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Alberto Lionello: raffinato, disincantato, scettico

Sul nostro sito amiamo talvolta sollevarci dall’attenzione critica quotidiana – dedicata a uscite, rassegne, restauri, festival – e prenderci il tempo per approfondimenti più distesi. La natura di “terza pagina” è nel nostro orizzionte, e così questo articolo vuole riportare l’attenzione su un attore, Alberto Lionello, forse dai più dimenticato: Lionello ha saputo, non senza difficoltà, coniugare l’attività teatrale, televisiva e cinematografica durante una lunga carriera di successi e, come per tanti, di scivoloni, mai definitivi, con i quali ha saputo convivere trasmettendo “un’idea della vita realistica, disincantata, scettica, terremotata”.  (Tullio Kezich in Omaggio a Alberto Lionello, 1999).

Un’intelligenza clamorosa: Paolo Villaggio

Parlare di Paolo Villaggio seguendo le sue autobiografie immaginarie, inverosimili e realistiche nella stessa misura, sembra il modo migliore per ricordare un uomo di spettacolo che ha saputo, attraverso la maschera del ragionier Ugo Fantozzi e non solo, creare un universo comico politicamente scorretto e sopra le righe ma profondamente umano. Anche noi di Cinefilia Ritrovata non potevamo non dire la nostra, con un approfondimento sui generis. 

L’estro necessario: Emanuele Luzzati e Giulio Gianini

Visto che Il Cinema Ritrovato Kids ha reso omaggio alla lunga collaborazione, quasi quarantennale, tra Lele e Giugi, al secolo Emanuele Luzzati e Giulio Gianini, offrendo la possibilità a dei giovanissimi e fortunati spettatori di assistere a numerose proiezioni per poter scoprire il lavoro di questi due autori, vale la pena tornare a parlare di loro. L’amicizia tra Luzzati e Gianini trova la sua origine nella comune passione per il teatro dei burattini e dei pupi al quale guardano per il loro universo favolistico comico e poetico, caratterizzato dai personaggi e dalle scenografie bidimensionali di Luzzati.

 

Fossili di celluloide: il cinema di Bill Morrison

In attesa del cineconcerto di Bill Frisell, che accompagnerà dal vivo un film di Bill Morrison, facciamo il punto sul cinema dell’autore americano a partire dalla sezione che Il Cinema Ritrovato gli ha dedicato. Bill Morrison porta avanti un interessante lavoro di recupero delle pellicole senza intervenire sulle lacune provocate dal loro deterioramento. Morrison sembra rinnegare ogni intervento di restauro, ponendosi il non facile obiettivo di valorizzare il nuovo aspetto di questo materiale osservandolo da una diversa prospettiva, passando in rassegna come un Baltrušaitis del cinema queste anamorfosi su pellicola.

A proposito di Vigo, secondo Truffaut

Dopo che al Cinema Ritrovato è stato presentato il restauro dell’opera di Jean Vigo, riprendiamo in esame alcune delle riflessioni di François Truffaut su questo cineasta divenuto oggetto di culto per cinefili e registi. “Ho avuto la fortuna di scoprire tutti i film di Jean Vigo in un’unica volta, un sabato pomeriggio del 1946, al Sèvres-Pathé grazie al cine-club La chambre noir animato da André Bazin. Entrando in sala ignoravo persino il nome di Jean Vigo, ma fui preso immediatamente da un’ammirazione sterminata per quest’opera che tutta insieme non raggiunge nemmeno i duecento minuti di proiezione”.

Cinema Ritrovato 2017: “Nice Girls Don’t Stay for Breakfast”

Bruce Weber, noto fotografo di moda e regista, prova a delineare un arduo, quanto sentito, ritratto dell’attore Robert Mitchum in Nice Girls Don’t Stay for Breakfast, il documentario resta un work in progress di cui si attende la versione finale, più che abbozzata nei 68 minuti presentati durante Il Cinema Ritrovato, a cui è seguito un incontro con Weber durante il quale è stata accennata la possibilità di fare un documentario su un attore italiano: il suo primo pensiero è andato a Marcello Mastroianni, sperando non siano solo parole al vento per impressionare il pubblico in sala.

Cinema Ritrovato 2017: “Along for the Ride”

Nick Ebeling ha girato un documentario ricco di materiali e interviste attraverso le quali siamo sollecitati a compiere un itinerario non convenzionale nell’abisso della personalità contorta e sovversiva di Dennis Hopper. Un artista a tutto tondo, conosciuto per caso in un autodromo quando il giovane Ebeling voleva intraprendere la carriera di attore, presto interrotta per dedicarsi al cinema sperimentale a seguito della visione di Fuga da Hollywood, pellicola sottovalutata e incompresa di Hopper, reduce dal successo di Easy Rider.

Cinema Ritrovato 2017: Rozier, Bardot, Godard, Vigo e altre storie

Jacques Rozier è stato forse uno dei registi più emblematici della Nouvelle Vague, Desideri nel sole (1962) resta il suo più celebre lavoro ed è con questo e con il precedente Blue Jeans (1958) che si guadagna la stima di Jean-Luc Godard utile a presenziare alle riprese del Disprezzo durante le quali può dedicarsi alla realizzazione di due interessanti cortometraggi, Paparazzi e Le parti des choses: Bardot et Godard (1963).

Bologna fotografata: la visita prosegue

Dopo la prima parte della visita, andiamo a esplorare più a fondo i tesori di Bologna Fotografata – Tre secoli di sguardi, la mostra organizzata dalla Cineteca di Bologna presso Sottopasso di Piazza Re Enzo dal 9 giugno. 

Aspettando Il Cinema Ritrovato: Ken Russell e l’art déco

Donne in amore (1969) è un film di Ken Russell tratto dall’omonimo romanzo di David Herbert Lawrence e ambientato nel 1920 in un’Inghilterra in cui ancora si piangono i tanti morti del primo conflitto m0ndiale erigendo monumenti commemorativi, un periodo storico che vede per la prima volta le donne rivendicare i loro diritti e che nel nostro caso diviene teatro dell’emancipazione di due sorelle.

Bologna fotografata

La mostra Bologna Fotografata non racconta solo l’evoluzione urbanistica di una città e il susseguirsi delle vicende storiche in circa tre secoli, ma è l’occhio del fotografo il vero protagonista, fondamentale figura nota o anonima come nella locandina dell’esposizione, che dalla sua posizione privilegiata di osservatore, ritto sul basamento della fontana del Nettuno, si fa interprete dei cambiamenti del tessuto sociale e dell’assetto stradale.

Il lato ambiguo del west: ancora su “Un uomo da marciapiede”

Uno schermo bianco di un drive in, il suono di una battaglia in lontananza, lo scalpitio dei cavalli seguito da alcuni spari, l’eco di un film western rievocato dal movimento altalenante di un cavallo a dondolo. L’incipit di Midnight Cowboy, brutalmente tradotto in Un uomo da marciapiede, potrebbe anche essere uno dei numerosi flashback dell’infanzia di Joe Buck.

New York Stories: “Ombre”

Ombre (1959) è il primo film di John Cassavetes: a venir coinvolti nelle riprese sono gli attori del laboratorio di recitazione fondato assieme all’amico Burt Lane (padre di Diane Lane), creato in contrapposizione all’Actors Studio.

Un borghese e due dittatori: “L’uomo che non cambiò la storia”

Mario e Silla sono i soprannomi dati da Ranuccio Bianchi Bandinelli a Mussolini e Hitler nel taccuino in cui annota le impressioni suscitategli dai due durante la storica visita italiana del Fűhrer nella primavera del 1938, alla quale giocoforza prende parte perché ritenuto il più idoneo a ricoprire il ruolo di cicerone.

Panchine, edifici e ponti: analisi oggettuale di “Manhattan”

La Manhattan di Woody Allen è avvolta da un alone misterioso e sinistro emanato dai suoi edifici, “high growths of iron, slender, strong, light, splendidly uprising toward clear skies”, queste sono le parole usate da Walt Whitman in Mannahatta, versi che ne cantano la potenza e la bellezza.

Tra moda e reportage: Blow Up di “Blow Up”

 

Il documentario Blow Up di ‘Blow Up’ è stato realizzato da Valentina Agostinis dopo l’uscita del suo libro Swinging City, entrambi sono un ritratto della Londra degli anni ’60, una città che non lascia indifferente Michelangelo Antonioni, conosciuta nel ’65 quando Monica Vitti girava Modesty Blaise, quella swinging London che ha come protagonisti “i giovani artisti, i pubblicitari, coloro che fanno tendenza, gli stilisti, i designer e i musicisti, tutti influenzati dal movimento pop”, come spiegherà il regista in un’intervista ai Cahiers du Cinéma, sono i rappresentanti di questa rivoluzione culturale portatrice di innovazioni di ogni tipo, prima fra tutte la fotografia, a incuriosirlo e a divenire l’anno seguente il soggetto da cui prende forma Blow-up.

Stoichita rilegge “Blow-up”

Blow Up: alla ricerca del punto perduto, è il titolo dell’ultimo capitolo di un’avvincente indagine investigativa intrapresa da Victor I. Stoichita nel suo Effetto Sherlock (L’Effet Sherlock Holmes, 2015), saggio in cui è lo sguardo moderno, dei pittori impressionisti prima e dei registi cinematografici poi, a sollecitare il nostro interesse verso lo spazio della rappresentazione.

Vivere la vita senza pensarci: “Uccellacci e uccellini”

Nuovo approfondimento su alcuni aspetti della carriera di Totò, indiscusso protagonista del cinema d’antan che in questi giorni ha suscitato, nei cinefili riuniti in questa redazione e non solo, nostalgie e risate di gioia; il cinquantenario della sua scomparsa è servito a ristabilire un contatto ideale con un attore classico e atipico nella stessa misura. Totò, oggi, continua a riempire i palinsesti portando avanti quella che in vita è stata la sua vocazione, verrebbe da definirlo ironicamente un companatico televisivo, non per sminuirne la forza ma per evidenziare l’inesauribile comicità di un personaggio che si considerava poco più di un cantastorie al servizio del pubblico, verso il quale ha sempre dimostrato sincera gratitudine.