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“Song About Happiness” e “Accordion”: l’educazione della musica

Durante il periodo del secondo quinquennio, si compie in Unione Sovietica il discusso e problematico passaggio al sonoro, che offre alle tradizionali forme e formule di narrazione cinematografica la possibilità di attingere al repertorio classico e tradizionale fatto di cori, canzoni e melodie e di esplorare allo stesso tempo i vasti territori del paese per scoprirne di nuovi. Musica e tradizione sembrano formare il dittico attraverso cui si sviluppano questi film e si esprimono le estetiche dei registi coinvolti, Donskoj, Legosin e Šavcenko. A completare tale dittico, resta naturalmente imprescindibile l’elemento strettamente ideologico e politico, che sembra prendere concretamente voce e corpo. Infine, nel breve volgere dei mesi e anni di questa seconda utopia, sono precise le richieste e netto l’invito rivolto al cinema a raccontare storie immediatamente familiari alla grande e variegata massa di spettatori, in cui i personaggi oltre alla dedizione per il lavoro possano esprimere gioia e felicità. All’interno di questa semplice e brutale concezione di cinema, sono molte e complesse le declinazioni del modello che prende il nome di Realismo Socialista, che dalla letteratura arriva e invade ogni forma d’arte.

“La giovinezza di Maksim” di Kozincev e Trauberg al Cinema Ritrovato 2018

Kozincev e Trauberg ambientano il primo capitolo di una fortunata e popolarissima trilogia (composta da La giovinezza di Maksim, 1934; Il ritorno di Maksim, 1937; I Sobborghi di Vyborg, 1939) nel 1910, durante un periodo teso e sospeso, in cui la violenta restaurazione sembra solo in apparenza aver domato e sedato le istanze pre-rivoluzionarie. La giovinezza di Maksim nasce dalla volontà di realizzare un film destinato al grande pubblico, un film a tratti didascalico, più lineare e immediato rispetto alla produzione, cospicua e riconosciuta dei due registi. Del compromesso fra estetica avanguardista e prodotto fieramente popolare restano però almeno le sequenze dinamiche e fresche dei festeggiamenti per il nuovo anno, delle carrozze che sfrecciano per le strade, o ancora quelle dello scontro fra la massa di operai e guardie e quelle dell’arresto e dell’arrivo in prigione di Maksim.

“Boy and Girl” di Julij Fajt al Cinema Ritrovato 2018

Boy and Girl (1966), o semplicemente Lui e lei, è un film prezioso di Julij Fajt, introdotto e presentato ieri pomeriggio da Peter Bagrov e dal regista stesso, nella sezione Censurati, Ritrovati e Restaurati. Figlio di un famoso attore del cinema muto (Andrej Fajt), comparsa in Ivan il Terribile (1944) di Sergei Ėjzenštein e compagno di scuola di Andrej Tarkovskij, Fajt è stato uno degli esponenti principali della New Wave sovietica, rallentato nella sua produzione artistica e trasformato profondamente dall’intervento della censura proprio sul film Mal’čik i Devočka. Questa condanna, che riduce ed etichetta il film di Fajt a produzione di terza categoria, si ripercuote sul regista, al quale viene impedito per almeno una decina di anni di girare altri film di finzione. Oggi, dopo oltre cinquant’anni, Mal’čik i Devočka restituisce agli spettatori le tendenze stilistiche della nuova onda sovietica.

“Čapaev” dei fratelli Vasil’ev al Cinema Ritrovato 2018

Sergej e Georgij Vasil’ev, conosciuti semplicemente come “fratelli Vasil’ev” (ma fra i due non c’erano legami parentali), sintetizzano e rispecchiano a partire dalla loro stessa formazione la storia del cinema sovietico: dopo l’entusiasmante periodo del muto e la sperimentazione delle avanguardie, l’elemento propagandistico diviene preponderante e la crisi profonda degli anni Trenta rappresenta uno stallo nella produzione e distribuzione di film originali. Parallelamente, dagli studi presso l’Istituto di Arte di Leningrado e di Mosca, dalle esperienze come montatori al Goskino, senza dimenticare la lezione di Sergej Michajlovič Ejzenštejn, i fratelli Vasil’ev realizzano con Čapaev un esemplare e paradigmatico equilibrio fra istanza autoriale, approfondimento psicologico di situazioni e personaggi e intenzioni propagandistiche.

Cinema Ritrovato 2017: “The Girl from the Marsh Croft”

Tösen från Stormyrtorpet rappresenta uno dei capolavori e dei capisaldi del cinema muto svedese: in questo film Sjöström accoglie e interpreta il modello del cinema americano, in particolare la lezione di Griffith, per quel che riguarda la rappresentazione di parabole esistenziali. Sjöström ancora i propri personaggi agli ambienti di appartenenza e ai luoghi che li descrivono, una umile fattoria o un salotto borghese, ma lascia a tutti, indistintamente, la possibilità di confrontarsi con la natura che li circonda.

Cinema Ritrovato 2017: focus su Ivan Mozžuchin

Una felice sequenza di proiezioni ha permesso agli spettatori di questa edizione del Cinema Ritrovato di godere di un pomeriggio dedicato a Ivan Mozžuchin: attore, divo e regista, emblema e protagonista indiscusso della storia del cinema muto, russo e mondiale. Nella sezione Cento anni fa: 1917 è stato presentato Kulisy Ekrana – Behind the screen (G. Azagarov?, A. Volkov?, 1917), mentre a seguire, in quella dedicata alle pellicole restaurate, Kean ou Désordre et Génie (A. Volkov, 1924).

Cinema Ritrovato 2017: focus su Evgenij Bauer

Evgenij Bauer, considerato fra i maggiori registi del cinema pre-rivoluzionario russo, abile autore di adattamenti letterari, nella sua breve e intensa attività realizza oltre ottanta film, nei quali si combinano e ritornano topoi e personaggi consueti della stagione del muto: lo scontro di classe, l’amore non corrisposto, la moglie fedele o fedifraga, l’amante impaziente e il marito sospettoso.