Ogni tempo ha i suoi miti, figure esemplari attraverso le quali una generazione può riconoscere e alimentare aspirazioni, sogni e ideali. La duplicità del mezzo cinematografico, che nella messa in scena trasla il reale in fantastico, ha contribuito fortemente alla creazione di attori-simboli di particolari tendenze, stili di vita, ideologie. Chadwick Boseman è da annoverare tra questi, quale incarnazione delle più alte e nobili ambizioni del popolo nero statunitense contemporaneo, esempio del nuovo modello che il recente black cinema sta proponendo in diverse modalità e formule: un eroe che travalichi i confini etnici facendosi manifesto non di opposizione, ma di possibile alterità al canone bianco.

Ambizioso e determinato a divenire un nuovo Denzel Washington, sin dal 2003 nelle prime apparizioni come generico in alcune serie tv Boseman rifiuta l’immaginario svilente di neri drogati, criminali e fannulloni perpetrato dalle produzioni e, nell’arco di cinque anni, comincia a rivestire ruoli più significativi sia in televisione (Lincoln Heights – Ritorno a casa e Persone sconosciute) che al cinema (The Express e The Kill Hole). Ma è nel 2013 con 42 – La vera storia di una leggenda americana (Brian Helgeland) che l’attore ottiene il suo primo grande successo, interpretando l’atleta nero Jackie Robinson primo giocatore afroamericano di una squadra della MLB. Da qui in avanti Boseman inanella una serie di ruoli azzeccati in film fortunati venendo a incarnare, nella sua pur folgorante carriera, il modello di nero responsabile e coscienzioso del proprio ruolo all’interno della società bianca, consapevole del proprio passato in cui però non si richiude isolandosi, ma che celebra facendosi egli stesso ponte ideale tra esso e un futuro prossimo.

È ciò che hanno in comune ad esempio il James Brown di Get On Up – La storia di James Brown (Tate Taylor, 2014), T’Challa/Pantera Nera dei film Marvel o l’avvocato Thurgood Marshall di Marcia per la libertà (Reginald Hudlin, 2017), primo giudice afroamericano della Corte Suprema degli Stati Uniti. Di questi eroi, esempi di coraggio e dignità nera, Boseman ha saputo scavare nel loro passato in cerca di ferite rimosse, fallimenti e paure personali, inserendo le rispettive esperienze nel contesto storico di riferimento e trasferendole in un bagaglio emotivo portato dal protagonista di scena in scena. Per il campione Robinson i duri anni di gavetta nella Negro League, per Brown le privazioni durante l’infanzia nel South Carolina segregato, l’opprimente eredità di una dinastia di sovrani per Pantera Nera o la consapevolezza storica e civile per il giudice Marshall. Umanizzando questi super-uomini, l’attore ha saputo così avvicinarvi il pubblico rendendo quelle figure emblematiche più raggiungibili, spogliate dell’aura quasi santificatrice correlata ai miti, storici o immaginifici che siano.

Boseman è figlio del proprio tempo. “In una tassonomia pop della nobiltà maschile nera, egli pare uscito dallo stampo di Barack Obama – generalmente di sangue freddo, affabile, devoto ai principi non glamour – una figura che è senza dubbio su una lista ristretta per rappresentare un’epica inevittabile” (Reggie Ugwu). Non stupisce allora che Spike Lee l’abbia voluto in Da 5 Bloods – Come fratelli, primo film a celebrare i militari neri in Vietnam, nel ruolo del soldato Norman, coscienza storico-intellettuale del gruppo di commilitoni, la cui morte sul campo di battaglia simboleggia metaforicamente la fine di un’epoca e di un modo di concepire e vivere la propria blackness.

Ma è indiscutibile che il ruolo che resterà per sempre legato all’attore nell’immaginario collettivo sia quello di Black Panther (Ryan Coogler, 2018), un simbolo del fermento culturale attorno alla questione afroamericana, il primo cinefumetto dedicato al celebre supereroe nero diretto da un regista nero a sua volta con un cast almost-black. Nono maggior incasso nella storia del cinema, la pellicola ha apportato sul grande schermo una rivoluzione iconografica pari a quella dei film interrazziali con Sidney Poitier e Harry Belafonte. Finalmente anche l’ultima roccaforte bianca del cinema hollywoodiano è stata abbattuta, con un’opera sì ambientata nel regno immaginario di Wakanda ma in cui lo scontro tra le due fazioni – una che vuole difendere il proprio Paese, l’altra che vuole svenderlo a mercenari e contrabbandieri bianchi – rimanda chiaramente alla storia dell’Africa e parla  della realtà nera odierna, in continua lotta tra il rispetto per le proprie tradizioni e origini e l’apertura verso l’altro. È ciò che testimonia anche la partecipazione del personaggio agli ultimi due capitoli dei Avangers (Anthony e Joe Russo, 2018, 2019) in cui eroi bianchi e neri combattono uno al fianco dell’altro contro il nemico comune Thanos. Il mondo è cambiato e il cinema da sempre è in prima linea a far da testimone.

La rapida meteora di Chadwick Boseman ha tracciato una via che difficilmente potrà essere ignorata, un nuovo modo di concepire il proprio ruolo mediatico dentro e fuori lo show business. Da qualche giorno il web rilancia aneddoti e interviste che mostrano il lato umano dell’attore, quella stessa levatura d’animo che ha messo nei suoi personaggi, facendo del cinema uno strumento che porti il mito all’altezza dello spettatore, permettendogli di guardarlo negli occhi e vedervi riflessa la propria immagine.