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“The Ballad of Buster Scruggs” dei fratelli Coen a Venezia 2018

I fratelli Coen, oltre a tornare alle loro origini, hanno ripristinato alcuni dei vecchi criteri del genere western e questo è evidente nell’episodio che vede per protagonista una ragazza a cui è appena morto il fratello, l’unico partente che le rimaneva, ma ha la fortuna di incontrare un uomo col quale si fidanza. Un episodio che ricorda a tratti il film che storicamente porta la data dell’effettivo tramonto del western americano, ovvero La conquista del West di John Ford, Henry Hathaway, George Marshall e Richard Thorpe. L’indiano torna ad essere lo spietato nemico che attacca in gruppo e cerca di prendere lo scalpo dei bianchi, il campo lungo prevale e tornano le carovane, le impiccagioni e le diligenze stipate di gente dalla lingua lunga e di cacciatori di taglie.

Venezia Classici 2018: “Desideri nel sole” di Jacques Rozier

Jacques Rozier pensò a questo film fin dal 1959 pertanto durante la guerra d’Algeria, e a cinque anni dal suo inizio. Al ritorno dal fronte di un ragazzo amico di Michel, i parenti di quest’ultimo – in un fugace momento com’è distintivo nel cinema di Rozier – tentano di fargli parlare del conflitto, ma senza ottenere un resoconto del suo vissuto, poiché egli tronca all’istante ogni possibilità di discorso. Dell’orrida guerra coloniale che sta avvenendo durante il film non se ne parla, è solo un incubo a cui, per ancora poco tempo, si può sfuggire. Infatti il personaggio di Rozier, che non vuole essere un eroe, ma solo un ragazzo comune, decide di partire per la Corsica prima di andare forzatamente incontro quella che potrebbe rivelarsi la sua fine.

Venezia 2018: “The Great Buster: A Celebration” di Peter Bogdanovich

Bogdanovich parte dalle origini di Buster, dalle sue prime parti nei cortometraggi di Roscoe (Fatty) Artbuckle, e prosegue con i film scritti, diretti ed interpretati da Buster, in quello che risulta un documentario tributo alla memoria di Keaton dall’impostazione semplice e lineare, quasi televisivo. Il co-produttore del film e il direttore della fotografia – in occasione della 75a Mostra del Cinema di Venezia – hanno raccontato che il montaggio è avvenuto nell’arco di un anno, ed è stato suddiviso in due fasi: dapprima la parte relativa alla documentazione e successivamente quella riguardante le interviste. Quest’ultime inoltre sono state girate nello stesso luogo, ma per non risultare ridondanti e ripetitive hanno cercato di variare le inquadrature il più possibile affinché potessero sembrare diversi collocazioni.

Venezia 2018: “First Man” di Damien Chazelle

Il First Man, ovvero il primo uomo a fare un grande passo per l’umanità, è Neil Armstrong (Ryan Gosling). I suoi tormenti e le sue inquietudini sono parallele alla tristezza, mista al desiderio di cominciare una nuova vita, della moglie Janet (Claire Foy) e dei due figli. Neil è già sulla Luna ancor prima di affondarci il piede. La guarda, la sogna e la studia costantemente. Il trasloco, i mesi, gli anni, e gli innumerevoli lutti si susseguono in una serie di incidenti ed errori, ma Neil sembra essere in una bolla; pensa solo a prepararsi per ciò che avverrà. Le proteste dei pacifisti non lo scoraggiano, gli occhi persi di Janet non riescono a raggiungerlo. Le proteste dei politici e dei finanziatori sono cose da lui distanti. Per il bene della scienza è pronto a tutto, e superare l’Unione Sovietica è l’obiettivo di tutti.

Oswald antenato di Topolino al Cinema Ritrovato 2018

Oswald il coniglio fortunato, un caro vecchio antenato di Topolino, torna sullo schermo – per la prima volta fuori dalla Norvegia – con due film ritrovati. Empty Socks è stato rinvenuto nelle collezioni della Biblioteca nazionale norvegese, nel 2014 da Kjetil Størenssen e David Gerstein. Empty Socks, purtroppo incompleto, vede il coniglio Oswald alle prese con il Natale e dei piccoli coniglietti orfani che invece di dormire, per errore, danno fuoco all’intero orfanotrofio. Mentre nel 2007 David Gerstein e Gunnar Strøm hanno scoperto al Norsk Filminstitutt una copia sempre incompleta di Tall Timber. Quest’altra avventura vede Oswald in gita in quelle che dovrebbero essere le sue normali condizioni di vita. Il coniglio, in questo esilarante episodio, si caccia sempre nei guai e finisce per lottare con una mamma-orso molto inferocita e dai denti aguzzi.

Due Keaton restaurati al Cinema Ritrovato 2018

Lo spaventapasseri fa di Buster Keaton un “architetto dadaista”, così lo definisce Gilles Deleuze. Ciò in cui si esibisce, insieme al gigante coinquilino, il piccolo uomo è una specie di orchestrazione degli elementi casalinghi come se fossero una perfetta macchina a motore. Keaton rifiuta gli standard, ogni oggetto presente nella casa ha una doppia, o tripla funzione. Una casa che è composta da una sola stanza, ma che muta d’ambiente quando gli oggetti cambiano la loro funzione: il giradischi è anche un fornello, la libreria è anche un frigo, il divano è anche una vasca da bagno, e così via. Il numero di gag possibili all’interno di quella scatola dalle quattro pareti – come aveva già dimostrato nel precedente Una settimana – è pressoché infinto. Lo spaventapasseri è così scandito da un ritmo incalzante che, senza soffermarsi troppo su un dettaglio o quell’altro, confeziona una perfetta storia comica con lo spazio necessario ad un’avvincente happy end.

“Ritornerà primavera” di Henry King al Cinema Ritrovato 2018

La Depressione continua a farsi sentire in quell’America provata e a cui continuano a bruciare le ferite che ancora non si sono rimarginate. Henry King decide quindi di incentrare la Ritornerà primavera su alcuni emarginati. I tre strambi protagonisti sono: Jaret Oktar un antiquario fallito, Morris Rosenberg un violinista orgoglioso che sperava di portare la sua carriera alle stelle andando a vivere a New York e Elizabeth Cheney una ragazza orfana senza storia. Il destino li fa incontrare e, grazie ad un uomo buono e onesto che li ospita nel suo capanno degli attrezzi, questi trovano un tetto sotto cui ripararsi.

“Getaway!” di Sam Peckinpah al Cinema Ritrovato 2018

Sam Peckinpah in Getaway! non perde tempo e sintetizza nella frenesia delle prime immagini – che stilisticamente enfatizza attraverso l’uso del freeze-frame – la vita che Doc, negatagli la buona condotta, è costretto a condurre all’interno del carcere. Fatta di giorni sempre uguali, che fra loro si confondono, di lavori sfinenti e di ricordi e fantasie che riaffiorano ossessivamente. Peckinpah, quando Doc è finalmente fuori dal carcere, mostra come il suo protagonista sia frantumato: da un lato i ricordi della sua vita, precedente all’arresto, lo perseguitano e lui dà le spalle all’occhio che lo osserva, ma dall’altro lato è possibile vedere nel suo volto, riflesso nello specchio, la sua voglia di ricominciare e voltare pagina. Quando le schiene di Doc e Carol sono allineate ed i loro volti riflessi si guardano, il patto che essi stabiliscono, con la macchina da presa, è quello di non tornare più indietro.

“Settimo cielo” di Frank Borzage al Cinema Ritrovato 2018

Settimo cielo è uno dei melodrammi americani tra i più noti, della fine degli anni Venti, e del suo regista Frank Borzage. Nonostante le avversità il volere di Borzage è sempre stato quello di voler fare trionfare l’amore. Un successo che il suo film, dopo quasi cent’anni, ha rinnovato in occasione del Festival del Cinema Ritrovato. Settimo cielo, capitato in una serata sfortunata, a causa delle condizioni meteorologiche, è riuscito comunque ad essere proiettato. Anche se ad acclamarlo non c’era la folla di Piazza Maggiore, la cornice dorata che il Teatro Comunale di Bologna gli ha offerto è stata comunque sorprendente. Il fascino delle file di persone in attesa per entrare, a riempire la platea e i palchi del teatro, e riuscire a vedere questo trionfo d’amore creasse un’atmosfera d’incanto. Così grazie alla partitura originale di Timothy Brock che, ha anche diretto l’Orchestra del Teatro Comunale, Settimo cielo è riuscito a prendere nuovamente vita.

“Camilla” di Luciano Emmer al Cinema Ritrovato 2018

Luciano Emmer, Ennio Flaiano e Rodolfo Sonego portano in scena la storia di una giovane coppia e dei loro due bambini. Mario Rossetti studia per diventare medico, Giovanna, sua moglie, ha invece rinunciato ai suoi sogni e al suo amato pianoforte per prendersi cura della famiglia. Il pianoforte è un elemento centrale che, attraverso le sue melodie, lega i suoi familiari, nelle disgrazie e nelle riuscite, durante i litigi nevrotici e nei momenti di quiete; fa inoltre, da accompagnamento alla macchina da presa in ogni sua rivelazione sulle vicende che vedono i Rossetti protagonisti. Ricorda, per certi versi, la funzione dell’aquilone accomodato dei bimbi Banks. Mario Rossetti infatti, dopo alcuni tristi e fallaci tentativi di guadagnare qualche lira in più, mette da parte le grosse aspirazioni economiche, la segretaria, e decide finalmente di dedicare del tempo a suo figlio Andrea: chiedendogli di suonare per lui il pezzo su cui egli si esercita ormai da qualche mese. Grazie a Camilla – che fa sia le veci del grillo parlante, sia da cuscinetto emotivo per le due piccole pesti – la famiglia riesce a non dividersi.

“Le ragazze di piazza di Spagna” di Luciano Emmer al Cinema Ritrovato 2018

Luciano Emmer decide di raffigurare la vita e gli intrecci amorosi di Marina, Elena e Lucia. Tre modeste ragazze, provenienti da famiglie povere e da diverse zone periferiche di Roma. Marina (Lucia Bosè) vive con la numerosa famiglia alla Garbatella, ha un promesso sposo con cui spesso litiga e una madre che, nonostante quello che il padre (uomo tipicamente maschilista e iroso) racconta, dà ordini a tutti i suoi familiari. Elena vive con la madre vedova e, dopo un rapporto amoroso travagliato, incontra un giovane tassista romano (Marcello Mastroianni) innamoratissimo di lei. Lucia, la più spigliata, dopo aver frequentato numerosi corteggiatori, capisce di aver sempre optato per quello sbagliato. Lo scopo, che le tre ragazze hanno in comune, è unicamente quello di sposarsi.

“Il silenzio è d’oro” di René Clair al Cinema Ritrovato 2018

Clair crea un ritratto encomiastico, velato da alcuni aspetti malinconici, di quella che è stata l’invenzione del suo secolo: il cinematografo. Mostra così, fin dall’inizio di Il silenzio è d’oro, le figure cardine del mondo del cinema sia quelle appartenenti ai decenni del muto – dall’imbonitore, all’accompagnamento sonoro e anche vocale, fino a “dettagli” come la luce naturale – sia quelle che, nel corso della Storia, si sono modificate: dall’operatore al regista (come responsabile che fa da “grande capo” a tutti), fino alla figura del produttore. Il produttore, che Clair sardonicamente mette in scena, è un uomo capace solo di lamentarsi, ma che sul set non ha alcun potere. Il cinema dopotutto è un’industria, ma quello che Clair vuole sottolineare – e che ancora oggi ha valore indiscutibile – è che al comando di quell’industria non c’è né il produttore, né il regista, e non ci sono neanche gli operatori di scena: il vero “capo” è il pubblico (passato, presente e futuro).

“Bachelor’s Affairs” di Alfred L. Werker al Cinema Ritrovato 2018

Bachelor’s Affairs di Alfred L. Werker è una commedia romantica di quel più ampio genere che, negli anni Trenta, tentava di far dimenticare al suo pubblico la Depressione ed i problemi che essa portava con sé. Così in quel mondo tutto dorato, che questo film ritrae, è immancabile il lieto fine, così come sono indubbi i begli abiti, le lussuose ambientazioni déco e la vita pacifica e serena, nonostante le piccole avversità di un matrimonio sbagliato. La cattiva sorella maggiore Stella viene punita per i suoi tentativi di arrivismo, ma la sua miseria, quella che l’ha trasformata in arrivista, è solo apparentemente accennata in qualche dialogo, ma mai approfondita: per lei non c’è alcuna pietà. Ciò che trionfa è l’amore vero che vede il buon Andrew felice, per aver sistemato la piccola Eva ed anche per aver trovato una compagna più adatta alle sue esigenze.

“L’appartamento” di Billy Wilder al Cinema Ritrovato 2018

Il suicidio non era un tema così amato dalla commedia hollywoodiana e su cui era facile creare gag, o meglio non era facile farlo con le intenzioni di Wilder. Ci avevano provato altri, alcuni più famosi come Frank Capra, ma anche registi meno noti come George Marshall in La mia amica Irma. Wilder però aveva come obiettivo lo sradicamento del perbenismo americano, e attaccava su tutti i fronti il sistema classico, pur restandogli fedele. Così anche se i suoi personaggi durante il corso della narrazione tolgono la maschera, ciò che nel lito fine, ironico e geniale, Wilder attua è un finto smascheramento per mostrare quanto falso sia il cinema. In quell’appartamento, dove Lemmon ha appena gettato la pistola in uno scatolone e poco dopo gioca a carte con la MacLaine, ci sarà mai un vero lieto fine?

“Parigi è sempre Parigi” di Luciano Emmer al Cinema Ritrovato 2018

Un gruppo vacanza, imprescindibilmente mal assortito e quindi eterogeneo, da Roma va a Parigi per passare una sola giornata di svago e vacanza. Siamo nel dopoguerra ed i sintomi tragici si mostrano, velati da un’aria di leggerezza, attraverso quelle battute giocose, ma inclementi, che grandi attori del cinema italiano si scambiano fra loro. Come quando Andrea De Angelis, interpretato da un meraviglioso Aldo Fabrizi, pensa e sostiene, nella sua genuina ignoranza, che a Notre-Dame manchi una torre a causa dei bombardamenti.

“The Decaying” all’Asian Film Festival 2018

The Decaying non vuole essere un film politico, ma cerca di mettere in risalto ciò che affligge le Filippine. Un paese che risulta spaccato a metà, da un lato prova un’odio a tratti xenofobo verso gli americani che si atteggiano da padroni, dall’altro c’è chi proietta in loro l’idea che siano i “salvatori” a cui bisogna essere “fedeli”. Ma questo non è il solo punto su cui Calvento si concentra. Il desiderio del regista, come ha detto alla conclusione della proiezione, è mostrare la realtà filippina riflettendo sulla violenza da cui è afflitta e che ne coinvolge sia l’ambito domestico che quello pubblico. Quindi un cinema che, come ha detto Calvento, va contro ciò che la maggior parte del pubblico filippino vuole vedere quando, sporadicamente si reca al cinema.

“Malila: The Farewell Flower” all’Asian Film Festival 2018

Nella prima parte di Malila: The Farewell Flower la ricongiunzione di corpi e anime è sempre al centro del quadro, anche nei campi lunghi: quando Shane e Pitch camminano disgiunti nel bosco in un modo o nell’altro Anucha Boonyawatana, la regista, riesce ad avvicinali. Nella seconda, invece, Shane parte, insieme ad un altro monaco, per raggiungere un luogo appartato nella foresta in cui poter praticare un’intensa meditazione. Non c’è più la carnalità a legare Shane e Pitch bensì le loro anime che, nella privazione più totale e nella fusione umano-natura riescono nuovamente a congiungersi: anche se in modo granguignolesco.

“Sea Serpent” all’Asian Film Festival 2018

Il regista Joseph Israel Laban si basa su vicende realmente accadute e su alcuni ricordi d’infanzia. Una storia che è un po’ quella di una famiglia e di conseguenza quella di un intero villaggio, ma non sono solo personaggi fittizi, poiché ciò che viene mostrato non è solo finzione. Infatti emerge tutta una cultura della pesca, della cucina, dei rituali e della vita comune che fanno somigliare alcune scene a quelle più proprie di un documentario. Gli orari di pesca, la cura delle reti e delle barche, pulire il pesce e cucinarlo fanno parte di rituali abitudinari.

“A Beautiful Star” all’Asian Film Festival 2018

Yoshida Daihachi mette in scena una storia che, tratta dal romanzo fantascientifico Stella meravigliosa di Mishima Youkio del 1962, usa l’idea del paranormale come scusa per fare un film in cui mettere in costante relazione dinamiche famigliari complesse e problemi ambientali contemporanei. Daihachi fa sì però che questa sorta di propaganda ambientalista, con innesti di inspiegabili misteri, non sia vista esclusivamente in maniera positiva, bensì essa può creare, nelle menti delle persone, anche eccessive paranoie. Il regista ha infatti una visione, o così può sembrare, estremamente pessimista verso il futuro del pianeta terrestre e, come sempre, gli alieni sono visti come una specie superiore perché scruta dall’alto l’attività umana.

“One Night on the Wharf” all’Asian Film Festival 2018

One Night on the Wharf è il film d’esordio di Han Dong, noto poeta e scrittore cinese. Ha deciso infatti di adattare “un suo lavoro, At the Pier” per ottenere quella che risulta essere “una commedia graffiante e divertente” che pone al centro, di quel piccolo mondo, l’amore incondizionato per la poesia: presenza costante nonostante gli imprevisti. Privilegiando campi lunghi e piani americani, non lascia mai i personaggi da soli, seguendoli con la macchina da presa in ogni loro movimento. Un film composto per lo più da personaggi maschili, alcuni estremamente infantili, mentre le poche donne presenti sono descritte come forti e intraprendenti: sembrano quasi figurare come eroine di cui gli uomini non possono fare a meno, ma a cui loro non sono mai succubi.