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“Ferie d’agosto” restaurato. Il cinema di Virzì e ciò che siamo diventati

L’opera, restaurata dalla Cineteca di Bologna, dimostra quanto quelle riflessioni fossero attuali e come la comicità di Virzì, partendo da una reinterpretazione della commedia all’italiana, avesse amaramente disegnato una dimensione realmente realizzatasi. La visione oggi suggerisce implicitamente un bilancio su quello che siamo, ma soprattutto su quello che siamo diventati. Sul finale, diverse generazioni confessano i propri desideri al chiarore della luna, rivelando un trasversale sentimento di fallimento e insoddisfazione: il sapore amaro che la fine del millennio nel bel paese porta con sé, il disfacimento della sicurezza degli ideali messi di fronte all’inconsistenza di sé e alle proprie ipocrisie.

L’autenticità in discussione di “Notti magiche”

Virzì, con il supporto alla scrittura di Francesco Piccolo e Francesca Archibugi, realizza un progetto che aveva in mente da tempo: raccontare quel momento della storia del cinema di casa nostra a cavallo tra il vecchio e il nuovo, fotografando la fine dell’universo dorato dei grandi produttori, dei grandi registi, ma soprattutto dei grandi sceneggiatori. Un branco di leoni “vecchi, stanchi e che non c’hanno voglia di fare un cazzo”, pronti a catturare e spremere fino al midollo i loro giovani “negri”. Tra tante apparizioni e camei, Herlitzka fa l’intellettuale neorealista, Bonacelli il verso a De Concini, Andrea Roncato (il più misurato nel tratteggiare il suo personaggio) un regista contestatore sprofondato nell’indigenza. Peccato che siano tutti siparietti che non riescono ad acquistare quasi mai un vero spessore, una sfilata di figurine bozzettistiche che non graffiano, non criticano, non condannano ma nemmeno assolvono.

I ricordi sono diapositive ingiallite: “Ella & John” di Paolo Virzì

In Ella & John lo sguardo non è sull’America in quanto tale (appare solo di striscio nel film sotto forma di un corteo di Trumpisti, o nella iconica citazione di un Easy Rider di altri tempi, nella scena in cui Ella, tenendosi stretta la parrucca con la mano, sfreccia a bordo di una Harley Davidson all’inseguimento del marito che l’ha dimenticata in una stazione di servizio), ma sulle persone intese come soggetti universali di un mondo comune in cui s’invecchia tutti e tutti allo stesso modo ci si imbatte nella dura realtà della vita, la consapevolezza inaccettabile che sarà presto finita. L’unico antidoto alla disperazione di sapersi finiti e mortali è la memoria.