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“Tiro al piccione” di Giuliano Montaldo a Venezia Classici 2019

Negli anni della narrazione antifascista (Tutti a casa, La lunga notte del ’43, Era notte a Roma, Un giorno da leoni per citarne alcuni esempi), Montaldo si dimostra subito cineasta di grande tolleranza e dallo spirito sinceramente democratico: ciò che gli sta più a cuore è capire l’orizzonte umano di un ragazzo, arruolatosi volontario a Salò, che non ha mai conosciuto altro mondo all’infuori di quello fascista. Pur basata sul testo di Rimanelli, è un’operazione complessa, perché il regista si ritrova a dover costruire un personaggio nuovo per un cinema italiano invece molto ferrato sulla mitologica rappresentazione dei partigiani e su quella spregevole dei fascisti.

“Sacco e Vanzetti” e l’apologo del riscatto

Sacco e Vanzetti recupera la vergognosa vicenda di due anarchici italiani accusati di rapina ed omicidio e condannati a morte da una giuria iniqua e disgraziatamente condizionata da pregiudizi razziali e politici, nel decennio dominato dalla repressione contro i sospettati di anarchia. Apologo educativo e coinvolgente, è incastonato tra due film coi quali costituisce una sorta di trittico sul processo ingiusto: Gott mit uns (1969), che racconta quello sommario contro due disertori poco dopo la fine della Seconda guerra mondiale; e Giordano Bruno (1973), sullo scontro tra l’Inquisizione e il filosofo.