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Nick Nolte, guerriero dell’inferno

Rispetto ad altre icone della sua generazione, con Nick Nolte il rischio è doppio, perché da un lato l’avanzare dell’età – che non poteva non segnare un interprete tra i più fisici di sempre – dall’altra un carattere più ispido e meno disposto a reinventarsi in chiave auto-ironica rispetto ad altri grandi dell’action anni ’80 e ’90, hanno portato negli ultimi anni al lento e dignitoso offuscarsi della sua stella. Stallone è ancora oggi Expendables e Creed; Kurt Russell, protagonista del capolavoro carpenteriano, è The Hateful Eight e Guardiani della galassia: vol. 2. Proprio in zona Carpenter Nolte ebbe il primo bell’assaggio di successo (48 ore di Walter Hill), ma già lì con un portato introspettivo del tutto diverso, da qualche parte a metà strada fra l’Hackman infernale del Braccio violento della legge e il Mickey Rourke più sardonico e bogartiano che servì bene Cimino e lo stesso Hill. Man mano si scoprì che all’occorrenza poteva essere intellettuale, romantico, malvagio, anche melenso; poteva essere tutto. Ma un “tutto” in ogni senso meno facile.