex nazista dottor Stranamore. Stratificandoli con personalità diverse e proponendo differenti caratteristiche per ognuno di loro, dalle molteplici espressioni facciali ai movimenti del corpo, fino agli eterogenei accenti linguistici. In fondo “anche questo rientra nella commedia umana” come dice l’ispettore Clouseau in Uno sparo nel buio.

“Il dottor Stranamore” e la critica dell’epoca

Anche questa volta, in occasione della distribuzione di Il dottor Stranamore nel contesto del progetto “Cinema Ritrovato. Al cinema”, offriamo alcuni spunti della critica coeva al capolavoro di Stanley Kubrick, così da recuperare gli umori circolanti all’epoca. Giovanni Grazzini, nel 1964, per esempio scriveva: “Realizzato con intenti grotteschi, il film dà perciò forti unghiate a certe tipiche componenti dello spirito americano, (come già Kubrick fece con Lolita), ma nel contempo non risparmia i sovietici; se esso è di volta in volta una satira del film di guerra, del western, del suspense e del giallo psicologico, nel suo complesso ha accenti di elegante ironia sulla disperata condizione dell’uomo contemporaneo. Una commedia, insomma, la quale, come Il dittatore di Chaplin, è nata dalla disperazione”.