La sezione di maggior richiamo, Ritrovati & Restaurati, ospita un vero e proprio evento per i cinefili: Plein soleil  (tit. it. Delitto in pieno sole, 1960) di René Clément. «Il restauro -spiega Roberto Chiesi- è avvenuto a partire da un interpositivo stampato dal negativo originale Eastmancolor al fine di ripristinare, anche e soprattutto, le luci e i colori originali». Punto cruciale, difatti, poiché Clément ritma la drammaturgia del suo capolavoro affidando all’incisività dei colori primari il contrappunto alla violenta immoralità dei personaggi. Tratto come noto dallo spregiudicato romanzo di Patricia Highsmith pubblicato 5 anni prima, sono i fratelli produttori Akim a suggerire la trasposizione cinematografica a Clément. Il quale, insieme al talentuoso direttore della fotografia Henri Decaë, disegna l’ombra (a colori) sul giovane e conturbante Alain Delon nel Sud d’Italia mentre nello stesso anno Visconti gli dona la luce (in bianco e nero) nella Milano in Rocco e i suoi fratelli.

La proiezione di Plein Soleil -introdotta da Serge Toubiana proprio in virtù del restauro della pellicola da parte della Cinématèque française in collaborazione con Studio Canal- invita chi scrive a recuperare anche l’esperienza cinematografica di The Talented Mr. Ripley  (tit. it. Il talento di Mr. Ripley), opera suadente ma sottovalutata del compianto Antony Minghella, e a suggerire una concatenazione di visioni piuttosto che una separazione tra loro. Ciò che appare in sala nel 1999 sembra un ambizioso remake del film di Clément ma in realtà è una nuova trasposizione tout court del romanzo di Patricia Highsmith. Anche in questo caso un’eccellente fattura tecnica -complici i talenti del cinematographer John Seale, del montatore Walter Murch, dello scenografo Stuart Craig, della costumista Ann Roth, del compositore Gabriel Yared- contribuisce al passaggio della pagina sullo schermo. Non solo: Minghella regala piena fedeltà testuale sia alla frustrata attrazione omosessuale tra Tom Ripley e Philip Greenleaf (assente nel film di Clément) sia al sospetto e al rifiuto che Marge nutre nei confronti di Ripley.

Nonostante i fedeli estimatori continuino a difendere -a ragione- la leggendaria impressione filmica del giovane Delon, chi scrive plaude da sempre anche l’intensità del Ripley governato da Matt Damon e intravede in entrambi i volti la più riuscita delle manipolazioni di identità.

Alberto Spadafora