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Hitchcock tra Max Ernst e Paul Klee

La sequenza della mansarda cela un elemento dell’arredamento della stanza non così insolito ma piuttosto allusivo. Il corpo di Melanie, spinto dal vortice dei pennuti, è schiacciato contro una parete sulla quale è appesa una riproduzione di un quadro di Paul Klee, la cornice è ripetutamente urtata dal suo braccio mentre tenta invano di difendersi. Con ogni probabilità la scelta di quest’opera non nasconde significati arcani e serve solamente ad adornare il set. Hitchcock dimostra il suo apprezzamento per l’artista definendosi anch’esso un pittore astratto e dichiarando che il suo pittore preferito è proprio Klee. Il regista possiede alcune sue opere intitolate Seltsame Jagd (1937), di cui esiste una fotografia che lo ritrae davanti al quadro, e Odysseisch (1924). Già nella sequenza dei titoli di testa de La congiura degli innocenti (1955) si può intuire una certa affinità con l’astrattismo di Klee, i suoi paesaggi con uccelli sembrano evocati dal tratto graffiante di Saul Steinberg.

“Gli uccelli” e l’interpretazione queer

Perché dopo 56 anni e mille diverse interpretazioni date alla trama del film, ciò che il genio di Hitchcock aveva previsto perfettamente continua a verificarsi ad ogni visione, lo spettatore resta incollato allo schermo, incredulo e intrappolato dentro allo svolgimento dell’azione, tentando di individuare un indizio che possa decifrare l’altrimenti inspiegabile e apparentemente gratuita rivolta dei volatili. Per questo si sono susseguite nel tempo le interpretazioni più variegate del film da quella cosmologica a quella ecologica, suggerita dal video promozionale girato dal regista in cui si alludeva ad una possibile vendetta degli uccelli per i mille torti subiti dagli uomini, passando per quella religiosa (la punizione divina) fino ad un’altra storico-politica (l’allusione al rischio atomico) o a quelle di matrice psicologica e psicanalitica, secondo cui gli uccelli rifletterebbero le tensioni fra i personaggi e la loro invasione rappresenterebbe l’esplosione  di desideri sessuali repressi.

“Gli Uccelli” e le fotografie di Philippe Halsman tra arte e promozione

Una parte consistente della campagna pubblicitaria del film è costituita dalle foto di Philippe Halsman, collaboratore abituale del surrealista Salvador Dalì e che avrebbe anche documentato gli incontri tra Truffaut e Hitchcock per il volume del critico e regista francese Il cinema secondo Hitchcock (1966). Inoltre, Hitchcock lavorò attivamente sulla prima stesura della sceneggiatura di Evan Hunter chiedendo esplicitamente sostanziali modifiche al finale della prima versione in modo da renderlo più aperto, arrivando a cancellare la convenzionale scritta “THE END”, senza offrire un’effettiva risoluzione dei rapporti tra i personaggi o una plausibile spiegazione del comportamento degli uccelli. Queste erano caratteristiche riconducibili al cinema d’autore europeo che potevano costituire un’attrattiva per un nuovo tipo di pubblico ma che spiazzarono decisamente i fan abituali del regista.

“Gli uccelli” e la critica. Spunti e analisi

Come sempre accade, i più grandi film della storia del cinema generano molteplici letture. Ecco un’antologia di analisi illustri dai grandi della critica e della ricerca internazionale. Come dice Jean Douchet, del resto, “se si hanno occhi per vedere, orecchie per ascoltare e un cuore per sentire, Gli uccelli è un film magnifico. Di una bellezza ammaliante, che ci trascina lentamente, dolcemente, ma irresistibilmente, dalla dimensione del quotidiano verso i territori lontani del fantastico. È un film musicale. Inizia con un andante piacevole, grazioso, seducente, che con una minima modulazione diventa poco a poco grave, strano, angosciante. Poi improvvisamente esplode un allegro vivace, vorace, rapace, che a sua volta si appesantisce, assumendo risonanze terrificanti. Infine, si conclude con una corona tra le più minacciose che si possano immaginare”.

“Gli uccelli” e la nuova immagine di Hitchcock

Alfred Hitchcock disse presentando il suo film: “Gli Uccelli potrebbe essere il film più terrificante che abbia mai realizzato”. La campagna pubblicitaria coincise quindi con la promozione di una nuova immagine del regista che voleva conquistare spettatori e critici più colti e sofisticati, fino ad allora relativamente indifferenti ai suoi film. Per questo cambiamento di reputazione culturale, Hitchcock cercò attivamente e con successo il sostegno di importanti istituzioni e critici culturali del tempo. L’uscita del film fu accompagnata da un’importante retrospettiva del MOMA dedicata al regista, Gli Uccelli aprì fuori concorso il Festival di Cannes del 1963 e il capitolo dedicato al film de Il cinema secondo Hitchcock (1967) di Truffaut fu pubblicato anticipatamente sui Cahiers du cinéma per l’uscita francese. 

 

 

Il colore nei film di Hitchcock al Cinema Ritrovato 2018

Stop the colors! I can’t stand it! Tra i cinefili in paradiso al Cinema Ritrovato ci sono anche gli amanti della pellicola Technicolor. Ogni anni infatti la Cineteca di Bologna riceve in prestito per il festival preziose bobine vintage a colori, proiettate nel contesto protetto del Cinema Arlecchino. Messa da parte la più banale nostalgia del passato, la pellicola Technicolor regala una visione calda e restituisce una ricca gamma cromatica. Tra i film in pellicola Technicolor che sono stati protagonisti quest’anno, spiccano due titoli di Alfred Hitchcock, entrambi dominati dalla presenza dell’algida Tippi Hedren. Si tratta di The Birds e Marnie, realizzati dal regista tra il 1963 e il 1964. Senza avanzare la pretesa di analizzare per intero l’uso simbolico del colore fatto da Hitchcock in queste due pellicole divenute classici, ci concentriamo su un aspetto che cattura certamente l’attenzione: gli abiti indossati da Hedren nei due film. 

La mirror gallery di “Marnie” al Cinema Ritrovato 2018

Marnie, tratto da un romanzo omonimo di Winston Graham, è una vera e propria mirror gallery: dalla prima scena all’ultima inquadratura sul porto di Baltimora, lo schermo è occupato dalla ladra nevrotica impersonata da Tippi Hedren e tutte le donne che ne costituiscono un riflesso. La strategia iconografica mediante cui Hitchcock esplicita il legame tra la protagonista e le altre attrici è semplice ed immediata: quasi tutte le interlocutrici di Marnie hanno i capelli biondi, mentre l’unica antagonista, Lil, sfoggia un caschetto bruno. Marnie parla costantemente con sé stessa, e non sopporta se qualcuno, specie se un uomo insistente come Mark Rutland, si intromette nel suo solipsismo, magari tentando di curare la nevrosi che la tiene prigioniera.

La musica di “Marnie” tra passione e angoscia

La drammaticità della storia di Marnie e del suo trauma rimosso è resa sul grande schermo dall’utilizzo di effetti speciali visivi – come fondali dipinti e inquadrature saturate dal colore rosso – esaltati da una colonna sonora dalle valenze molteplici. Ideata dal compositore storico di Hitchcock, Bernard Herrmann, la musica extradiegetica di Marnie è il correlativo oggettivo dell’(anti-)eroina della narrazione, o meglio dei suoi stati d’animo più interiorizzati e sfuggenti. La musica si fa esaltante nei momenti in cui Marnie ha messo a segno un altro colpo e cavalca libera il suo cavallo Florio; diventa angosciosa e graffiante durante le sue profonde crisi emotive; si fa intensa e appassionante, a tratti commovente, fino a deflagrare, al limite della tragedia annunciata, nel tentativo di suicidio prima e nel confronto del sintomo (la cleptomania) poi.

“Gli uccelli” di Hitchcock al Cinema Ritrovato 2018

Gabbiani, passeri e corvi, rappresentati mediante effetti speciali non sempre invecchiati alla perfezione, costituiscono una minaccia capillare e organizzata, capaci di disporsi in schiere e raccogliersi pazientemente prima di investire, in una frenesia di piume, gli ignari esseri umani. Sotto la patina di assurdo adagiata sulla narrazione si nascondono però, intatti, i più classici meccanismi hitchcockiani: al centro dell’intreccio troviamo una storia d’amore borghese dagli echi freudiani, con la donna sdoppiata tra il ruolo di amante imprevedibile e madre possessiva. Forse è proprio qui lo scollamento che rende la pellicola capace di ritagliarsi un posto nei ricordi dello spettatore: la storia d’amore di una coppia americana stereotipica, costretta a fronteggiare una piaga d’Egitto postmoderna.

“Gli uccelli”: suoni, rumori e affetti elettronici

Quando per Gli uccelli (1963) Hitchcock chiama due specialisti del suono, Oskar Sala e Remi Gassmann (il primo era un fisico che aveva studiato a Berlino negli anni Trenta, quando si iniziavano a scoprire le potenzialità degli strumenti elettronici per inserirli nelle composizioni per orchestra; il secondo, aveva studiato col violista Paul Hindemith diventando critico musicale e compositore di balletti di musiche elettroniche), insieme ad un compositore di musica colta come Bernard Hermann, costruisce e definisce la presenza dell’effetto di musica nella colonna audio cinematografica.

“Obssession” al Torino Film Festival 2017

Due anni dopo l’immeritato fiasco di Phantom of the Paradise Brian De Palma torna a gravitare nell’orbita del suo nume tutelare Alfred Hitchcock con Obsession, ennesima riflessione conturbante sul tema del doppio con cui il regista italoamericano dimostra la sua abilità nel manipolare lo sguardo, tanto degli spettatori quanto dei suoi personaggi, ricorrendo in misura minore ai virtuosismi formali di cui il suo cinema si alimenta. Le affinità del film con La donna che visse due volte sono talmente forti da mantenere l’opera in bilico tra l’omaggio e il remake