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Il mondo del lavoro secondo Brizé. “Un autre monde” e il sodalizio con Vincent Lindon

La regia di Brizé esprime uno sguardo lucido e coerente con la sua visione del mondo che si manifesta in ogni inquadratura. Se i lunghi primi piani di Lindon durante i colloqui con i dirigenti o nell’incontro con gli avvocati per il divorzio rendono visivamente il senso di claustrofobia e di isolamento provato dall’uomo (spesso ripreso anche in campo medio, da solo, mentre lavora seduto alla scrivania), le riprese con macchina a spalla che lo seguono da vicino fino a fargli perdere la centralità dell’inquadratura e a collocarlo ai margini dell’immagine riproducono la sua perdita di centro interiore nei momenti più intimi.

“In guerra” dal simple man all’eroe tragico

Non c’è un protagonista assoluto in In guerra: è un racconto corale che trascina lo spettatore nel dinamismo delle scene, nelle urla e nei dialoghi serrati degli operai, in strada a protestare, negli uffici dirigenziali a trattare e ritrattare per i propri diritti. Ad accrescere la sensazione di conflitto concorre la sensazionale colonna sonora elettronica di Bertrand Blessing. Lo stile registico, a tratti volutamente amatoriale, e il montaggio caotico contribuiscono a creare un’illusione di realtà, dai tratti documentaristici, degna del primo Ken Loach. In La legge del mercato, la regia è volutamente distaccata, la fotografia asettica; qui, di contro, la cinepresa è parte integrante dell’azione, partecipativa. E non sembra essere una scelta casuale.