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L’autenticità in discussione di “Notti magiche”

Virzì, con il supporto alla scrittura di Francesco Piccolo e Francesca Archibugi, realizza un progetto che aveva in mente da tempo: raccontare quel momento della storia del cinema di casa nostra a cavallo tra il vecchio e il nuovo, fotografando la fine dell’universo dorato dei grandi produttori, dei grandi registi, ma soprattutto dei grandi sceneggiatori. Un branco di leoni “vecchi, stanchi e che non c’hanno voglia di fare un cazzo”, pronti a catturare e spremere fino al midollo i loro giovani “negri”. Tra tante apparizioni e camei, Herlitzka fa l’intellettuale neorealista, Bonacelli il verso a De Concini, Andrea Roncato (il più misurato nel tratteggiare il suo personaggio) un regista contestatore sprofondato nell’indigenza. Peccato che siano tutti siparietti che non riescono ad acquistare quasi mai un vero spessore, una sfilata di figurine bozzettistiche che non graffiano, non criticano, non condannano ma nemmeno assolvono.

I ricordi sono diapositive ingiallite: “Ella & John” di Paolo Virzì

In Ella & John lo sguardo non è sull’America in quanto tale (appare solo di striscio nel film sotto forma di un corteo di Trumpisti, o nella iconica citazione di un Easy Rider di altri tempi, nella scena in cui Ella, tenendosi stretta la parrucca con la mano, sfreccia a bordo di una Harley Davidson all’inseguimento del marito che l’ha dimenticata in una stazione di servizio), ma sulle persone intese come soggetti universali di un mondo comune in cui s’invecchia tutti e tutti allo stesso modo ci si imbatte nella dura realtà della vita, la consapevolezza inaccettabile che sarà presto finita. L’unico antidoto alla disperazione di sapersi finiti e mortali è la memoria.