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“Il caso Mattei” di Francesco Rosi tra i gangli del potere

Con Il caso Mattei lo stile di Rosi raggiunge l’apice del verismo, trasformandosi in una sorta di cinéma vérité, magistralmente unito a una narrazione lucida, serrata, accurata e ricca di pathos. La sceneggiatura affianca infatti a tutta la parte con Volonté (che è comunque quella maggioritaria) le indagini successive alla sua morte, e ritaglia anche uno spazio per lo stesso Rosi, che entra in scena come attore nel ruolo di se stesso: nel ruolo cioè di un regista che sta facendo ricerche sulla vita e la morte di Mattei, creando una sorta di piacevole cortocircuito fra cinema e documentario, in una molteplicità di linguaggi cinematografici; c’è ad esempio anche un discorso di Ferruccio Parri, e gli attori professionisti si affiancano a personaggi nei panni di loro stessi.

“Citizen Rosi” a Venezia 2019

Furio Colombo sostiene che Francesco Rosi sia stato un artista e al contempo un intellettuale. Etichettarlo con una delle due identità, continua, finisce per offrire una visione parziale del personaggio. Rosi preferiva definirsi un cittadino, suggestionato dal titolo scelto per una retrospettiva americana dei suoi film. Due coordinate che spiegano bene l’idea su cui si edifica Citizen Rosi, che di quella rassegna riprende il titolo stesso quasi per ampliarne il discorso sull’impegno civile di un “cittadino militante” che usava la macchina da presa per testimoniare il proprio ruolo nella società. Anima del progetto è Carolina Rosi, figlia del maestro, che, per dare il via al lavoro, rivide assieme al padre tutta la sua opera, con l’obiettivo di raccogliere appunti utili per il documentario.

Cinema Ritrovato 2017: ancora su “Domenica d’agosto”

Torniamo ancora su Domenica d’agosto. Del resto, l’esordio alla regia di Luciano Emmer segnò il riuscito incontro tra il quasi esaurito Neorealismo e le prime forme di commedia all’italiana, un malinconico racconto corale che è anche un meticoloso spaccato dell’Italia nel Dopoguerra. E per questo motivo, nella copia vista al Cinema Ritrovato, merita i nostri approfondimenti.

“Le mani sulla città” a Venezia ’63

 

Dai preziosi archivi del Fondo Calendoli della Cineteca di Bologna, peschiamo oggi articoli d’epoca relativi alla presentazione di Le mani sulla città (riportato in sala in questi giorni grazie al progetto Cinema Ritrovato al Cinema). Vincitore del Leone d’Oro per il Miglior Film nel 1963, il lavoro di Rosi venne immediatamente riconosciuto nella sua forza e nella sua capacità di fondere tensione morale e robusta espressività stilistica (forse la dimensione più dimenticata del cinema di Rosi). Segue.

“Salvatore Giuliano” e la critica del 1961/62

In occasione della doppia distribuzione di film restaurati di Francesco Rosi (Salvatore Giuliano e Mani sulla città) da parte della Cineteca di Bologna, come di consueto peschiamo dal mini-sito dedicato al film, dove si può attingere a molti altri materiali, per rileggere alcuni grandi nomi della critica e della cultura, tra cui Soldati e Piovene, a proposito del film sul bandito siciliano. Segue.