Speciale “Sheep in The Box” – Lo Shintoismo, il cinema e l’intelligenza artificiale

Sheep in the Box (2025) del regista Hirokazu Koreeda è un film profondamente plasmato dalla sua cultura di origine, il Giappone, e in particolare dall’approccio animista dello Shintoismo, secondo il quale esiste un’anima in tutte le cose: si tratta di una religione intuitiva, la cui essenza più profonda può essere colta solo in modo esperienziale. Tutti i protagonisti del film intrecciano un rapporto speciale con gli alberi, i simboli più amati dello Shintoismo e parte integrante della cultura tradizionale.

Speciale “Sheep in The Box” – Koreeda e l’AI amica

In un’opera meno risolta che in passato, l’idea più rilevante della pellicola assegna coraggiosamente il primato all’umano: non solo dotato di quella empatia e consapevolezza di sé che l’intelligenza artificiale mai sarà in grado di sviluppare, ma in quanto capace di trovare soluzioni ai suoi traumi personali, la perdita di una persona, e collettivi, la crisi ambientale planetaria, in uno strumento inventato da lui per altri fini, che lo costringe ad evolvere in meglio.