Archivio

filter_list Filtra l’archivio per:
label_outline Categorie
insert_invitation Anno
whatshot Argomenti
person Autore
remove_red_eye Visualizza come:
list Lista
view_module Anteprima

“The Woman Who Left” all’Asian Film Festival 2017

Lav Diaz sfrutta sia il bianco e nero, ma sopratutto la fissità delle inquadrature (ad eccezione di una sola sequenza) per evidenziare la gabbia emotiva della protagonista del racconto. Infatti Horacia è stata rinchiusa in carcere, ingiustamente, per trent’anni e quando viene liberata non lo è mai del tutto. Se in un primo momento decide di tornare nella sua vecchia casa e vuole rintracciare i suoi figli, finisce poi per perdersi e tentare di vendicarsi dell’uomo che le ha sottratto gli anni più importanti della sua vita. Incontra così personaggi insoliti come la matta senza tetto che vede demoni da per tutto. La matta è forse la via usata da Lav Diaz per condurre lo spettatore alla miseria e alla crudeltà della vita nelle Filippine.

Intorno al cinema di Alessandro Rak

Un elemento comune nelle opere di Rak è sicuramente una fine apocalittica, perché nonostante i finali siano in qualche maniera positivisti, lasciano un sentore di malinconia e questo per il fatto di non essere mai approfonditi. Allo spettatore è concessa, più che altro, la visione delle brutalità e delle infelicità che i personaggi sopportano e quando, alla fine, sembra risolversi quel groviglio di sentimenti e sensazioni che si è creato, enfatizzato dall’uso delle colonne sonore e dei suoni, rimane il vuoto.

Intervista ad Alessandro Rak

Abbiamo approfittato della presenza di Alessandro Rak per porgli qualche domanda, consci che Gatta Cenerentola è stato uno dei film più originali e sorprendenti di questa prima parte di stagione: “La mia idea è cercare di liberare l’animazione dal gioco del target che non vuol dire necessariamente farla per adulti e basta, ma significa che chi racconta deve sentirsi libero di raccontare le istanze, le urgenze che ha dentro e non adeguarsi biecamente a un mercato o alla necessità di un mercato”.

Divertimento e malinconia in “Ammore e malavita”

Ripensiamo Ammore e malavita dopo alcune settimane dalla sua uscita. Il cinema di matrice napoletana sta vivendo una stagione di enorme vivacità, e sembra dialogare in modo convinto con diversi generi (e non per la prima volta). I Manetti usano la sceneggiata napoletana alternandola – con giochi di luce che distinguono realtà e immaginazione – alle caratteristiche più proprie di un gangster-musical, ponendo Napoli sullo sfondo di sparatorie all’americana e momenti di puro amore.

Il destino al neon di “Blade Runner 2049”

Per cercare di introdurre meglio Blade Runner 2049 forse bisogna partire proprio dagli elementi da cui si discosta e abilmente si intreccia, nel corso della trama, rispetto a quelli del primo. Se infatti nel cult movie anni ottanta la tematica prevalente è quella della netta distinzione tra ciò che è reale e ciò che è stato creato industrialmente, nel sequel non è così. Si perde quindi l’importanza del discernere e non si vuole rispondere alla significante, ma in fondo futile domanda: “Deckard era un replicante?”. La domanda a cui invece, con tempi lunghi, si accinge a rispondere è: “che cosa è successo a Deckard e a Rachael dopo la chiusura dell’ascensore?”.

Un ritratto multiforme, “Evviva Giuseppe”

Un film sulla vita e i tanti talenti di Giuseppe Bertolucci (scomparso nel 2012, regista di cinema, teatro e televisione, scrittore, poeta, presidente della Cineteca di Bologna per più di dieci anni) raccontato attraverso le voci del padre Attilio e delfratello Bernardo, le testimonianze di amici e colleghi come Roberto Benigni (autore di un monologo inedito), Lidia Ravera, Mimmo Rafele, Marco Tullio Giordana, Nanni Moretti, i ricordi di alcune tra le sue attrici predilette: Stefania Sandrelli, Laura Morante e Sonia Bergamasco. 

Lo sguardo ipnotico della “Mummia” di Freund

Sfogliando il catalogo dei mostri e dei freak al cinema, in occasione del ritorno in prima visione di Eraserhead restaurato, tocca stavolta all’approfondimento di La mummia, grande classico di Karl Freund (la cui solidità non è stata certo messa in discussione dal recente remake con Tom Cruise). Un film, questo del 1932, in cui gli scarni dialoghi lasciano che siano le espressioni, i primi piani e i movimenti del corpo di ciascun personaggio ad esprimere il terribile destino di morte che, attende tutti coloro che si oppongono alla mummia. 

Venezia Classici 2017: “L’Enigma di Jean Rouch a Torino”

Marco di Castri, Paolo Favaro, Daniele Pianciola hanno diretto e presentato a Venezia in occasione della Mostra del Cinema il documentario L’Enigma di Jean Rouch a Torino – Cronaca di un film raté in cui sono ricostruiti i due anni di lavorazione al film L’Enigma (1987). Jean Rouch (deceduto in un incidente stradale in Nigeria nel 2004) è ricordato, nelle diverse interviste, come un uomo estremamente simpatico, dedito allo studio e amante della cucina. Un uomo che non viene solo raccontato e ricordato, ma che (grazie al materiale filmico dei making-of) torna in vita, nel pieno del suo spirito dionisiaco, davanti allo spettatore.

Venezia Classici 2017: “This Is the War Room” e “The Prince and the Dybbuk”

Il regista emergente Boris Hars-Tschachotin ha presentato il suo documentario This Is the War Room sul famoso scenografo britannico Ken Adam: Agente 007 – Licenza di uccidere, La notte del demonio e soprattutto di Il dottor Stranamore e proprio su quest’ultimo film si focalizza il lavoro. Successivamente è stato presentato The Prince and the Dybbuk di Elwira Niewiera e Piotr Rosolowski un documentario particolare che cerca di ricostruire il mistero sulle origini di Michael Waszynski (in Italia conosciuto come il “principe polacco”). 

Venezia 2017: “Casa d’altri”

Gianni Amelio (Leone d’oro nel 1998) è in laguna – oltre che per presidiare la giuria della sezione Orizzonti -con il suo nuovo corto Casa d’altri presentato come evento speciale alla Mostra D’arte Cinematografica di Venezia. Una testimonianza agghiacciante di ciò che, ad un anno dal devastante terremoto, stanno ancora subendo gli abitanti di Amatrice. Le residenze quasi pronte ad accoglierli vengono descritte come “tutte uguali e piccole ma nell’insieme vivibili” dall’ingenuo e sbadato sguardo di un bambino.

 

Cinema Ritrovato 2017: “Io…e il ciclone”, il riscatto del piccolo uomo

Io e il ciclone (1928) fa parte della sezione dedicata al Progetto Keaton di quest’anno. Proiettato in Piazza Maggiore con l’accompagnamento dell’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna che ha eseguito le musiche composte e dirette da Timothy Brock. È anche un film sul riscatto del piccolo uomo che, scontrandosi con un terrificante ciclone che incombe sul paese, diventa l’eroe della situazione: prendendo letteralmente le redini del vecchio battello e della sua vita. 

Cinema Ritrovato 2017: “I vicini” e “Il capro espiatorio”

Alla fine del 1920, dopo Lo sciocco (primo film che vede Keaton separato dalla comicità più volgare di Roscoe Fatty Artbuckle) e una serie di fortunati e rinomati cortometraggi, I vicini è l’ultimo tra i cortometraggi girati quell’anno di cui Buster Keaton è sceneggiatore, regista e protagonista. Chiamato all’epoca (in Italia) “Saltarello” in questo cortometraggio riaffiorano alcuni suoi elementi caratteristici “dall’articolazione narrativa basata sull’equivoco” ad una serie di inseguimenti e capriole fortemente dinamici e omogenei.

Cinema Ritrovato 2017: Keaton in TV

Quest’anno il Progetto Keaton ha, grazie ad accuratissime ricerche, deciso di mostrare al pubblico la seconda vita di Buster dopo l’avvento del sonoro che lo aveva eclissato. Così lo si ritrova, un po’ invecchiato, al suo esordio in televisione in cui torna finalmente ad essere un attore. Nel dicembre del 1949 è ospite del programma televisivo americano Ed Winn Show, in voga a quei tempi, dove il presentatore e Buster ricostruiscono il primo sketch fatto nel 1917 con Roscoe Fatty Artbuckle.

 

Cinema Ritrovato 2017: “Die Kleine Veronika”

Nella rassegna Ritrovati e Restaurati sono stati proiettati, attraverso l’uso di due differenti lanterne a carbone, una serie di cortometraggi, alcuni originari austriaci ed altri francesi che hanno fatto da “preludio alla visione di Die kleine Veronika. Nel primo programma i film, tutti facenti parte del primo decennio del Novecento, sono stati proiettati usando un proiettore a manovella di proprietà di Nikolaus Wostry. Il proiettore a carbone, risalente anch’esso all’inizio del novecento, è progettato in modo tale da ottenere un’illuminazione perfetta senza ombre.

Cinema Ritrovato 2017: “Addio giovinezza!”, versione 1927

Alcuni giovani rampolli, di famiglie benestanti, spensierati e belli (non proprio tutti) lasciano le loro famiglie per andare all’Università. Sono le nuove matricole. È questo l’incipit di Addio Giovinezza!. Un film intriso di tristezza dove è ben evidente la gerarchizzazione sociale che fa da sfondo alla storia d’amore tra l’aitante Mario e l’ingenua Dorina: convinta di poterlo tenere vicino a sé per tutta la vita perché l’ama e gli rattoppa il guardaroba.

Cinema Ritrovato 2017: “Fascino biondo”

Fascino biondo con Marion Davies la vede protagonista di una favola, una nuova Cenerentola. Pat è però una Cenerentola dal taglio diverso, una donna che, stufa di ciò che le capita, vuole cambiarsi per conquistare l’uomo dei suoi sogni. È follemente innamorata dell’architetto Tony che è invece troppo impegnato a pensare alla sorella di Pat per accorgersi di lei e di tutto ciò che gli sta intorno. Così Pat, cerca di trovare la propria personalità, attraverso una serie di travestimenti: imitando lo stile di attrici e personaggi famosi come Gloria Swanson.

Cinema Ritrovato 2017: “It Always Rains On Sunday”

It Always Rains On Sunday è ambientato nel quartiere Bethnal Green, malridotto dai bombardamenti, nella zona ad est di Londra. Descrive la fase immediatamente successiva al periodo bellico in cui gli uomini tornati a casa dalla guerra, si aspettano che le donne riprendano il loro ruolo tradizionale di angelo del focolare. La decadenza del quartiere è resa in modo impressionante dalla fotografia di Douglas Slocombe che, durante la Seconda Guerra Mondiale, era stato foto-reporter di guerra. Si tratta di un film girato on-location (caratteristica importate perché all’epoca molto rara) e riconducibile al genere Kitchen-Sink, il realismo britannico.

Cinema Ritrovato 2017: “La tragica fine di Caligula Imperatore”

La tragica fine di Caligula Imperatore (1917) di Ugo Falena è stato restaurato quest’anno dalla Cineteca di Bologna a cent’anni dalla sua realizzazione. Prodotto dalla Film d’Arte Italiana (casa di produzione nata per la trasposizione sullo schermo di capolavori del teatro e della letteratura) nota soprattutto per la caratteristica di sfruttare il plein air e i veri luoghi in cui le storie erano ambientate.

Cinema Ritrovato 2017: “Malombra”

Malombra è uno dei diva-film più importanti e particolari della storia del cinema italiano; infatti, è insolitamente caratterizzato da uno stile narrativo gotico e fantastico. Nei film di Carmine Gallone l’impronta teatrale è molto forte e in questo sfrutta i corpi, soprattutto quello della diva Lydia Borelli, come se fossero materiale plasmabile. Anche l’uso dei colori in questo film (e non solo) è estremamente accurato e diventa un’essenziale elemento narrativo.

Cinema Ritrovato 2017: “Lucciola”

Dopo il successo della critica e del pubblico nel 1917 (e non solo) il film Lucciola di Augusto Genina – che lo ha confermato come grande regista e autore negli anni in cui il cinema italiano si stava inabissando – torna a rivivere sul grande schermo grazie al restauro effettuato nel 2005 con didascalie originali della copia francese e l’accompagnamento al pianoforte di Antonio Coppola.