whatshot In evidenza: Blow-up Blade Runner 2049

Il filo del rasoio in “Blade Runner 2049”

Nella proficua dialettica fra cinema di ieri e franchise – che proprio con questo film si cerca di definire avviando una saga – l’appeal di BR pendeva insomma decisamente verso il primo. Le decisioni prese non sembrano tenerne conto, a partire dal coinvolgimento di Fancher (sceneggiatore del primo film) e di un cineasta scrupoloso ed umile come Villeneuve. Ogni riferimento è seccamente funzionale alla trama, il massimo rispetto per l’originale tradotto nel minimo di deferenza. Il regista canadese non evoca fantasmi e la sua fiducia nella vitalità del materiale a disposizione si traduce in rigore e coerenza degnissimi del principale caso recente di autore prestato ad Hollywood.

“Blade Runner 2049” e il mood della fantascienza contemporanea

Villeneuve, invece di proporre qualcosa di nuovo ma uguale, utilizza il capolavoro di Scott del 1982 come fosse una mappa su cui tracciare un sentiero sinceramente diverso. Un sentiero che intercetta il mood della fantascienza contemporanea, se ne impossessa caldamente pur mantenendo atmosfere che guardano ad Andrej Tarkovskij e che ha davvero la coerenza narrativa e immaginifica per accadere 30 anni dopo gli eventi del primo film. Ecco perché Blade Runner 2049 è un sequel decisamente riuscito.