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“Il braccio violento della legge” e l’orrore dentro di noi

Friedkin parte da un fatto realmente accaduto e inizia a raccontarlo attraverso una narrazione realistica, fatta di routine lavorative, tensioni fra colleghi, lunghi appostamenti che sembrano condurre a nulla. La New York di questa quotidianità è una protagonista livida e violenta, ripresa soprattutto nella sua vita di strada, dove anonime vetrine fanno da collegamento fra bar frequentati da sbandati e alberghi per malviventi di buon rango. Un teatro urbano in cui si muovono i due poliziotti, assuefatti ai loro comportamenti aggressivi, come se la violenza fosse l’unico modo di sopravvivere alla criminalità in cui sono immersi. Friedkin incrocia vizi e virtù in uno sfacciato chiasmo di etichette sociali, per mostraci non solo la loro inconsistenza ma anche la loro pericolosità.

“The Boys in the Band” come passaggio di testimone generazionale

Per il cinquantesimo anniversario dell’opera di Crowley, Joe Mantello ha diretto, inizialmente, una ripresa teatrale a Broadway e, successivamente, la trasposizione cinematografica per Netflix con lo stesso ottimo cast, tutto composto da attori omosessuali di successo. Già adattato per il cinema inizialmente da William Friedkin nel 1970 con l’elaborato titolo italiano Festa di compleanno per il caro amico Harold, il testo di Crowley viene riproposto fedelmente nella versione di Mantello, fin dall’ambientazione della fine degli anni 60 che non viene “modernizzata”, come spesso avviene in trasposizioni e remake contemporanei, ma anzi ricostruita fin dagli ambienti e costumi con puntiglioso orgoglio. Tale ricostruzione non è solo estetica ma abbraccia anche l’agenda politica. 

“L’esorcista” di Friedkin come epopea del sound design

Almeno su un punto L’esorcista sembra mettere tutti d’accordo: lo straordinario uso del sonoro. C’è tutta un’aneddotica sulla realizzazione di certi effetti, come lo scricchiolio delle ossa del collo di Regan, ottenuto stritolando un portafoglio di cuoio pieno di carte di credito, o lo scalpiccio in soffitta, creato sovrapponendo graffi di unghie, una sega a nastro e il rumore di porcellini d’India in corsa su una tavola coperta di carta vetrata. Leggendario, poi, è il training di Mercedes McCambridge, che per trovare un timbro di voce da posseduta si era fatta legare a una sedia, aveva ripreso a bere e a fumare e ingoiò mele acerbe e uova crude in quantità.