“Tonight, from Hollywood, The Barbara Stanwyck Show”: il refrain che annunciava ogni lunedì sera sulla rete NBC la serie antologica The Barbara Stanwyck Show nella stagione 1960-61 ne metteva in risalto il centro di realizzazione culturale (“from Hollywood”), collegando il prodotto televisivo alla carriera cinematografica della diva.
Un’altra coppia di opposti, cinema/televisione, che Barbara Stanwyck si apprestava a smontare nella sua immagine divistica, proponendosi come attrice cinematografica che entrava nelle case del pubblico statunitense attraverso la televisione, riproponendo la modalità melodrammatica dei suoi film, al di là delle ambientazioni. A volte citandoli esplicitamente, come abbiamo detto a proposito di La fiamma del peccato per l’episodio Confession, altre volte ricreandone le atmosfere anche grazie alla collaborazione di registi e sceneggiatori cinematografici come Jacques Tourneur e A. I. Bezzerides.
Certo, la fortuna della serie non fu pari alle aspettative: nonostante l’Emmy vinto da Stanwyck come “miglior attrice in una serie televisiva” nel 1961, The Barbara Stanwyck Show venne cancellato dopo una sola stagione. La protagonista e co-produttrice reagì con sdegno alla decisione, adottando anche, fatto insolito nella sua biografia intellettuale, una prospettiva quasi femminista. La televisione stava poco a poco mettendo a tacere le donne, dichiarò Stanwyck, non ritenendole all’altezza di girare scene d’azione. Un’incapacità che la diva, celebre per il suo voler interpretare senza controfigure anche le scene più spettacolari e pericolose, non condivideva, mostrando le cicatrici come prova che fosse “the best action actress in the world”.
The Barbara Stanwyck Show amplificava per il pubblico televisivo le tematiche che spesso costituivano l’ossatura delle narrazioni cinematografiche melodrammatiche interpretate dall’attrice nei precedenti trent’anni di carriera, con gli usuali riferimenti alla sua stessa biografia di donna lavoratrice che non vuole restare confinata alla sfera domestica e che arriva a costruirsi una posizione sociale partendo da una posizione di svantaggio. Tutti i topoi Stanwyck sono presenti.
Abbiamo battaglie legali per la custodia dei figli (The Hitch-Hiker), mogli che progettano di uccidere il marito con l’amante (Confession) o che hanno comunque qualcosa da nascondere nel loro passato (Sign of the Zodiac, Frightened Doll), donne sole in appartamenti o luoghi chiusi minacciate da estranei che vi si insinuano (Out of the Shadows, Night Visitor, The Choice) ma, soprattutto, personaggi femminili che provano a riconciliare i ruoli, socialmente ritenuti come mutualmente escludenti, di madre/moglie e di donna in carriera o, comunque, con ruoli nella società (Size ten, Big Career, The Golden Acres, The Sisters, The Secret of Mrs Randall, House in Order).
Ogni episodio si apre, significativamente, con una breve introduzione della star nel ruolo di host che anticipa il tema della narrazione e si chiude, in modo circolare, con una lezione morale, politica o sociale, desunta dalla vicenda e impartita sempre da Barbara Stanwyck in persona, vestita in creazioni Werlé. Tra questi due estremi, per i circa trenta minuti di durata dell'episodio, la star viene coinvolta in avventurose vicende criminali e sentimentali dalle più svariate ambientazioni geografiche e temporali.
Dalla conquista dell’Ovest americano alla Guerra Fredda della Cortina di Bambù tra Hong Kong e la Cina, dai drammi delle vedove della frontiera dell’Ottocento (Ironbark’s Bride) a quelli delle popolazioni alleate con gli Stati Uniti nella difesa della democrazia contro l’impero sovietico (Yanqui go home), The Barbara Stanwyck Show riflette i valori conservatori cari alla diva eponima.
Per la politica estera, questi sono esplicitamente affermati nell’epilogo, particolarmente nei quattro episodi, pensati inizialmente come a serie a sé stante, dove Stanwyck è Josephine Little, la proprietaria di una ditta di import-export di Hong Kong, che, suo malgrado, si trova a dover sventare loschi inganni orditi dalla Cina comunista (Hong Kong and Little Joe, The Miraculous Journey of Tadpole Chan, Dragon by the Tail e Adventure on Happiness Street).
Gli Stati Uniti sono descritti come la terra della democrazia e della libertà, pronti ad accogliere i profughi di governi comunisti e totalitari, anche se molti episodi ambientati nella società americana ne mettono in evidenza le differenze di genere e classe. Anche le lezioni morali degli episodi ambientati negli Stati Uniti tendono a sposare idee conservatrici che vedono con sospetto l’indipendenza e l’imprenditorialità femminile.
Eppure, la stessa presenza di Barbara Stanwyck è una contraddizione in termini rispetto all’affermazione della famiglia tradizionale e della sfera domestica come privilegiato ambito femminile, in quanto proprio in quegli anni l’attrice si allontanava sempre di più da quel modello, non risposandosi dopo il secondo divorzio e abbandonando definitivamente il suo figlio adottivo Dion.
Lo stesso atto di co-produrre The Barbara Stanwyck Show definendosi “the best action actress in the world” sottolinea l’imprenditorialità della diva nel commercializzare la sua stessa immagine di indipendenza da cosa modelli maschili ritenessero appropriato per una star femminile.