Archivio

filter_list Filtra l’archivio per:
label_outline Categorie
insert_invitation Anno
whatshot Argomenti
person Autore
remove_red_eye Visualizza come:
list Lista
view_module Anteprima

Il santo di tutti. “Francesco, giullare di Dio”

Per questo probabilmente Rossellini sceglie di mettere in scena gli inesprimibili sentimenti di lacerazione umana, emersi dallo sfondo della guerra appena finita, con un film che apparentemente non si sviluppa in modo organico ed unitario, ma frammentario ed episodico. Rossellini dipinge una serie di “bozzetti” liberamente ispirati ai Fioretti di San Francesco ed alla Vita di Frate Ginepro, scrivendo, insieme a Federico Fellini e Brunello Rondi, undici episodi ritenuti aneddotici, non tanto della vita del santo, quasi sfocata in secondo piano rispetto a un’immagine corale di “fraternità” e alla figura di Frate Ginepro. Quest’ultimo spicca per ilarità e “follia”, e pare incarnare l’essenza ideale del “giullare”, più buffo ed indisciplinato tra i frati, ma anche molto sensibile e permeabile agli insegnamenti di frate Francesco. Così il film di Rossellini non è certo un’opera di ispirazione storica né narrativa, ma piuttosto sentimentale e contemplativa e il suo sentimento prevalente sembra essere la ricerca di una moralità perduta, terrena e non, di una fratellanza che si esprima con la natura circostante (gli uccellini che cinguettano sui rami, poi ripresi dal Pasolini di Uccellacci e uccellini, gli animali sacrificati per il benessere umano in grazia di Dio) o nei confronti degli altri uomini, siano essi frati presi in prestito dalla realtà o feroci guerrieri.

Dolore e gloria dell’amore spezzato. “The Human Voice” tra finzione e realtà

Poco drammatica e molto ironica, giocata su incastri a scatole cinesi di finzione e realtà, la versione di Almodóvar dell’opera di Cocteau si allontana dall’originale con un finale nuovo, e segna uno scarto dal suo precedente cinematografico più illustre, diretto da Rossellini nel 1948 con l’interpretazione di Anna Magnani. Nell’arco che li collega a cominciare dal minutaggio, del tutto assimilabile, è soprattutto il disegno della figura femminile a fare da specchio dei tempi. Sottomessa, disperata e implorante la Magnani di Rossellini, post-moderna, misteriosa e reattiva la Swinton di Almodóvar.

“Roma città libera” di Marcello Pagliero al Cinema Ritrovato 2018

Roma città libera non è del tutto ascrivibile alla corrente ed è curiosamente il maestro Vittorio De Sica a chiarirlo, trasmettendo un’imprevista dimensione eterea. Apparizione evanescente che agisce inconsciamente come il Destino di Prevert e Carné perché con i suoi gesti dispone le sorti dei personaggi. Scritto da Pagliero e Flaiano (i rapporti tra i due si deteriorano presto) con Suso Cecchi D’Amico, Luigi Filippo D’Amico (aiuto regista), Pino Mercanti e Cesare Zavattini, è uno dei più famosi film In origine si chiamava La notte porta consiglio, che è poi diventato il sottotitolo di Roma città libera, scelto sull’onda del capolavoro di Roberto Rossellini in cui recitava il regista esordiente Marcello Pagliero

“Scuola in mezzo al mare” a Visioni Italiane 2018

Scuola in mezzo al mare è un’associazione nata a Stromboli nel 2011 per sviluppare una rete di solidarietà sociale a sostegno dell’istruzione e della socializzazione. Poiché la scuola pubblica è l’unica agenzia formativa presente sull’isola ma al contempo non vi sono insegnanti residenti, un gruppo di volontari dedica del tempo all’educazione dei bambini isolani, che non hanno altre possibilità di trascorrere le giornate se non esplorando un territorio vuoto d’inverno e sovraffollato d’estate. Per superare i limiti imposti dall’isolamento, le mamme si prendono carico di una situazione dominata dalle forze della natura: basta un mare agitato per impedire l’arrivo dell’aliscafo – e quindi l’emarginazione – e la quotidianità stromboliana è qualcosa quasi d’inspiegabile a coloro che non vivono in quella terra sormontata dal vulcano.

Cinema Ritrovato 2017: “Le centre Georges Pompidou” e il preludio della libera creatività

Il 31 gennaio 1977, con l’inaugurazione del Centro Georges Pompidou, viene sancita una nuova idea di esperienza museale: con un agglomerato di tubi colorati, scale mobili e tentacolari, vetrate infinite, “l’astronave” – così definita da Renzo Piano – atterrava a Parigi, liberando l’esperienza museale verso l’esplorazione di un linguaggio artistico nuovo, che, finalmente, diventa pluridisciplinare.