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“Omicidio a luci rosse” e l’influenza di De Palma su Tarantino

C’era una volta a… Hollywood e Omicidio a luci rosse (prodotti dalla Columbia) sono collegati e iniziano in modo simile, con un film nel film. Omicidio a luci rosse parla di un attore con crisi di claustrofobia che non riesce a lavorare in film con scene soffocanti. È quindi costretto a perdere alcuni ruoli da protagonista. Un disagio psicologico e un trauma sta anche alla base della psicologia di Rick Dalton, il personaggio interpretato da Leonardo Di Caprio in C’era una volta a… Hollywood, che soffre di bipolarismo. Oltre a tanti alrei dettagli, anche i personaggi “tornano” nei due film: le situazioni sono simili, speculari, invertite. Tarantino ha girato una sorta di sequel che è anche il prequel cronologicamente parlando.

Venerati maestri del cinema contemporaneo

A chiusura del 2019, approfondiamo il tema dei “venerati autori”. I grandi cineasti della vecchiaia. In fondo è stato comunque l’anno dei maestri, aperto dalla lectio magistralis più anarchica: quella di Clint Eastwood (quasi novant’anni, ma chi ci crede?), il corriere che continua a dirci che non esiste un mondo perfetto. Ciclicamente promette che non tornerà di nuovo in gioco: e quando pensi che sia l’ultima volta, sfoderi la retorica del testamento, ti consoli nel ritrovarlo dietro la macchina da presa… ecco che ritorna. E poi Allen, Avati, Bellocchio, Leigh, Polanski, Scorsese, e altri. 

“Omicidio in diretta” al Torino Film Festival 2017

Nonostante non costituisca uno dei picchi dell’opera di De Palma, Omicidio in diretta risulta comunque interessante nella sua esplorazione dei rapporti umani, finendo per delineare un quadrato semiotico tracciato tra egoismo e amicizia, pubblico e privato. Dove la storia di Carlito gettava una luce romantica sul mondo della piccola criminalità, mostrandoci come al centro di un vortice di violenza possano sopravvivere uomini con dei principi, Omicidio in diretta illumina l’altra parte della barricata, rivelando un’immoralità equivalente se non superiore. 

“Carrie” al Torino Film Festival 2017

Punta di diamante dell’horror settantiano, Carrie costituisce una delle rare pellicole in cui tutti gli elementi della messa in scena agiscono in un accordo quasi perfetto, producendo una vera gemma all’interno di un genere oberato da B-Movie a tratti amatoriali. Il cardine della pellicola è il viso della Spacek, capace di passare dalle espressioni scioccate della weirdo ad un’amabile sorriso da prom queen, per poi trasformarsi in maschera demoniaca.

“Vestito per uccidere” al Torino Film Festival 2017

La potenza visiva e il valore seminale di Vestito per uccidere, opus numero tredici di Brian De Palma e suo primo successo commerciale, non sono misurabili solamente in quanto pellicola spartiacque nella filmografia del regista. A differenza del Maestro del brivido, De Palma mostra qui di rinunciare sfacciatamente alla logica narrativa nella costruzione della tensione, ma la sua profonda conoscenza del linguaggio del cinema e la sua capacità di giocare con i nervi dello spettatore mettono questa mancanza in secondo piano e ci regalano alcune delle sequenze più memorabili della sua carriera.

“Obssession” al Torino Film Festival 2017

Due anni dopo l’immeritato fiasco di Phantom of the Paradise Brian De Palma torna a gravitare nell’orbita del suo nume tutelare Alfred Hitchcock con Obsession, ennesima riflessione conturbante sul tema del doppio con cui il regista italoamericano dimostra la sua abilità nel manipolare lo sguardo, tanto degli spettatori quanto dei suoi personaggi, ricorrendo in misura minore ai virtuosismi formali di cui il suo cinema si alimenta. Le affinità del film con La donna che visse due volte sono talmente forti da mantenere l’opera in bilico tra l’omaggio e il remake