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“Vice”, l’esca ce la siamo divorata tutti

Vice fa così: ti prende a schiaffi con il sorriso, lasciandoti un fastidio alle gote impossibile da ignorare. Il film non inizia e non finisce davvero, perché in quella realtà ci siamo ancora dentro. Ecco allora che tutto diventa un patchwork pop, patinato e roboante, mentre fuori c’è la morte. McKay sintetizza la formula per il biopic perfetto, per il suo biopic, tornando addirittura a Lucrezio: mescolando l’utile al dolce, sia per lo spettatore abituato a Michael Moore che riconosce Condoleezza Rice o Colin Powell, sia per chi a Fahrenheit preferisce il Fernet. Non ci viene lasciato scampo, giustamente. Vice apre l’ennesimo squarcio nella politica americana, tirandoci attraverso la tela per inorridire di fronte al ghigno che si nasconde in piena vista. Perché a Christian Bale basta solo quello per consegnarci il suo Dick Cheney: un sorriso che si taglia come una crepa nel granito.