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“Aladdin” 52 anni prima: “Il ladro di Bagdad”

Siamo nel 1940 e stiamo parlando di un live action il cui risultato finale lo si deve a ben sei registi (anche se i più accreditati rimasero Ludwig Berger, Michael Powell e Tim Whelan) e ad un uomo con un sogno: fare un remake dell’imponente Il ladro di Bagdad del 1924 proponendo qualcosa di completamente nuovo, spettacolare, mai visto prima. Quell’uomo era Alexander Korda e nella magia dello splendido technicolor che ne decretò il successo, in questi giorni il Cinema Ritrovato ha riportato in sala il suo Il ladro di Bagdad.

Un irresistibile maggiordomo: “Ruggles of Red Gap”

Due anni dopo quella guerra lampo dei Fratelli Marx che rivoluzionò il linguaggio comico al cinema (è qui che troviamo le basi di Woody Allen) e tre anni prima di quell’orribile verità che gli farà vincere l’Oscar, nel 1935 Leo McCarey dirige il terzo adattamento cinematografico (il primo fu ad opera di Lawrence C. Windom nel 1918, il secondo di James Cruze nel 1923) di Ruggles of Red Gap. Il titolo prende il nome dal suo protagonista, il maggiordomo Marmaduke Ruggles, che dalla morigerata Inghilterra va a vivere nell’esuberante cittadina di Red Gap, a Washington. Letteralmente sarebbe quindi Ruggles di Red Gap ma noi optammo per un più facile da ricordare Il maggiordomo.

Biografilm 2015: “Drunk Stoned Brilliant Dead: The Story of the National Lampoon”

Cinefilia Ritrovata ha preso molto a cuore quello che è successo nel gennaio di quest’anno a Parigi, presso la sede del giornale satirico Charlie Hebdo. Anche il Biografilm Festival si è dimostrato molto sensibile alla natura della tragedia, e non ha perso occasione per ricordarla durante la presentazione del documentario di Douglas Tirola sulla rivista umoristica americana National Lampoon. È un viaggio nel fantastico mondo di Doug Kenney e Henry Beard, irriverenti fondatori del giornale più politicamente scorretto degli anni Settanta americani. Drunk Stoned Brilliant Dead: The Story of the National Lampoon è un documentario che non può mancare nella videoteca di un vero appassionato di satira.

Biografilm 2015: “Best of Enemies”

Il documentario di Robert Gordon e Morgan Neville proiettato in questi giorni al Biografilm Festival racconta del dibattito televisivo del 1968 trasmesso sulla ABC tra il conservatore William Buckley e il democratico Gore Vidal. Saggista, giornalista e conduttore televisivo, Buckley fu il fondatore nel 1955 del magazine National Review, che si propose come luogo di confronto e dialogo tra conservatori, repubblicani, liberali e anticomunisti. È inoltre ricordato per aver condotto Firing Line sulla PBS. Dall’altra parte abbiamo Vidal, scrittore, saggista e drammaturgo famoso per le sceneggiature di Ben-Hur di William Wyler e Improvvisamente l’estate scorsa di Joseph L. Mankiewicz, e per il libro satirico del 1968 Myra Breckinridge (dal quale due anni dopo Michael Sarne ne avrebbe tratto un film).

Biografilm 2015: “Torri, checche e tortellini”

Cinque anni dopo il suo ultimo documentario (+ o – il sesso confuso. Racconti di mondi nell’era AIDS, scritto e diretto insieme a Giulio Maria Corbelli), Andrea Adriatico torna con un interessante spaccato di storia bolognese. Proiettato in questi giorni al Biografilm Festival, il documentario del regista abruzzese racconta l’intera storia del Cassero, primo centro italiano LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender): dal Collettivo Frocialista Bolognese del 1977 nato da un’idea di Samuel Pinto (che poi cambiò nome in Circolo 28 giugno), passando per la conquista di Porta Saragozza, fino ad arrivare ai giorni nostri, in Via Don Minzoni, a due passi da Porta Lame.

Biografilm 2015: “Dub FX: Sharing Energy”

Se c’è una cosa che l’Australia ci sta facendo capire da tempo è che tra quei deserti di terra bruciata, polvere e fauna stupenda, ci deve essere qualcosa che spinge le persone a vivere sulla sottile linea rossa che divide la genialità dalla follia. Non è dato sapere se sia nell’aria, nel cibo o nell’acqua. Magari sono i canguri. Un morso e via, sei subito genio. Pazzo ma genio. Altrimenti come si spiega l’headbanging forsennato e impossibile di Angus Young? Come possiamo spiegarci il percorso artistico di George Miller? I canguri nascondono qualcosa, questo è certo. E la storia di Dub FX ne è ulteriore conferma.

Biografilm 2015: “Samsara Diary”

“Avevo sedici anni quando mio padre lasciò Roma per l’India con un biglietto di sola andata. Vivevo con lui, e vidi il mio intero mondo andare in pezzi. Oggi, alla vigilia della nascita del mio primo figlio, questo film è stata la mia terapia, il mio viaggio verso la paternità”. Con queste parole Ramchandra Pace descrive sul suo blog Samsara Diary, primo lungometraggio del giovane regista romano presentato in questi giorni al Biografilm Festival.

Biografilm 2015: “Sbagliate”

Per stessa ammissione di Daria Menozzi e Elisabetta Pandimiglio, il loro Sbagliate presenta la struttura del dibattito d’assemblea sessantottina che durante gli anni Settanta infiammava nelle aule universitarie, nei luoghi di ritrovo studenteschi e nei teatri occupati. Orgogliose figlie di quella protesta legata all’affermazione dell’identità femminile, le due registe ci offrono l’occasione di assistere alla tavola rotonda di un gruppo di donne sulla scelta condivisa di non essere madri. Uno dei film più interessanti proiettati quest’anno al Biografilm.

Omaggio a Giuseppe Bertolucci: rivedere “Tuttobenigni”

In occasione del grande omaggio a Giuseppe Bertolucci, e festeggiando la pubblicazione del ricchissimo cofanetto DVD che ne ripercorre buona parte della carriera, è stato riproposto al Lumière Tuttobenigni, noto anche come Tuttobenigni dal vivo o Tuttobenigni 1983, l’ultimo atto del sodalizio artistico tra Roberto Benigni e Giuseppe Bertolucci. I due collaboreranno ancora per la sceneggiatura di Non ci resta che piangere e il soggetto de Il piccolo diavolo, ma di lì a poco Benigni, proprio grazie a Bertolucci, conoscerà Vincenzo Cerami e inizierà una nuova fase della sua carriera, da molti considerata la più matura (da Johnny Stecchino passando per Il mostro fino a toccare l’apice con La vita è bella).

Omaggio a Giuseppe Bertolucci: rivedere “Berlinguer ti voglio bene”

In occasione del grande omaggio a Giuseppe Bertolucci, e festeggiando la pubblicazione del ricchissimo cofanetto DVD che ne ripercorre buona parte della carriera, è stato riproposto al Lumière Berlinguer ti voglio bene. Più citato che veramente visto, il film che segnò la consacrazione di Roberto Benigni va analizzato alla luce degli anni passati dal 1977. Odiato dalla censura democristiana al punto che per anni cercarono di impedirne la proiezione nei cinema, la pellicola ancora oggi trova qua e là denigrazione, viene spesso bistrattata, ridotta a semplice atto provocatorio fine a se stesso. In realtà racconta molto più di un contadino comunista che vomita imprecazioni in aperta campagna.

La grande guerra di Mario Monicelli contro i tabù

Approfittiamo della proiezione al cinema Lumière de La grande guerra di Mario Monicelli nel contesto della retrospettiva dedicata al primo conflitto mondiale, per pubblicare un lungo approfondimento. Era il 1948. Dino De Laurentiis voleva produrre un film tranquillo, qualcosa di non molto diverso da quel Come persi la guerra di Carlo Borghesio con Erminio Macario che era stato un buon affare l’anno prima, anche se gli organi competenti gli avevano negato il permesso di esportazione. Mario Monicelli un giorno gli parlò di un soggetto di Luciano Vincenzoni intitolato Due eroi?, ispirato ad un racconto di Guy de Maupassant. La storia di due amici scansafatiche inghiottiti nel turbine di una guerra che finiscono per comportarsi da eroi rientrava perfettamente nelle corde di Monicelli ed era un ottimo spunto su cui lavorare.

Human Rights Nights 2015: i cortometraggi

Durante la settimana dello Human Rights Nights Festival sono stati proiettati dei cortometraggi molto interessanti che pongono al centro della loro riflessione la diversità culturale, il problema dello sfruttamento, l’emancipazione, il cibo, la povertà. Cinefilia Ritrovata è stata presente nella giornata di venerdì 15 maggio, quando sono stati proiettati I soldi di mia madre di S. D. Katugampala, The Chinese Rice Krispies Square di X. J. Nagy, Brooklyn Farmer di M. Tyburski, Moussa Diary di E. Albensi e Eco de femmes di C. Piccinini. Di seguito le recensioni insieme a quella di Come gli uccelli di A. Foraggio, proiettato domenica 17 maggio.

Human Rights Nights 2015: “Sound of Torture”

Presentato in questi giorni al festival Human Rights Nights, quello di Keren Shayo è un documentario toccante, che pone su un piedistallo la sua protagonista per la battaglia che coraggiosamente conduce con ragione e cuore. Nel parlare dei tanti eritrei catturati e torturati dai Beduini per poter estorcere un riscatto, Shayo si serve delle esperienze dell’attivista svedese-eritrea Meron Estefanos, la quale attraverso le telefonate del suo programma radiofonico Voices of Eritrean Refugees raccoglie da Stoccolma le storie di queste persone.

La ruspa e lo Stato: “Leviathan”

Leviathan di Andrej Zvjagincev dipinge uno scenario amarissimo in cui la democrazia è morta in quanto trasformatasi in tirannide senza che ce ne accorgessimo, elevando la triste vicenda di un uomo come tanti a sineddoche di un mondo che non si riconosce più. Quando la casa di Kolya viene distrutta la scena è di un tale impatto che pare d’essere lì con lui a provare lo stesso devastante dolore. Finché non vedrete Leviathan non saprete mai quanto può essere spaventosa una ruspa.

Future Film Festival 2015: “Bad Taste”

Dopo Il cibo degli dei di Bert I. Gordon e Street Trash di J. Michael Muro, per il focus “Eat the Future” all’interno del Future Film Festival 2015 dedicato all’alimentazione nel cinema fantastico, poteva mancare all’appello il mitico Bad Taste di Peter Jackson? Sarebbe stato un errore imperdonabile.

Future Film Festival 2015: “Street Trash”

Proiettato in questi giorni al Future Film Festival per il focus “Eat The Future” dedicato all’alimentazione nel cinema fantastico, Street Trash di J. Michael Muro è difficile da inquadrare. Su FantaFilm c’è chi parla, non a torto, di “beffarda estetica del brutto”. Per apprezzarlo dunque potremmo allacciarci alla deontologia di quelli di Filmbrutti.com, lasciarci “catturare dal piacere del brutto e del nonsenso, rifiutare decenni di cultura e di estetismo costruttivista e abbracciare l’imperfezione”. In questo modo non sarebbe difficile essere d’accordo con chi su Splatter Container vuole “credere che il maestro J. Michael Muro abbia abbandonato la carriera da regista cinematografico dopo questo film perché sapeva di non poter eguagliare un capolavoro simile”. Perché in effetti da un certo punto di vista siamo di fronte ad un capolavoro.

Future Film Festival 2015: “Il cibo degli dei”

Che cos’è la cinefilia? È quello slancio emotivo incondizionato per la settima arte che ti porta a scrivere una recensione entusiastica per Il cibo degli dei di Bert I. Gordon. Oggi il buon vecchio Mister B.I.G., come lui stesso ama farsi chiamare, ha 93 anni e non è raro vedere i suoi lavori in contesti di rivalutazione del cinema di serie B, ma quando Il cibo degli dei uscì Gordon ne aveva 54 e tutti gli davano del buffone per come ovviava la mancanza di budget sul fronte effetti speciali con escamotage a dir poco stravaganti. Chissà che reazione avrebbe avuto se al tempo gli avessero detto che un giorno qualcuno avrebbe dedicato una rassegna festivaliera al tema dell’alimentazione del futuro nel cinema fantastico proiettando proprio uno dei suoi film?

Future Film Festival 2015: “Tokyo Tribe”

La trama è quella più classica della guerra fra varie tribù di una grande metropoli, scatenata dalla più potente e minacciosa che avendo in odio il carattere pacifico di una in particolare, si ritrova a dover fronteggiare quest’ultima che nel frattempo si è avvalsa dell’aiuto fornitole dalle restanti. Tutto questo raccontato con un tono talmente autoironico e sopra le righe da scatenare ilarità come se piovesse. Intendiamoci, c’è senz’altro un retaggio culturale da I guerrieri della notte di Walter Hill e 1997: Fuga da New York di John Carpenter, come anche un amore incondizionato per I sette samurai di Akira Kurosawa e tutto il western che quest’ultimo fece sbocciare, partendo da I magnifici sette di John Sturges e Per un pugno di dollari di Sergio Leone. Ma è tutto sullo sfondo.

Future Film Festival 2015: “Index 0”

Stando a quanto scritto sul programma del Future Film Festival, erano 15 anni che l’Italia mancava all’appello ogni qual volta in aula la maestra interrogava sulla fantascienza. Index 0 ci ha permesso di poter ridire finalmente “presenti!” dopo tanto tempo, ed è stato Lorenzo Sportiello ad alzarsi in piedi dal banco e sollevare il braccio.

Future Film Festival 2015: “Lupin III: Jigen’s Grave Marker”

La giacca blu? Ma da quando Lupin III ha la giacca blu? In principio fu verde, poi rossa, per un breve periodo pure rosa, ma mai blu. Che la TMS Entertainment abbia intenzione di fissare un punto con questa scelta? Di proporre una rinascita del personaggio dopo anni di mortificazione a causa di mediocri special televisivi e crossover? Con Lupin III: Jigen’s Grave Marker il nipote del ladro gentiluomo di Maurice Leblanc si riprende il suo immaginario rimasto sopito per troppo tempo, quell’incontro tra noir, pop, erotismo, avventura e commedia; miscela irresistibile delle prime storie cartacee di Lupin III che Koike riporta sullo schermo con tratti sporchi e graffiati.