“Notturno” e la fenditura del reale

Non c’è un modo semplice di osservare e restituire realismo e veridicità a realtà e popolazioni molteplici che hanno subito ingiustizie e ingerenze pluridecennali. Il regista sceglie di affrancarsi da qualsiasi giudizio, non assolve, non discerne, cerca di non porsi come un’autorità insindacabile tra la realtà e la scena, anche quando il soggetto filmato non è evidentemente un attore, né tenta di esserlo (ma rischia di diventarlo). Rosi trova abilmente una fenditura in cui sottrae le considerazioni; lo fa pur rimanendo in prossimità del soggetto che filma, anche quando il soggetto non è un soggetto ma è un carcere, anche quando da carcere si fa teatro di un ospedale psichiatrico, anche quando l’elemento di confine, il concetto di frontiera è occupato da una madre yazida, un cacciatore in barca e una maestra elementare che fa terapia di classe.