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Chiedi chi era Amadeus

Qual è il vero argomento di Amadeus che Truffaut, in barba alla morte imminente, desiderava tanto vedere al cinema? Di gloria, di arte ma soprattutto d’ingiustizia. L’ingiustizia perpetuata da Dio, da quell’entità trascendente che fa sì che i risultati, per cui tu persona seria hai pregato e lavorato sudando sette camicie, il tuo collega (amorale, odioso, spendaccione, poco cresciuto e “farfallone amoroso”) li ottenga senza sforzo. “Davanti a Dio tutti gli uomini sono uguali” dice Padre Vogler a sei minuti dall’inizio del film: tutto il racconto di Salieri è volto a smentire questa frase. “Amadeus” significa “Amato da Dio” ed è questo amore incondizionato, questa assenza di meritocrazia divina che Salieri invidia. Infondo, Mozart era figlio d’arte, perciò avvantaggiato. Quanti artisti, seppur di talento, hanno avuto la strada spianata dal proprio cognome, anche se questa eredità talvolta può risultare pesante?

Insolenza e fragilità: “Cerny Petr” di Milos Forman

Nella selezione della ventiduesima edizione del Festival di Locarno, spiccavano Jean-Luc Godard, con l’adattamento de Il Disprezzo di Moravia, e Michelangelo Antonioni, reduce dall’ultimo capitolo della trilogia dell’incomunicabilità.  A scapito dei due contendenti, ad assicurarsi il Pardo d’Oro fu invece Cerny Petr dell’esordiente Milos Forman, una commedia capace di spostare l’attenzione dei cinefili sul nuovo cinema cecoslovacco.

“Qualcuno volò” e il cinema americano di Forman

Il 1975 è un anno cruciale nella storia degli Stati Uniti d’America. La guerra del Vietnam giunge finalmente al termine, le utopie dei Sixties sono ormai un pallido ricordo e i sogni di rivoluzione lasciano spazio a paranoia e incertezza. È in questo clima di imperante apatia sociale che Qualcuno volò sul nido del cuculo esplode nelle sale come un grido di rivolta e non poteva che essere Miloš Forman, sagace cantore delle inquietudini giovanili, spirito libero sopravvissuto alla fine del Sessantotto, a trasporre in immagini il rabbioso romanzo di Ken Kesey.

Sogni di rock’n’roll: “Konkurs”

Il valore della componente musicale nel cinema di Miloš Forman risulta fondamentale fin dal suo primo lungometraggio Konkurs, uno dei più validi sguardi sulla generazione coetanea del regista, riflessione dolce-amara delle aspirazioni di una gioventù che non nasconde la propria contrapposizione ai costumi dei padri, non tanto per scelta ideologica, quanto piuttosto per natura. Un’opposizione spontanea che per la prima volta negli anni Sessanta trova, in tutto il mondo occidentale, la via di esprimersi collettivamente attraverso una cultura “altra” che rompe con il passato, risultando per questo incomprensibile e inaccettabile alla maggioranza degli adulti.

Hippie a Central Park: “Hair”

 Era il 1967 quando la controcultura, di fatto già evolutasi in moda, arrivò in teatro grazie a Hair. E Miloš Forman era tra il pubblico. The American Tribal Love-Rock Musical era in linea con i tempi che raccontava: un seducente pot-pourri di amore libero, pacifismo, droghe e coscienza cosmica.

“Gli amori di una bionda”: dall’idea al film

    Come tutti i grandi film spontanei e ignari che sarebbero stati ancora visti dopo molti decenni, Gli amori di una bionda ha avuto una genesi composita e interessante. Recuperiamo alcune fonti critiche per conoscere retroscena storiografici e realizzativi.  Miloš Forman giunse con questo lungometraggio a firmare la sua terza opera, insieme al proprio gruppo artistico ormai collaudato, in cui lo affiancarono i futuri cineasti Ivan Passer e Jaroslav Papoušek, il direttore della fotografia...

“Gli amori di una bionda” e la critica

 

Torna in sala, a oltre 50 anni dalla sua uscita, Gli amori di una bionda. Il film, distribuito in versione originale con sottotitoli italiani, fu la prima affermazione internazionaledi Miloš Forman, con cui inaugurò ufficialmente la nová vlna, la nouvelle vague praghese. “Una piccola nazione come la Cecoslovacchia, minacciata per tutto il corso della sua storia da potenti vicini, non ha altri mezzi di sopravvivenza che mantenere il sense of humour”, disse il regista a proposito del suo piccolo, bellissimo film. Ecco una antologia critica di grande interesse.