Fondato nel 1954, il CERN si trova vicino Ginevra ed è il più grande laboratorio al mondo di fisica delle particelle, attualmente guidato dall’italiana Fabiola Giannotti, e da queste parti lo conosciamo soprattutto per alcuni successi talmente importanti da valicare i confini della fama di settore: pensiamo, per esempio, alla recente scoperta del cosiddetto bosone di Higgs, che ha assicurato il Nobel a Peter Higgs e François Englert.

Sebbene il luogo di questa istituzione si presti ad essere la più che singolare culla di un racconto inevitabilmente fondato sullo straordinario, non possiamo non considerare il fatto che Almost Nothing: CERN – Experimental City (presentato al Biografilm 2018) è un lavoro del collettivo ZimmerFrei. Da sempre affascinato dalla possibilità di formulare il linguaggio meno banale nell’esplorare i confini tra ciò che è noto e quel che è segreto di uno spazio da ridefinire, il gruppo trova nel laboratorio l’occasione per adottare una strategia del tutto anomala in questo tipo di film, quasi sulla scia di ciò che Frederick Wiseman mette in atto nel narrare le grandi istituzioni americane.

Cattedrale della conoscenza, dove i reattori rappresentano la comunione d’ingegni tra gli architetti e i fisici ("un’estetica tonda e simmetrica… il limite della bellezza"), lo spirito del CERN secondo ZimmerFrei si trova nella caffetteria, che, nei racconti dei protagonisti, si staglia quale luogo fondamentale e formativo, nonché il posto dove pare sia stato inventato il protocollo HTML. Lasciando sullo sfondo le appassionanti cerimonie dedicate alla comunicazione delle scoperte, ci si concentra su questa anticamera dello studio in cui discutere, confrontarsi, chiarirsi ("è confortante avere risposte"), rappresentazione di un mondo senza conflitti cosciente di essere il modello di una comunità autosufficiente dal "livello di democraticità quasi irreale".

Per sottolinearlo, Almost Nothing cerca nella quotidianità, nell’ordinario, perfino nella banalità dei gesti comuni la possibilità di tracciare un affresco unico, attraverso le esperienze di chi il CERN lo vive in toto (i corsi di tango ed arti marziali, ma c’è anche il revival delle Horribles Cernettes, un gruppo pop umoristico creato da alcune dipendenti), cogliendo attimi di pura emozione quando appaiono i coniugi Maria e Giuseppe Fidecaro, che da più di sessant’anni lavorano lì e continuano a consumare il pasto della mensa con la sorridente nonchalance di essere pezzi di un incredibile dispositivo di memoria.

Loro non hanno bisogno di testimoniare a voce ciò che le loro immagini comunicano con potenza, ma messi accanto agli altri abitanti del laboratorio permettono di capire il senso dell’operazione di ZimmerFrei, racchiuso nella riflessione di uno degli intervistati: benché tutti conoscano il CERN per le sue scoperte, "forse la gente non sa cosa accade nel frattempo". Non mancano, quindi, cenni sulle crisi, la sfida al vuoto, la consapevolezza che "dietro la realtà ce n’è una più profonda che la natura vuole nascondere".