“La persona peggiore del mondo” e la vorace irrequietezza di una generazione

La persona peggiore del mondo è un film che si muove leggiadro tra le maglie dei tentennamenti che sono di tutti, per consentire una rappresentazione della confusione in cui viviamo, una confusione generata anche dalla sindrome del “volere tutto” e “dell’essere ubiqui” e dalla carenza di spazio lasciato ai dubbi. È un film adorabile e genuino perché ci dice in ogni fotogramma che dobbiamo accettarci per quello che siamo anche quando siamo confusi, ha una trama che punta ad essere consolatoria per intere generazioni di (ex) giovani, che accoglie la confusione e l’inettitudine a vivere in tempi in cui è lodevole solo l’eccellenza su tutti i fronti, come studenti, poi professionisti, come metà di una coppia, come figli, poi come genitori.