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“La donna elettrica”, cuore di tenebra in Islanda

Strano oggetto cinematografico dall’identità non definita, buffo e grave, leggero e drammatico, surreale e materico, La donna elettrica accosta toni di stravaganza tenera e glaciale alla Kaurismaki a momenti di forza naturalistica degni di Werner Herzog (Halla che emerge dalle pendici di un ghiacciaio sfilandosi dalla testa la pelle di capra sotto cui si è nascosta per sfuggire all’elicottero della polizia, con la faccia sporca di terra e sangue, o che galleggia sfinita in una pozza di acqua bollente per riscaldarsi). Ma l’anima profondamente europea del film è confermata anche da schegge multiculturali che paiono uscite dalle pellicole a cavallo fra Germania e Turchia di Fatih Akin, con quei siparietti di musica popolare che uniscono idealmente Islanda ed Ucraina, paese in cui risiede la bimba che Halla sta per adottare.