Continuiamo il nostro viaggio nelle avanguardie sovietiche. Merletti (1928) narra la storia delle anime che popolano una fabbrica di pizzi a macchina. Solitamente all’inizio di un testo teatrale si trova l’elenco dei personaggi, di solito in ordine di apparizione, e come se appunto ci si trovasse davanti ad uno di essi il film impone, al principio, un elenco visivo alternando primi piani e didascalie che riportano nomi, epiteti e funzioni di ciascuna figura: che essa sia protagonista o semplice macchietta viene ugualmente presentata.

Alcuni addetti al giornale (manifesto), da affiggere al muro, hanno a che fare con un dispotico disegnatore. Egli infatti non vuole collaborare con i compagni e la compagna, ma è addirittura convinto di riuscire a portare a termine il numero successivo con le sue sole forze. All’interno della fabbrica c’è però anche un altro problema, il gruppo di ragazzi teppisti che, oltre a infastidire gli altri operai, rubano, bevono, fanno a botte e “rovinano” agli altri compagni la tranquillità dello stare insieme e del gioco: anche quello atletico.

Se i teppisti cercano di derubare la fabbrica non lo fanno a discapito di un superiore, ma di un intero corpus di persone che coabitano la fabbrica e cercano di far combaciare il lavoro con le amicizie, la modernità dei macchinari con il loro tempo libero che tentano di usare nel modo più divertente possibile; per esempio andando a vedere il cinema. Solo uno dei teppisti, dai muscoli di ferro come quello che forgia, si redime e, grazie alla giovane operaia attivista, verrà considerato non più come un bruto da temere, ma come un eroico lavoratore degno di gloria.

Merletti è il film d’esordio del regista Sergej Jutkevič tra i fondatori (insieme a Grigorij Michajlovič Kozincev e Leonid Trauberg) del movimento d’avanguardia, prima teatrale e poi cinematografico, FEKS (Fabbrica dell'attore eccentrico). Un movimento che ““pesca dal music-hall, dal circo, da tutto quanto è dinamico e “moderno”; insegnano ai loro allievi boxe e acrobazie e vogliono raggiungere “l’eccentrismo attraverso l’assurdo e l’impossibile” poiché “la vita chiede all’arte di essere iperbolicamente graffiante […]”” come ha scritto Goffredo Fofi in “Come in uno specchio”.

In Merletti il discorso realista si incarna nel desiderio, speranzoso, di vedere l’evoluzione di quei teppisti, rivoluzionari, in persone “modello”, poiché si parla della vita vera degli operai, dei circoli, delle associazioni e di quei macchinari che non sono simbolo di capitalismo, ma piuttosto di modernità.

Strumenti che hanno la velocità di alcune dinamiche umane e che Jutkevič usa contrapponendo immagini di azione e interazione tra personaggi, con l’azione ed il rallentamento dei macchinari della fabbrica: riuscendo così a creare un dialogo visivo, che suggerisce o allude ad alcuni avvenimenti in modo implicito, senza quindi il bisogno di mostrarli in maniera esplicita.