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“La tigre bianca” e la parola del subalterno

La sceneggiatura dello stesso Bahrani, candidata all’Oscar 2021, segue, attraverso i virtuosismi della macchina da presa e una struttura narrativa complessa fatta di flashback nel flashback, l’emancipazione di Balram, da povero servo di Ashok e Pinky Madam nella tentacolare Delhi a uomo d’affari di Bangalore, senza scrupoli ma per proteggere gli sfruttati. Balram è la tigre bianca del titolo, un uomo che è riuscito ad essere l’eccezione, come l’animale che nasce una sola volta in una generazione. Come il romanzo di Adiga, il film di Bahrani porta ad uno stadio successivo l’analisi postcoloniale.