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Locarno 2026 – Jules Dassin tra lo spazio urbano americano e l’esilio europeo (parte 2)

Nonostante la diversa collocazione geografica, Celui qui doit mourir contiene lo stesso appello di I corsari della strada alla ribellione contro le ingiustizie e alla resistenza contro le prepotenze perpetrate dal sistema. Sia i mercati generali di San Francisco che il villaggio cretese sono caratterizzati da quell’aggressività umana e da quel sopruso legalizzato in cui è impossibile non vedere la modalità inquisitoria e paranoica dell’HUAC.

Locarno 2026 – Jules Dassin tra lo spazio urbano americano e l’esilio europeo (parte 1)

Considerato uno dei più significativi esponenti di quella sensibilità noir che si coniuga con un’indagine sociale di stampo quasi  documentaristico e neorealista come avviene in Forza bruta (Brute Force, 1947) e La città nuda (The Naked City, 1948), prodotti dall’indipendente Mark Hellinger, Dassin viene ricordato a Locarno con I corsari della strada (Thieves’ Highway, 1949) e con Colui che deve morire (Celui qui doit mourir, 1957).

“Topkapi”: ossessioni e illusioni di un’epoca

Istanbul. Due super-ladri progettano il colpo del secolo: introdursi al museo del Palazzo Topkapi e rubare il pugnale del sultano Mehmet I, sulla cui elsa sono incastonati i tre smeraldi più preziosi al mondo. Per eludere il servizio di sicurezza assemblano una banda di dilettanti dotati di straordinarie abilità. Ci sono un forzuto tedesco, un acrobata italiano, un misterioso gentiluomo inglese e un ambulante anglo-egiziano dal passato torbido. Solo i primi anni Sessanta avrebbero potuto partorire un film come Topkapi

“La città nuda” a Venezia Classici 2018

Come altri autori e film del periodo (1948) a La città nuda e al suo regista non fu riservato un trattamento troppo dolce. Jules Dassin fu uno di quei registi la cui carriera venne pesantemente condizionata dal maccartismo e dalla conseguente caccia alle streghe, mentre il film non andava troppo a genio al produttore, Mark Hellinger, che decise di metterci mano e rimontarlo. Probabilmente si deve a questo intervento esterno la voce narrante, che da più parti critiche è stata considerata il punto debole di un film che sarebbe potuto essere un grande capolavoro. Alla visione odierna sembra invece che la scelta di utilizzare un commento esterno e onnisciente riesca a conferire ulteriore particolarità alla pellicola, in quanto a volte pare fungere da coscienza dei personaggi, consigliando la strada migliore da percorrere. Questa voce spesso sarà ignorata dai personaggi, regalando un lato ironico alla narrazione.