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Il 1918 di Chaplin e Lubitsch al Cinema Ritrovato 2018

Der Fall Rosentopf e Shoulder Arms (o Charlot Soldato), due film coevi, prodotti nel 1918, diretti e interpretati uno da Ernst Lubitsch e l’altro da Charles Chaplin; non è forse un caso che siano stati inseriti nella stessa programmazione e nella sezione “Cento anni fa: 1918 – Ritrovati e Restaurati”: entrambi hanno in comune più di quanto si possa credere. Innanzitutto fanno ridere. Tanto. E c’è anche da dire che è la fine della Grande Guerra. Tant’è che, nonostante questo “piccolo” particolare, Lubitsch e Chaplin scelgono di continuare a lavorare sulle produzioni comiche. Lubitsch serve l’antipasto di quel che sarà il suo Lubitsch touch poco tempo dopo: il suo investigatore Sally è già deliziosamente irriverente.

“1898, cinema anno tre” tra Hatot e Breteau

In principio fu la cinepresa, in principio fu la realtà. Procediamo con più calma e dimentichiamoci per un attimo i fratelli Lumière e i trucchi di Méliès. Non ci dilungheremo in analisi intricate, non cercheremo significati nascosti in un movimento di macchina o in una messa in scena. Il cinema delle origini era semplicemente quello che vediamo noi centovent’anni più tardi. Cambia solo il contesto di visione: il pubblico odierno fruisce di un film muto, quando ne ha l’occasione, in religioso silenzio in sale cinematografiche o nelle cineteche, il pubblico di fine Ottocento assiste alle proiezioni nei caffè e nelle sale di teatro, disturbati dal chiacchiericcio, dal fumo di sigaretta, dallo sfarfallio del proiettore, spesso accompagnato dal pianoforte o in presenza di una piccola orchestra.

Émile Cohl e i nuovi restauri Gaumont al Cinema Ritrovato 2018

Non solo Fantasmagorie e disegni con la luce abitano il piccolo mondo di Émile Cohl. Il recente restauro di cinque brevi film animati salvati da Gaumont Monsieur Clown chez les Lilliputiens (1909), L’éventail animé (1909), Les générations comiques (générations spontanées) (1909), Le champion du jeu à la mode (1909) e Le petit Chantecler (1910) è una parentesi curiosa e interessante del cinema d’animazione delle origini; il mondo animato è creato da una geniale immaginazione, inventato proprio dall’animatore francese soprannominato “il benedettino” per le lunghe sessioni di lavoro in compagnia di sola fantasia, manualità e di una macchina da presa.

“Carnevalesca” di Amleto Palermi al Cinema Ritrovato 2018

Un’altra colonna portante della storia del cinema muto italiano è Carnevalesca (1918) di Amleto Palermi, studiato e analizzato più e più volte nell’ambito della teoria del colore nel cinema. Più che parlare della trama del film (una classica vicenda di aspirazione al trono da parte degli eredi di un sovrano, destinati poi a distruggersi tra loro) o dell’interprete principale Lyda Borelli, eroina dannunziana, diva bellissima e tragica, è opportuno spiegare come questa pellicola sia completamente intrisa di significato simbolico, poiché è proprio il colore il vero protagonista del film restaurato nel 1993 dalla Cineteca di Bologna. Per capire meglio l’intera scansione del film, occorre certamente una conoscenza preliminare di ciò che era il progetto iniziale della sceneggiatura, non corrispondente a quanto giunto a noi, probabilmente a causa di una pesante sottoposizione a tagli da parte dei distributori.

Antenati ed eredi della Linea al Cinema Ritrovato 2018

Omaggiata anche sulla copertina del libro Animazione. Una storia globale (UTET, 2017) dello storico dell’animazione Giannalberto Bendazzi, vero e proprio archivio di film animati dalle origini ai giorni nostri, La Linea è sicuramente stata influenzata da altri film prodotti precedentemente, così come molte pellicole successive hanno preso ispirazione dal buffo personaggio brontolone e scorbutico, che però non farebbe mai del male a una mosca (c’è sempre Cavandoli che lo tiene d’occhio e che, nel caso, lo fa precipitare cancellando la linea che gli permette di vivere). I primi film d’animazione muti sono tantissimi, sono spesso frutto di sperimentazioni di luce su pellicola e molte volte non hanno nemmeno una trama logica, essendo (di)segni che appartengono ad uno stile che si avvicina non di poco all’astrattismo.

“Naples au baiser de feu” al Cinema Ritrovato 2018

Sole cocente, cicale, onde marine e sospiri rubati. Questa è l’esperienza uditiva che si prova guardando Naples au baiser de feu (1925) film francese, girato a Napoli da Serge Nadejdine. Didascalie francesi, ‘core napoletano e regia russa sono un connubio riuscitissimo. Nadejdine evidentemente si era innamorato del panorama partenopeo, tanto da ambientare la maggior parte delle scene en plein air, accarezzato dal vento marino mentre riprendeva Antonio Arcella (un Georges Charlia pieno di pathos) suonare il violino. Non solo il mare, ma anche i vicoli di Napoli attirarono la sua attenzione, con una particolare predilezione verso le scalinate labirintiche della città, le ampie balconate, i ristoranti all’aperto e i muretti in riva al porto.

“Lights of Old Broadway” di Monta Bell al Cinema Ritrovato 2018

Una commedia fresca e brillante quella interpretata da Marion Davies nel doppio ruolo delle gemelle separate alla nascita Fely O’ Tandy e Anne De Rhonde, entrambe adottate da due famiglie di New York che non potrebbero essere più diverse: gli O’ Tandy, poveri in canna, vivono in una baraccopoli irlandese nella periferia della città, i De Rhonde, ricchi e aristocratici, sono e i proprietari della fornitura di gas nel quartiere di Broadway e i possidenti della baraccopoli di cui desiderano disfarsi al più presto. Lights of Old Broadway (1925) va senza alcun dubbio lodato per la sceneggiatura che rende il film mai stancante, anzi vivido e scorrevole, nonostante la narrazione si concentri sulla figura di Fely, più che su entrambe le sorelle. 

“E’ Piccerella” di Elvira Notari al Cinema Ritrovato 2018

Napoli è lo sfondo di amori tormentati, inganni e drammi. Napoli è teatro di processioni, feste patronali, è il cuore e il calore di una madre che farebbe di tutto per il proprio figlio, perso per sempre nelle spire di un amore malato e non corrisposto. Napoli è la città adottiva di Elvira Notari, prima regista donna italiana, e dei suoi film, per la maggior parte andati perduti e un giorno, sperabilmente, ritrovati. E’ Piccerella (1922) è un dramma passionale in cui non esiste lieto fine per nessuno, tutto per l’instancabile bisogno di libertà di Margaretella, ragazzina bisognosa di attenzioni materiali e amore carnale; Margaretella non vuole un uomo stabile: sciupa, straccia gli uomini e li cambia come gli scialli nel suo armadio. Margaretella sembra godere della lenta e dolorosa distruzione di un uomo: non si dispera se il suo “fidanzato” e il suo amante lottano e impugnano le armi per lei, assiste impassibile senza fiatare o chiamare soccorso.

La donna con la kinamo: Ella Bergmann-Michel al Cinema Ritrovato 2018

Non è difficile immaginare il motivo per cui i film di Ella Bergmann-Michel giunti a noi siano numericamente limitati: l’ascesa di Adolf Hitler al potere fece in modo che qualsiasi tipologia di arte astratta dovesse essere bandita, essendo egli un pittore mancato (dipinse centinaia di quadri più per istinto di sopravvivenza che per il mero bisogno di esternare il proprio talento). Se l’ “arte degenerata” di Picasso, Klee, Kandinsky e Munch era proibita e censurata, figuriamoci un film costruttivista, impegnato nel sociale e carico di sperimentazioni. Costretta a fermarsi a causa della guerra, Ella Bergman-Michel ritornò all’arte, solo, però, impegnandosi nella realizzazione dei suoi amati collage. Della mitica Kinamo N 25, purtroppo, non si sa più nulla.

Quattro film di Segundo De Chomón al Cinema Ritrovato 2018

Il 1906 è un anno fertile per la carriera di Segundo De Chomón, il primo e più grande pioniere degli effetti speciali nella storia del cinema: si stabilisce per quattro anni a Parigi presso la Pathé Frères, dove inventa il sistema di colorazione Pathécolor, sperimenta le prime dissolvenze, i trucchi di sparizione e mette a punto il “giro di manovella” per conferire agli oggetti l’illusione di movimento. A partire dal 1910 si trasferirà in Italia per lavorare sotto contratto dell’Itala Film e più tardi presso la Albertini Film. Quattro titoli riassumono il lavoro tecnico di De Chomón, tutti, tranne L’invention du Professeur Brick à Brack copia della Cinématheque Française, restaurati nel 2017 dal laboratorio L’Immagine Ritrovata di Bologna.

“La Gerusalemme liberata” di Enrico Guazzoni al Cinema Ritrovato 2018

Una grande opera d’arte del cinema muto italiano e uno dei film più importanti e studiati della storia del cinema è La Gerusalemme liberata di Enrico Guazzoni, già cartellonista e decoratore, dal 1907 autore in casa Cines de Il poverello di Assisi (1911), Quo Vadis? (1913) e Marcantonio e Cleopatra (1913), per citare i più noti. Una prima versione in pellicola della Liberata, da ritenersi ad oggi  perduta, fu realizzata nel 1911: tra gli interpreti vi figuravano Giovanna Terribili Gonzales, Fernanda Negri-Pouget, Emilio Ghione e Amleto Novelli. La seconda versione prodotta dalla Guazzoni-film datata 1918 ci è giunta integra ed è una copia testimone conservata al CSC – Cineteca Nazionale di Roma, che presenta le didascalie esplicative in inglese e imbibite di rosso. Si basa anch’essa, come la princeps del 1911, sull’omonimo poema di Torquato Tasso (1544-1595) ambientato durante il sesto anno della prima crociata, poco prima della conquista definitiva di Gerusalemme.

I primi film d’animazione dal BFI National Archive

Cinque film di breve ma intensa durata contraddistinguono la rassegna Ritrovati e Restaurati – Primi film d’animazione dal BFI National Archive, britannici, muti, sì, ma decisamente parlanti grazie all’ausilio di baloons presi in prestito dal mondo del fumetto in sostituzione delle comuni didascalie, tra cui Ever Been Had? (Dudley Buxton, 1917), Booster Bonzo: or, Bonzo in Gay Parade (1925) e Shadows! (Joe Noble, 1928). Sono in realtà molto più elaborate le tecniche di animazione di questi tesori rimasterizzati dal laboratorio inglese Dragon Digital a partire dalle copie conservate al British Film Institute: i classici fondi montati e dipinti a mano, sovraimpressioni e dissolvenze, l’uso della tecnica mista nella rocambolesca scena dell’animatore inseguito da un’ombra in due dimensioni in Shadows!, tratti e linee semplici, ma efficaci per Bonzo, il cane vanesio.