Presentato ieri in anteprima mondiale al Biografilm Festival, Anna Piaggi – Una visionaria nella moda è l’ultimo documentario di Alina Marazzi, che dopo Un’ora sola ti vorrei (2006) e Vogliamo anche le rose (2008) confeziona un altro splendido ritratto femminile. Questa volta il soggetto della meticolosa ricerca di Marazzi è Anna Piaggi, iconica giornalista di moda che tra Milano e la swinging London animava la celebre rubrica “Doppie Pagine” di Vogue Italia. Eccentrica, trasformista e incredibilmente coraggiosa, Piaggi ha attraversato mezzo secolo di moda con molto acume e la giusta dose di frivolezza. Nota per le sue mise stravaganti e completamente estranee al fashion system, Anna incarnava ogni giorno una nuova versione di sé, accostando senza timore abiti storici – oggi diremmo vintage – costumi folkloristici e capi haut couture. Se la moda è un linguaggio, probabilmente nessuno come Anna Piaggi l’aveva mai compreso tanto a fondo: possibilità di esprimere e stratificare significati, di esperire la propria corporeità in modi nuovi e alternativi e di crearsi nuove identità, la moda per Piaggi era soprattutto un gioco e un modo di stare nel mondo, un’attitudine e uno strumento creativo.

Con un occhio al futuro e uno al passato, la giornalista di Vogue creava i suoi memorabili look combinando all’innovazione un’instancabile ricerca storica sugli abiti e gli accessori dei periodi precedenti. Allo stesso modo Alina Marazzi ricostruisce il personaggio di Anna Piaggi con attenzione archeologica e attitudine da entomologa, attraverso il sapiente uso del materiale d’archivio a cui Un’ora sola ti vorrei già ci aveva abituati. Combinando found footage e interviste agli amici più cari di Anna (Manolo Blahnik, Missoni, Karl Lagerfeld e tanti altri) il documentario si configura infatti come un ritratto postumo, un’indagine meticolosa delle tante tracce che questo personaggio così eccentrico – e se vogliamo talvolta egocentrico – ha lasciato dietro di sé.

Marazzi sembra avere l’incredibile capacità di accostarsi ai propri personaggi con leggerezza e umanità, e di istituire con essi un rapporto di intima complicità. In Anna Piaggi – una visionaria nella moda, tutto ciò è accresciuto dall’incredibile somiglianza che sembra accomunare l’approccio delle due donne: se Piaggi si allontanava dai canoni di bellezza imperanti per fare della moda uno strumento di costruzione e conoscenza del sé, il cinema di Marazzi non ha mai percorso le strade più battute, e sembra trovare nel territorio liminare del documentario d’archivio – a cui si riallaccia pur nella notevole sperimentazione linguistica – un percorso creativo del tutto personale.

Maria Sole Colombo