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“Ketticé” e il bisogno senza comunicazione

Pur essendo incentrato sulle tematiche dell’adolescenza e ambientato in una Palermo dove non si parla di mafia se non per un veloce accenno allo zio della protagonista femminile, Ketty (Rachele Testagrossa), che sta scontando una condanna in prigione, Ketticé, secondo film di Giovanni Tortorici dopo Diciannove (2024), comunica una completa e preoccupante assenza di Stato e senso dello Stato nelle vite e nelle (quasi inesistenti) aspirazioni dei giovani protagonisti.

“Il Cileno” e l’Italia di Pinochet

Alcune componenti sembrano contraddire anche la sola possibilità di fare chiarezza su un periodo storico ancora oscuro e caratterizzato da trame e intrecci non facili da dipanare e che sfumano velocemente in finzioni e teorie di complotti. I tentativi di capire queste trame e intrecci, come i costanti paralleli che vengono stabiliti tra l’Italia degli anni Settanta e il Cile di Pinochet, sono forse la cosa meno riuscita e convincente del film, insieme alla recitazione e alla caratterizzazione un po’ manierata, ad iniziare dallo stesso protagonista e dai compagni terroristi, eterni bambini viziati della ricca borghesia italiana.

Locarno 2026 – Jules Dassin tra lo spazio urbano americano e l’esilio europeo (parte 2)

Nonostante la diversa collocazione geografica, Celui qui doit mourir contiene lo stesso appello di I corsari della strada alla ribellione contro le ingiustizie e alla resistenza contro le prepotenze perpetrate dal sistema. Sia i mercati generali di San Francisco che il villaggio cretese sono caratterizzati da quell’aggressività umana e da quel sopruso legalizzato in cui è impossibile non vedere la modalità inquisitoria e paranoica dell’HUAC.

Locarno 2026 – Jules Dassin tra lo spazio urbano americano e l’esilio europeo (parte 1)

Considerato uno dei più significativi esponenti di quella sensibilità noir che si coniuga con un’indagine sociale di stampo quasi  documentaristico e neorealista come avviene in Forza bruta (Brute Force, 1947) e La città nuda (The Naked City, 1948), prodotti dall’indipendente Mark Hellinger, Dassin viene ricordato a Locarno con I corsari della strada (Thieves’ Highway, 1949) e con Colui che deve morire (Celui qui doit mourir, 1957).

Locarno 2026 – “Communism is Twentieth-Century Americanism” 2: i film e gli autori nel mirino della HUAC

In questa seconda parte di analisi di film che sostenevano le alleanze internazionali e le politiche economiche e sociali portate avanti dal New Deal rooseveltiano ma che diventeranno problematici sotto la lente inquisitoria della Commissione per le Attività Anti-Americane con l’inizio della Guerra Fredda, prendiamo in esame Fuoco a oriente e Eravamo tanto felici. Estremamente diversi per ambientazione e genere, entrambi i film esprimono fiducia in un modello sociale di tipo collettivista, in cui anche i ruoli domestici sono equamente distribuiti tra uomo e donna.

Locarno 2026 – “Communism is Twentieth-Century Americanism”: i film e gli autori nel mirino della HUAC

Con l’entrata degli Stati Uniti in guerra al fianco dell’Unione Sovietica nel 1941, la richiesta di film di propaganda che cambiassero l’immagine di nazione aliena che il grande pubblico aveva del nuovo alleato comunista si fece più insistente da parte dell’Amministrazione Roosevelt. Jack Warner, uno dei primi moghul hollywoodiani ad adeguarsi alle raccomandazioni di non impiegare personale membro del Partito Comunista e convinto sostenitore delle indagini HUAC, aveva prodotto pochi anni prima Mission to Moscow (1943) di Michael Curtiz.

Locarno 2026 – “Native Son” di Pierre Chenal parte II: la storia del film

La proiezione a Locarno di Native Son (Sangre Negra, 1951) di Pierre Chenal, tratto dal romanzo omonimo di Richard Wright, all’interno della rassegna Red&Black – Hollywood Left and the Blacklist può essere l’occasione di ritornare a leggere un romanzo e un autore radicali che stanno progressivamente scivolando nel completo oblio, con buona pace anche del fronte progressista a cui lo scrittore afro-americano è sempre appartenuto.

Locarno 2026 – “Native Son” di Pierre Chenal parte I: rileggere Richard Wright

La proiezione a Locarno di Native Son (Sangre Negra, 1951) di Pierre Chenal, tratto dal romanzo omonimo di Richard Wright, all’interno della rassegna Red&Black – Hollywood Left and the Blacklist può essere l’occasione di ritornare a leggere un romanzo e un autore radicali che stanno progressivamente scivolando nel completo oblio, con buona pace anche del fronte progressista a cui lo scrittore afro-americano è sempre appartenuto.

Locarno 2026 – “Paper Tiger” e l’impossibilità della ricchezza senza lacrime

Paper Tiger, ultimo film di James Gray, si offre come una tragedia contemporanea, in cui le vite dei personaggi, come spesso capita nel cinema del regista, sono travolte da coincidenze, da fortuiti incontri sbagliati, da rapporti personali che si mischiano con il denaro nel tentativo di migliorare la propria posizione economica e sociale, anche per non deludere le aspettative del circolo degli affetti famigliari. Come ci insegna il noir, genere a cui possiamo ascrivere Paper Tiger, il capitalismo americano è sempre in qualche modo legato alla criminalità, andando a costruire due fenomeni che si nutrono vicendevolmente.

Locarno 2026 – Hollywood e la frontiera della lista nera. Tra western e guerra fredda

All’interno della retrospettiva Red&Black: Hollywood Left and the Blacklist che il Festival del Cinema di Locarno dedica alle persecuzioni contro la presenza “comunista” (termine ufficiale a cui sostituiremmo il più generale “progressista”) a Hollywood portate avanti con rinnovato vigore dalla HUAC a partire dal 1947, tre titoli appartengono al genere western, particolarmente adatto a rappresentare narrazioni che acquistano dimensioni allegoriche delle politiche culturali della Guerra Fredda.

Locarno 2026 – “Manhunt” e il dominio di genere e territorio

Nonostante il titolo, la tradizionale caccia all’uomo è completamente assente dal film che si rifiuta di spettacolarizzare la violenza, proprio per non cedere a quel processo di trasformare il dramma in gioco grottesco e la realtà in un eterno simulacro. Wapeemukwa non è interessato ad una revisione dei generi attraverso uno scetticismo postmoderno: la sua operazione è piuttosto quella di svuotare in modo radicale una narrazione true crime da ogni elemento di potenziale divertimento.

Locarno 2026 – Vedere il mondo attraverso gli occhi verdi

Les yeux verts ci parla di migrazioni adottando un registro narrativo insolito, il fantasy, portandoci all’interno delle ansie e delle fobie dei protagonisti in modo efficace e originale e, allo stesso tempo, destabilizzando le nostre aspettative di narrazione oggettiva e documentaria che il soggetto ci induce a anticipare. Il film diventa, in questo modo, un appello che non può lasciare indifferenti alla necessità di pensare a nuove prospettive attraverso cui narrare e comprendere il mondo contemporaneo, e, nello specifico, i fenomeni migratori.