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“Disobedience” e il cantico della sensualità

“Niente è più tenero e autentico della reale sensazione di essere liberi. Liberi di scegliere”. Queste poche parole che Sebastian Lelio fa pronunciare a Dovid, nel momento di apice drammatico di Disobedience, racchiudono sì il cuore pulsante del film ma riassumono anche buona parte della poetica del regista cileno. I personaggi principali dei suoi due film precedenti si muovevano in una zona sospesa fra la ricerca della propria identità e il coraggio di rivendicarla. In quest’ultima pellicola questi temi si intrecciano a quelli della libertà di scelta e dai condizionamenti esterni, religiosi o sociali che siano. Ma il peso specifico e la classicità degli argomenti trattati sono perfettamente bilanciati da un racconto che alla fine risulta fresco, avvincente e toccante, grazie anche ad una regia attenta e rigorosa e alle ottime prove di interpretazione dei tre protagonisti.