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“Cenerentola a Parigi” e la favola della merce

Come altri film del medesimo periodo (Sabrina, Papà Gambalunga e Arianna), Cenerentola a Parigi si può considerare una fantasia di ricostruzione da piano Marshall, strettamente connessa alla favola di Cenerentola, in cui il cambio d’abito si configura come accettazione di una nuova ideologia e trionfa il lieto fine, molto simile a un matrimonio combinato. L’Europa assume le sembianze di una sprovveduta vogliosa di abbracciare allo stesso tempo l’americano e l’ideologia capitalista, e pronta a concedere in cambio amore e capitale culturale.

Villeneuve e la fantascienza umanistica, il caso “Arrival”

Approfittiamo di Blade Runner 2049 per recuperare parte della filmografia di Denis Villeneuve, e in particolare il suo rapporto con la fantascienza. The Arrival è solo di un anno fa ma ha fatto molto parlare di sé e si incastona in una tradizione fantastica che tiene ovviamente conto anche di Spielberg e dei suoi Incontri ravvicinati del terzo tipo. Presentandoci un caso limite, quello di un primo contatto terrestre tra l’umano e il non umano, Denise Villeneuve realizza un’opera cosmica, una riflessione filosofica sul linguaggio e il rapporto Io-Altro che ha il pregio di insinuarsi oltre il solito manicheismo rappresentativo.

Carpignano e la piccola rivoluzione di “Mediterranea”

Jonas Carpignano, con Mediterranea, segue il fluire degli eventi mondani in maniera sincera e disinibita da qualsiasi condizionamento che non sia proprio del bisogno di porsi nella prospettiva e sguardo altrui, un altrui le cui speranze non annegano tanto nelle profondità abissali quanto negli inospitali anfratti di una terra che dovrebbe sempre ricordare l’esigenza, o meglio, il dovere morale di accogliere chi senz’altro ha nel cuore il paese più straziato

L’ultima marcia: “All’ovest niente di nuovo”

All’ovest niente di nuovo, film di Lewis Milestone, è tratto dal romanzo di Erich Maria Remarque Niente di nuovo sul fronte occidentale, dal quale riprende l’incisiva introduzione in cui si leggono la volontà e “il tentativo di raffigurare una generazione la quale – anche se sfuggì alle granate – venne distrutta dalla guerra”; non è un’accusa né una confessione, spiegano entrambi, ma una doverosa riflessione postuma (il libro uscì nel 1929) depurata da ogni facile retorica.

Il cinema etico e popolare di Ozu in “Il sapore del riso al tè verde”

Lode e gloria a coloro che si stanno impegnando a mantenere viva la memoria di Yasujirô Ozu attraverso la riscoperta e il restauro della sua opera che in Italia ha circolato ben poco fino a pochi decenni fa. Presentato a Venezia Classici, Il sapore del riso al tè verde precede il capo d’opera Viaggio a Tokyo e ciononostante riesce ad imporsi all’attenzione dello spettatore contemporaneo con gentile potenza. Realizzato quattordici anni dopo la sua ideazione per problemi di censura, il film finisce per sfruttare benissimo la collocazione storica in cui si presenta: il dopoguerra giapponese è il momento adatto per raccontare le spinte occidentali nella cultura orientale specie per quanto concerne la dimensione privata.

Alberto Lionello: raffinato, disincantato, scettico

Sul nostro sito amiamo talvolta sollevarci dall’attenzione critica quotidiana – dedicata a uscite, rassegne, restauri, festival – e prenderci il tempo per approfondimenti più distesi. La natura di “terza pagina” è nel nostro orizzionte, e così questo articolo vuole riportare l’attenzione su un attore, Alberto Lionello, forse dai più dimenticato: Lionello ha saputo, non senza difficoltà, coniugare l’attività teatrale, televisiva e cinematografica durante una lunga carriera di successi e, come per tanti, di scivoloni, mai definitivi, con i quali ha saputo convivere trasmettendo “un’idea della vita realistica, disincantata, scettica, terremotata”.  (Tullio Kezich in Omaggio a Alberto Lionello, 1999).

“L’intendente Sansho”, ossequio e compassione

Limpidissime e pure come sono, le immagini di Mizoguchi plasmano una realtà in cui uomo e arte tendono alla natura, divengono lentamente natura, verificandosi una specie di “transfert”, un’identificazione tra l’io e ciò che è oggetto di osservazione. In L’intendente Sansho queste miti dissolvenze coesistono tra personaggi ormai figli di nessuno, in balia di un destino che li porterà agli antipodi di loro stessi, annegando – letteralmente – il loro dolore in un mondo naturale che sembra essere l’unico, seppure irrazionale appiglio salvifico.

Lo sguardo ipnotico della “Mummia” di Freund

Sfogliando il catalogo dei mostri e dei freak al cinema, in occasione del ritorno in prima visione di Eraserhead restaurato, tocca stavolta all’approfondimento di La mummia, grande classico di Karl Freund (la cui solidità non è stata certo messa in discussione dal recente remake con Tom Cruise). Un film, questo del 1932, in cui gli scarni dialoghi lasciano che siano le espressioni, i primi piani e i movimenti del corpo di ciascun personaggio ad esprimere il terribile destino di morte che, attende tutti coloro che si oppongono alla mummia. 

Ferreri nostro contemporaneo: su “La donna scimmia”

Non si può rimanere indifferenti davanti alla visione de La donna scimmia di Marco Ferreri, riproposto dalla Cineteca di Bologna tra i restaurati della 74esima edizione del Festival di Venezia. Ma perché un film simile, realizzato ormai più di cinquant’anni fa, mantiene una così grande forza abrasiva? La risposta sta nel truffatore incarnato dalla maschera sorniona di Ugo Tognazzi: riusciamo ancora a meravigliarci e rabbrividire davanti alle gesta di Antonio Focaccia perché riconosciamo in lui un nostro contemporaneo.

Insolenza e fragilità: “Cerny Petr” di Milos Forman

Nella selezione della ventiduesima edizione del Festival di Locarno, spiccavano Jean-Luc Godard, con l’adattamento de Il Disprezzo di Moravia, e Michelangelo Antonioni, reduce dall’ultimo capitolo della trilogia dell’incomunicabilità.  A scapito dei due contendenti, ad assicurarsi il Pardo d’Oro fu invece Cerny Petr dell’esordiente Milos Forman, una commedia capace di spostare l’attenzione dei cinefili sul nuovo cinema cecoslovacco.

In nome di Jerry Lewis

Dedichiamo l’editoriale di riapertura di Cinefilia Ritrovata (dopo la breve pausa estiva), a Jerry Lewis, scomparso nelle scorse ore. Non possiamo farne a meno, non soltanto per il dovere che critica e storiografia del cinema hanno nei cofnronti di uno dei più rilevanti autori e artisti della settima arte, ma anche perché mette pienamente in gioco la cinefilia. Chi altri, infatti, se non la critica cinefila ha saputo – in barba alle noiose gerarchie sospettose nei confronti del comico – trasformare Lewis in una figura decisiva per il Novecento cinematografico americano e per la comprensione del gesto filmico?

Aspettando “Dunkirk”: Nolan e il Grande Film Americano

In attesa della proiezione in 70mm di Dunkirk, in distribuzione a fine agosto, e approfittando della proiezione in 70mm di Interstellar, torniamo a parlare del rapporto tra Christopher Nolan e le narrazioni americane. Da questo punto di vista, la fantascienza per il regista inglese rappresenta un sondaggio in profondità dell’immaginario statunitense, ma soprattutto un genere che poteenzia le ambizioni artistiche e letterarie. Nolan è uno dei pochi cineasti a confidare ancora nel potere immaginifico ed emancipatorio del cinema americano? 

Fisica e naturale: la comicità di Totò

La comicità di Totò è fisica e naturale, è come una musica, basata sul tempo: nasce da gesti, movimenti, suoni che inducono il sorriso, capitomboli, starnuti, balbettii, smorfie, occhi strabuzzati, strisciate di piedi e tutto ciò che conduce all’idea della maschera sovrapposta al corpo vivente dell’attore. La risata scaturisce dal fatto che la materialità del gesto o del suono si svincola dal senso che dovrebbe animarlo. Riparliamo di Totò in occasione della proiezione di I due marescialli

Venezia Classici e il cinema restaurato

Con tutto il rispetto per il programma della prossima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, non è un caso che i cinefili in questi giorni, sui social network, abbiano esclamato grida di giubilo per la sezione Venezia Classici. Vorrà dire qualcosa? Non abbiamo alcuna intenzione di risultare passatisti, anzi su questa testata non si fa altro che insistere spesso sul grande interesse che per noi sta riservando il cinema contemporaneo (basta saperlo trovare, ci sono talenti diffusi ovunque). Tuttavia, non si può non notare che un movimento sempre più appassionante – una sorta di CRU (Cinema Ritrovato Universe) – si sta propagando a tutte le latitudini.

L’arte del mentire: “Prima pagina”

Tratto da una commedia di Ben Hecht e Charles MacArthur, Prima pagina è il remake di due film, The Front Page (1931) di Lewis Milestone e La signora del venerdì (1940) di Howard Hawks, ed è apparentemente fondato sul concetto di replica: ennesima coppia maschile e secondo incontro wilderiano tra Jack Lemmon e Walter Matthau, rievocazione della Chicago del ’29, altra variante sul giornalismo dopo L’asso nella manica. Ma soprattutto un altro racconto sulla paura della morte da risolvere in un gioco tra realtà e finzione ove Wilder rende definitivamente il tributo al maestro: come accade in Vogliamo vivere!, si celebra l’arte del mentire ai danni del potere.

George A. Romero: forme d’arte macabra

Per ricordare George A. Romero – non solo un grande regista di genere, ma uno dei più innovativi autori del cinema americano moderno – pubblichiamo un estratto dal volume curato da Claudio Bartolini, George A. Romero. Appunti sull’autore (Bietti, 2016). Nel libro, la postfazione è stata affidata a Roy Menarini, incaricato di ricordare alcuni aspetti stilistici e simbolici del regista, troppo spesso poco indagati a causa della forza iconografica del suo approccio horror. 

Un’intelligenza clamorosa: Paolo Villaggio

Parlare di Paolo Villaggio seguendo le sue autobiografie immaginarie, inverosimili e realistiche nella stessa misura, sembra il modo migliore per ricordare un uomo di spettacolo che ha saputo, attraverso la maschera del ragionier Ugo Fantozzi e non solo, creare un universo comico politicamente scorretto e sopra le righe ma profondamente umano. Anche noi di Cinefilia Ritrovata non potevamo non dire la nostra, con un approfondimento sui generis. 

In ricordo di Remo Remotti

Approfittiamo del maggior spazio che ci conede l’estate per ricordare Remo Remotti, a due anni dalla sua scomparsa. Uno scatenato anticonformista, un eccentrico artista che ha fatto di sè la sua vera opera d’arte, curando fino all’ultimo giorno dei suoi 91 anni il suo essere unico e inimitabile, il “Suo Capolavoro” come suggeriva Patrizio Roversi nella prefazione del libro di Remotti  “Diventiamo Angeli” e continuava “gli basta sedersi a tavola assieme a qualche amico per decollare nel suo remoremottismo pirotecnico e futurista, fatto di parole-citazioni-provocazioni e poetiche coprolalie”.

Spiegare il cinema con il cinema: Peter Bogdanovich e “Paper Moon”

Il cinema di Peter Bogdanovich è tutto dentro It’s Only A Paper Moon, il longseller americano che ispira il titolo del suo quarto lungometraggio: “But it wouldn’t be make believe / If you believed in me”. Ovvero un patto, fondato su un’illusione a cui s’è deciso di credere per continuare a sentirsi vivi dentro un mondo che è morto fuori dall’accogliente trappola del ricordo. Tra gli assi della covata new hollywoodiana, Bogdanovich è forse il più associato all’epica della nostalgia e il meno riletto dalla (giovane) critica contemporanea, quasi sicuramente perché i suoi film, a differenza di quelli di Scorsese, Coppola o Spielberg, non sono assurti al rango del culto generalista.

L’estro necessario: Emanuele Luzzati e Giulio Gianini

Visto che Il Cinema Ritrovato Kids ha reso omaggio alla lunga collaborazione, quasi quarantennale, tra Lele e Giugi, al secolo Emanuele Luzzati e Giulio Gianini, offrendo la possibilità a dei giovanissimi e fortunati spettatori di assistere a numerose proiezioni per poter scoprire il lavoro di questi due autori, vale la pena tornare a parlare di loro. L’amicizia tra Luzzati e Gianini trova la sua origine nella comune passione per il teatro dei burattini e dei pupi al quale guardano per il loro universo favolistico comico e poetico, caratterizzato dai personaggi e dalle scenografie bidimensionali di Luzzati.