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“Gloria mundi” di fronte all’ineluttabile precarietà

Non c’è tanto un fato avverso, a sommarsi con esito ferale a condizioni di vita già precarie, ma la stessa precarietà della vita a portare le cose su un equilibrio ormai anelastico rispetto a qualsiasi imprevisto possibile, anche il più piccolo. Come I miserabili di Ladj Ly o Roubaix, une lumière di Arnaud Desplechin, che trattavano però esplicitamente di povertà, Gloria Mundi restituisce il senso di una ineluttabilità, di una serie di circostanze che non possono che farsi gorgo. Guédiguian ribadisce sì l’esistenza dell’amore, dell’altruismo, del sacrificio, ma utili solo fino alla prossima volta.

“La casa sul mare” e l’Europa che verrà

Come sempre, Guédiguian misura il mondo secondo il metro della sua patria, Marsiglia, e per di più sceglie un titolo che indica precisamente il desiderio di accoglierci in un privilegiato universo narrativo e geografico. Benché qui non varchi quasi mai i confini di una zona piuttosto circoscritta, continua a parlare di quell’accogliente città portuale ed operaia che ormai vive solo nei suoi ricordi. Se già nel cupo e rapsodico La ville est tranquille (2001) era centrale il mutamento antropologico di una popolazione contaminata dal neofascismo, i germi del dubbio toccavano perfino gli umili e gentili proletari de Le nevi del Kilimangiaro (2011), chiamati a confrontarsi con i contraccolpi più concreti che una crisi economica può provocare in un’operosa e solidale comunità. In una stagione dominata da revanscismi e crisi ideologiche, Guédiguian mette in scena il privato per rinsaldare il suo sguardo militante e dire due o tre cose sulla famiglia, il passato, l’Europa che verrà.