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Italo Calvino, Federico Fellini e il transatlantico Gloria N.

In occasione delle celebrazioni felliniane, pubblichiamo alcuni estratti di articoli che scrittori, poeti e intellettuali hanno dedicato al Maestro e al suo cinema. Dopo il pezzo su Amarcord, costruito principalmente sull’intervista di Enzo Siciliano a Fellini e sulla vibrante recensione di Natalia Ginzburg, proseguiamo il viaggio alla scoperta dei tesori contenuti nel fondo Calendoli con un altro grande della letteratura del Novecento. Le uscite dei film di Fellini hanno sempre generato fazioni di estimatori da un lato e di detrattori dall’altro. E così è stato per E la nave va (1983). Il 24 novembre 1983, su “Repubblica”, uscirono contemporaneamente due recensioni, una contro di Giorgio Bocca e una a favore di Italo Calvino. La scelta è caduta sul pezzo di quest’ultimo, non solo perché è una brillante analisi del film, ma anche perché contiene lungimiranti chiavi di lettura sulla società attuale.

“Al di là del ponte” a Visioni Italiane 2018

Al di là del ponte è il frutto di un progetto di alternanza scuola-lavoro piuttosto inusuale che ha visto i ragazzi impegnati nella creazione di un vero documentario. Un ruolo di grande importanza è stato ricoperto da Silvia Rotondella, docente di materie letterarie presso il Liceo Sabin che ha fatto leggere ai ragazzi Le città invisibili di Italo Calvino e li ha invitati ad applicare quel libro alla realtà cittadina. Di conseguenza non ci poteva essere niente di meglio che trattare la realtà che i ragazzi vivono quotidianamente e di cui spesso ignorano le dinamiche sociali. Il progetto vuole fornire una narrazione diversa del quartiere rispetto a quella proposta dai media e dal vocio popolare.

“I pugni in tasca” restaurato: documenti e rarità

“In questo film c’è di tutto, davvero: odio e amore della famiglia, ambiguità dei rapporti fraterni, attrazione verso la morte, entusiasmo per la vita, volontà astratta di azione, furore impotente, malinconia morbosa, violenza profanatoria e infine, a sfondo di tutto questo, il senso cupo e fatale di una provincia senza speranza”. Così scriveva Alberto Moravia dei Pugni in tasca. Si moltiplicano poi i documenti che fanno luce sul film, ma che hanno anche un valore a se stante.