Desiderio di donna (All I Desire, 1953) è il primo dei due melodrammi che Barbara Stanwyck girerà con Douglas Sirk – l’altro è Quella che avrei dovuto sposare (There’s Always Tomorrow, 1956) – dedicati a donne molto diverse tra loro, ma che sono accomunate dall’essere soggetti che desiderano attivamente una vita sessuale e sentimentale e una carriera al di fuori della sfera domestica. E qui iniziano le differenze.
Se, infatti, la stilista Norma Vale di Quella che avrei dovuto sposare di successo ne ha avuto, e, in una casta riproposizione della coppia di La fiamma del peccato, torna a Pasadena per riconquistare il suo amore di un tempo, Clifford Groves (Fred MacMurray), l’attrice Naomi Murdoch di Desiderio di donna deve ammettere che le sue ambizioni di diventare una star teatrale di prima grandezza sono andate deluse e tira avanti con spettacoli di vaudeville, un tratto che l’accomuna a diverse altre eroine interpretate da Stanwyck.
Una lettera della figlia Lilly che la invita al suo debutto da protagonista in una commedia messa in scena nella sua scuola superiore, induce Naomi a ritornare nel paesino del Wisconsin lasciato più di dieci anni prima per perseguire i suoi sogni di attrice ma anche per sfuggire ad un amore fedifrago con Dutch Heinemann, il proprietario del locale negozio di caccia e pesca, che, nel suo stesso nome, contiene i semi di una pericolosa alterità rispetto ai valori americani.
Siamo all’inizio del secolo scorso – altra differenza con Quella che avrei dovuto sposare che ha ambientazione contemporanea – ma l’interpretazione di Stanwyck e l’asciutta regia di Sirk rendono le situazioni di Desiderio di donna attuali e fanno riferimento a dinamiche sociali ben sperimentate nel nostro milieu borghese. Per Naomi il ritorno verso la frontiera significa ritrovare la famiglia che ha abbandonato ma anche da cui è stata, a sua volta, rifiutata per paura di uno scandalo.
Significa confrontarsi con i fantasmi del passato: un marito (Richard Carlson) considerato da sempre debole e poco passionale, una figlia maggiore che ha preso il posto di madre per Lilly e per il fratellino Ted che non si ricorda quasi di Naomi, Dutch che vuole riprendere la loro relazione. La ricomparsa di Naomi sulla scena di Riverdale mette in moto una serie di rimpianti da parte della donna, ma anche di desideri di rivalsa da parte di chi è stato abbandonato e di gelosie della piccola comunità che la crede una grande star e la disprezza come una donna facile.
Diverse scene di Desiderio di donna ritraggono Naomi fuori dalla casa di famiglia che la protagonista sembra desiderare più del successo sul palcoscenico, immagini che collegano il film con il commovente finale di Amore sublime (Stella Dallas, 1937) e che ci portano a condividere il senso di esclusione e di marginalità di Naomi, più che a giudicarla come un mostro. Sono momenti in cui si può leggere in controluce la volontà di Sirk di intitolare il film come il romanzo di Carol Ryrie Brink da cui è tratto, Stopover (letteralmente “sosta”), che avrebbe evidenziato la precarietà dell’equilibrio tra aspirazione personale e obblighi di maternità, dato invece come stabilmente raggiunto nel finale poi girato.
Sia Desiderio di donna che Quella che avrei dovuto sposare sembrano concludersi con l’impossibilità di riconciliare, per una donna, carriera e maternità, successo e stabilità affettiva. Tuttavia, come in molti melodrammi e noir del periodo, dobbiamo anche leggere fra le righe e valutare, insieme a finali più convenzionali, la capacità dei personaggi interpretati da Barbara Stanwyck di mettere in discussione gli equilibri della moderna famiglia borghese.