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Il suono di “La jetée” al Cinema Ritrovato 2018

In principio fu il suono: quello forte e sibilante degli aerei sulla piattaforma di osservazione all’aereoporto di Orly. L’inizio sonoro ne La jetée è per lo spettatore-ascoltatore il primo segno acustico di un film in cui non ci sono voci. Si tratta di un photo-roman, ovvero una sequenza di fotografie che raccontano la storia di un uomo e di una donna – avanti e indietro nel tempo – che si svolge durante una fantascientifica era postatomica. Un cortometraggio raccontato attraverso una serie di immagini fisse durante il quale il raccordo di una voce narrante fuori campo evita la deriva ermeneutica: un bambino che osserva una donna durante un incidente all’aereoporto in cui misteriosamente muore un uomo; scienziati che sperimentano il viaggio nel tempo su quel bambino ormai adulto nelle gallerie del Palais de Chaillot.

“Gli uccelli”: suoni, rumori e affetti elettronici

Quando per Gli uccelli (1963) Hitchcock chiama due specialisti del suono, Oskar Sala e Remi Gassmann (il primo era un fisico che aveva studiato a Berlino negli anni Trenta, quando si iniziavano a scoprire le potenzialità degli strumenti elettronici per inserirli nelle composizioni per orchestra; il secondo, aveva studiato col violista Paul Hindemith diventando critico musicale e compositore di balletti di musiche elettroniche), insieme ad un compositore di musica colta come Bernard Hermann, costruisce e definisce la presenza dell’effetto di musica nella colonna audio cinematografica.