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Jonathan Rosenbaum on “Imitation of Life”

John Stahl’s original adaptation of Fannie Hurst’s then-current (1933) novel was conservative, but because the Depression was a far more progressive period than the conformist 1950s, it comes across today as considerably more enlightened. The black cook who moves in with the white heroine – Delilah (Louise Beavers) in the original, Annie (Juanita Moore) in the remake – is not really an equal, but at least she’s a business partner, and the film’s title is perhaps best illustrated by her manufactured smile, delivered on request to create an advertising logo for her pancakes. Her light-skinned daughter who passes for white is significantly played by a black actress (Fredi Washington) instead of a white one (Susan Kohner in the Sirk), and her mother is noticeably blacker, making the existential terms of the debate far more stark and honest. 

“Lo specchio della vita” di John Stahl al Cinema Ritrovato 2018

Sembra impossibile, oggi, parlare della versione di Lo specchio della vita di Stahl senza innescare un paragone costante con il ben più noto rifacimento di Douglas Sirk. Lo stile, la poetica lo sguardo di questi due cineasti non potrebbero essere più differenti: il primo discreto entomologo dei sentimenti umani, il secondo maestro del manierismo a tinte forti (letteralmente, poiché Sirk fa proprio dei toni primari e dei cromatismi sgargianti una cifra espressiva inconfondibile). Ma non si scambi la pacatezza di Stahl per algido cinismo: come i precedenti La donna proibita e Solo una notte, Lo specchio della vita è prima di tutto un melodramma straziante, in cui si consuma per l’ennesima volta una storia di sacrificio e di donne – innamorate (e libere dalle costrizioni del codice Hays) nei primi due film, madri prima di ogni altra cosa nell’ultimo.