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In ricordo di Kim Ki-duk

Viene a mancare uno dei pilastri del cinema asiatico, Kim Ki-duk. Una presenza significativa ma discreta, simile alla sua arte e, infine, alla sua dipartita. Quello che ha sempre descritto nei suoi film è un mondo imperfetto, dove la morte, la violenza e le peggiori pulsioni si esprimono sottovoce, appena percettibili, un mondo che forse non ha mai sentito veramente suo. Difficile non scorgere nelle sue prime opere un senso di inadeguatezza, di emarginazione, dello straniamento degli ultimi nei grandi contesti urbani, forse lo stesso sentimento che provò sulla propria pelle durante gli anni a Parigi, o forse solo le intuizioni di un uomo proteso oltre la decadenza materiale.

Cinefilia domestica dall’Estremo Oriente

Tra le varie iniziative nate in queste settimane per sopperire alla chiusura di cinema e cineteche, agevolando quella che potremmo definire cinefilia domestica, merita particolare attenzione quella del Far East Film Festival di Udine che, in collaborazione con Mymovies, propone la visione in streaming di almeno un film al giorno fino al 5 aprile. L’offerta, incentrata sul cinema asiatico, si divide fra i classici di Yasujiro Ozu, titoli contemporanei di autori affermati e altri meno conosciuti in occidente. Del maestro nipponico saranno disponibili alcuni fra i film più noti e importanti, come Viaggio a Tokyo e Tarda primavera, oltre al meno celebrato Buon giorno, rendendo questa un’ottima occasione per approfondire la conoscenza del mentore di Kurosawa.