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Musidora, tra mito e realtà

Per i personaggi come la diva in maillot noir sembrerebbe verificarsi un curioso fenomeno di presbiopia: più si avvicina lo sguardo a loro e meno sembra di conoscerli. La potenza di tale personaggio – e proprio di “personaggio” si può parlare, non solo di “figura” – risiede anche nella sua capacità di divenire il fulcro di una serie di attribuzioni di significato differenti. Oggi come allora, se si vuole osservare Musidora più da vicino non è possibile ignorare il senso e i valori che, anche inconsapevolmente, le sono stati assegnati nel corso del tempo. Ed è interessante notare come tali elementi siano, nella realtà odierna, piuttosto simili a quelli che le venivano ascritti cento anni fa. Musidora incanta e affascina ancora; la carica rivoluzionaria che esercitava a suo tempo viene percepita tutt’oggi, nonostante le eroine contemporanee siano ben diverse e nonostante le odierne eroine siano ben diverse e si relazionino in modo differente con gli spettatori; l’aura di mistero che la caratterizza e la circonda sembrerebbe essersi mantenuta intatta nonostante il trascorrere del tempo. 

Josette Andriot e Musidora, donne iconiche del cinema muto

Due nomi, due icone del cinema muto, due donne: Josette Andriot e Musidora. La seconda forse più conosciuta della prima, le due attrici sono le stelle dei film seriali polizieschi dei primi del Novecento. Entrambe, insieme a Pearl White, vivace e spericolata fotoreporter nel serial statunitense The Perils of Pauline, sono il simbolo di una nuova modernità femminile, che si contrappone all’identità di donne regressive come Mary Pickford o Theda Bara. Ma se per i surrealisti Musidora/Irma Vep era l’incarnazione delle fantasie oniriche dello spettatore, con tutta onestà, la tuta nera di Musidora e, perché no, quella di Josette Andriot, danno l’impressione di essere la pelle di donne nuove e inedite, pioniere di una femminilità ribelle e indipendente.

Musidora, il torero e lo spettacolo della proiezione

Vedere oggi La Tierra de los Toros di Musidora (1924) non rende certamente l’idea di quello che doveva essere il concetto originale dell’opera. La vamp francese aveva, infatti, in mente un progetto itinerante durante il quale alla proiezione si alternavano momenti con lei stessa sulla scena che intratteneva il pubblico. Oggi questo progetto è soprattutto il manifesto di una dolce storia d’amore. Il film è ricco di giochi di sguardi, sorrisi e segnali di grande intesa tra Musidora e il torero Antonio Cañero, che erano all’epoca all’apice della loro relazione sentimentale. La Tierra de los Toros ricostruisce il loro amore in forma romanzata, con i due protagonisti che interpretano loro stessi prendendosi molto poco sul serio e giocando sui loro punti di forza e i loro difetti.