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“The Painted Bird” di Vàclav Marhoul a Venezia 2019

Bellissimo da vedere, molto più difficile da giustificare: questo il sentore generale intorno al kolossal (pseudo)storico di Vàclav Marhoul su un bambino ebreo che attraversa gli orrori della seconda guerra mondiale. Il regista ceco guarda in senso ampio al grande cinema d’autore nordeuropeo, di cui ripropone ieratismi e preziosità visive ma soprattutto la forza d’urto dei suoi esponenti più famigerati. Nelle tre ore turgide, martellanti di immagini e parche di parole di The Painted Bird succede veramente di tutto, da mutilazioni genitali femminili che scommettiamo scalderebbero il cuore di Lars von Trier, a una sequela di animali agonizzanti che sembra uscita direttamente da quello gelido di Michael Haneke, ed è meglio fermarsi qui, prima di rovinare le molte altre perle che con forza inventiva (dovuta al romanzo di Jerzy Koziński) e di messinscena il film regala a piene mani dall’inizio alla fine.