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Di Storia e di cinema. “C’eravamo tanto amati”, eterno racconto

Storia d’amore e tradimenti, di amicizia e di idealismo, di cambiamenti e speranze deluse, C’eravamo tanto amati resta uno dei grandissimi film della cinematografia italiana, un capolavoro che non invecchia. È l’intrecciarsi delle vicende personali dei protagonisti con il flusso della Storia del nostro Paese a rendere sempre attuale la pellicola, sono i caratteri dei personaggi ad essere eterni e riconoscibili nel nostro presente come in ogni presente che l’Italia ha attraversato dal 1974 ad oggi (e che attraverserà domani). Sono personaggi complessi, sfaccettati, reali: evoluzioni dei protagonisti di una commedia all’italiana che pare guardare ai decenni precedenti proprio come i protagonisti di questo film, alla ricerca delle proprie radici e di una comprensione dei cambiamenti che hanno portato l’Italia a essere quello che è. C’eravamo tanto amati si rivela dunque non soltanto un film sulla Storia ma un film sul cinema.

“Dramma della gelosia” e tutti i particolari della commedia

Siamo appena agli inizi della carriera di Ettore Scola (Se permette parliamo di donne, il suo esordio, è uscito solo sei anni prima, nel 1964), ma già alcuni elementi che saranno ricorrenti nella sua filmografia successiva, acquistano qui una valenza che difficilmente riesce ad essere raggiunta successivamente. Il ménage à trois, per esempio, quello che poi sembra venire accennato anche in altri futuri film come C’eravamo tanto amati o Splendor, è con buona probabilità il più intenso e sfacciato della sua filmografia, tanto da venire definito ne Il Mereghetti come una “risposta proletaria al truffautiano Jules et Jim”; anche Roma è probabilmente una delle più disordinate della sua carriera, “la città più sporca d’Europa” dice il personaggio di Mastroianni, quasi più di Brutti, sporchi e cattivi. 

Cinque anni senza Ettore Scola. La possibilità di un classico

Passano gli anni (cinque dalla morte) e quella di Scola è sempre più una voce nitida. Un autore che riesce, a tratti sorprendentemente, a rinsaldare il patto con il pubblico, intercettare nuove generazioni, imprimersi nella memoria degli spettatori. E questo perché tra tutti i maestri della commedia all’italiana è stato il più acuto e attento a raccontare la complessità del carattere nazionale, tant’è che molti suoi film possono costituire una sorta di sussidiario illustrato della storia italiana. Se Mario Monicelli ha raccontato l’epica dei cialtroni e i roboanti fallimenti di grandi imprese e Dino Risi è stato cinico anatomopatologo di amabili vigliacchi pieni di contraddizioni, Scola ha esplorato come pochi il contesto socio-culturale.