Dawson City, Yukon, Canada. Tra la fine dell’Ottocento e gli anni Venti, ultimo avamposto della civiltà yankee. C’è un cinema e i film arrivano, con anni di ritardo; rispedire indietro le pellicole è troppo costoso. A fine anni Settanta, scavi in quello che era stato un campo da hockey ne riportano alla luce un piccolo giacimento, preservato nel ghiaccio. In molti casi, si tratta di film dati per perduti. Bill Morrison usa il found footage per creare Dawson City – Il tempo tra i ghiacci, documentario poetico e sperimentale, presentato a Venezia 2016 (e ora nuova proposta del progetto Cinema Ritrovato al cinema), dove ha suscitato stupore ed emozione. Conosciamo meglio il regista.

Bill Morrison (Chicago, 1965) è un filmmaker e artista internazionalmente riconosciuto. I suoi film spesso uniscono rari materiali d’archivio e musica contemporanea, e sono stati proiettati in cinema, festival, musei e gallerie di tutto il mondo. Formatosi come pittore, ha poi sviluppato un profondo interesse per il cinema, in particolare per la pellicola. Ha collaborato con alcuni dei più influenti compositori contemporanei, tra i quali Philip Glass, Gavin Bryars, Steve Reich, Bill Frisell, Jóhann Jóhannsson, Kronos Quartet, Erik Friedlander, Bang On a Can.
Nel 2013, il suo film Decasia (2002), realizzato in collaborazione con il compositore Michael Gordon, è stato scelto dalla Library of Congress come film degno di essere preservato per il suo alto valore culturale, storico ed estetico. 

Ci aiuta a ricostruire la sua carriera Giovanna Branca, su “Il Manifesto” (31/08/2016):

Il lavoro di Bill Morrison, nato a Chicago nel 1965, si svolge infatti per buona parte negli archivi dove visiona e seleziona i frammenti di antiche pellicole dell’era del muto che andranno a far parte delle sue ‘composizioni visive’, in cui i segni della decomposizione delle pellicole in nitrato – il materiale altamente infiammabile con cui all’epoca i film erano realizzati – hanno la medesima importanza, se non superiore, della traccia dell’immagine impressa sulla pellicola. “Le immagini possono essere considerate come dei pensieri o delle memorie: azioni che hanno luogo nella nostra mente – aveva scritto Morrison sul catalogo della retrospettiva a lui dedicata dal Film Festival di Cork nel 2006 – la pellicola può essere invece considerata come il corpo, che rende possibile la visione di questi eventi. Come i nostri corpi, la celluloide è un supporto fragile ed effimero, che può deteriorarsi in una miriade di modi”.

La sua sinfonia visiva del 2002, Decasia, è tra i lavori più importanti e noti di questo artista – a cui il MoMa di New York ha dedicato una retrospettiva integrale due anni fa – in cui la circolarità, la rotazione, è la rima visiva che accomuna le immagini del found footage da lui assemblato: le bobine che girano sul proiettore, il derviscio che apre e chiude il film, il disco del sole che tramonta all’orizzonte tracciano un percorso circolare che evoca una destinazione obbligata, quella appunto del declino del corpo e della vita. Un decadimento che può però anche essere abbagliante, come le menomazioni meravigliose inflitte dal tempo sulla celluloide. Decasia, il cui titolo rimanda volutamente a Fantasia di Walt Disney, è una sinfonia visiva anche perché il lavoro di Morrison si svolge a stretto contatto con i compositori che sonorizzano i suoi film – che non a caso lui considera piuttosto delle performance nate dall’incontro di immagini e musica: in Decasia e molti altri lunghi e cortometraggi è Michael Gordon, che lavora sulla campionatura dei suoni e delle musiche così come Morrison su quella delle pellicole.

Ma ci sono molti altri nomi importanti, come Philip Glass o Bill Frisell, con il quale nel 2014 Morrison ha vinto lo Smithsonian Ingenuity Award per The Great Flood, dove con i consueti filmati d’epoca ricostruisce l’ esondazione del Mississippi del 1927, la più grande della storia statunitense, che lasciò senza casa oltre 200.000 abitanti degli Stati sul delta del Mississippi e contribuì notevolmente alla grande migrazione degli afroamericani verso il Nord e il Midwest.Bill Frisell è anche l’autore delle musiche di The Mesmerist, corto del 2003 in cui per la prima volta, racconta Morrison in un’intervista, “non ho solo preso in prestito delle immagini, ma anche degli snodi della trama”. The Mesmerist è infatti interamente tratto da un film del 1926 di James Young, The Bells, con Lionel Barrymore e Boris Karloff, di cui però il regista di Decasia stravolge la storia: “È un film molto strano in cui il protagonista commette un omicidio a sangue freddo e così facendo risolve tutti i suoi problemi. Ho voluto reinventare la trama per fare in modo che non la passasse liscia”. Nel farlo, Morrison non impiega le bobine perfettamente conservate della Library of Congress, ma si fa consegnare tre rulli che si erano deteriorati, così ancora una volta al contenuto narrativo delle immagini si somma l’imprevedibile e fantasmatico disfacimento del loro supporto.

In Dawson City: Frozen Time, Bill Morrison – con le musiche scritte da Alex Somers – ricostruisce invece la storia della cittadina del Canada protagonista del sogno collettivo della corsa all’oro, insieme al ciclo vitale delle pellicole ritrovate che compongono il suo lavoro.