In una celebre frase Miles Davis ha detto: “Per me la musica e la vita sono una questione di stile” e la prima, per il famoso trombettista dell’Illinois, è stata di certo un creativo campo di ricerca per affrontare le proprie esperienze personali. Partire da quest’illustre esempio è utile per giungere immediatamente al cuore di Enzo Avitabile Music Life. Due sole parole: “Music Life”, che nel loro semplice accostamento esprimono appieno l’attitudine del musicista napoletano, in un completo assorbimento della vita nell’arte. E ancora la musica di Miles riporta alle radici jazz di Avitabile che nel film ricorda la scoperta dei grandi jazzisti americani, il periodo della propria formazione e le diverse influenze sonore poi indirizzate negli anni verso un continuo sperimentalismo che lo ha portato sino all’affermazione internazionale nel panorama della World Music. In quest’ottica, la musica come manifestazione del vissuto in tutti i suoi aspetti è ciò che contraddistingue la pellicola di Jonathan Demme che, come già nei precedenti lavori dedicati al songwriter Neil Young, scava nell’intimità del musicista, affidandosi ad uno stile documentaristico diretto ed appassionato. L’intento del regista è quello di lasciar emergere l’uomo oltre al professionista attraverso una narrazione confidenziale ed autentica che in tal caso porta lo spettatore a familiarizzare immediatamente con Enzo, dandogli del tu pur senza conoscerlo e instaurando un rapporto d’empatia che vada oltre l’interesse puramente musicofilo. Tale approccio sincero e coinvolgente sembra racchiudere la forza del film, in cui la videocamera di Demme testimonia il processo di creazione operato da Avitabile che, spinto da un entusiasmo fanciullesco, mostra il proprio metodo compositivo, dall’iniziale ricerca di un’idea, di una ritmica, di un suono, fino a svelare le numerose partiture ancora inedite scritte per ogni tipo di strumento. La curiosità e la meraviglia verso le sonorità del mondo è ciò che affiora dalle composizioni di Avitabile e che di certo ha tanto affascinato il cineasta statunitense, portando alla reciproca intesa e all’immediata affinità tra i due artisti, vera prerogativa di Enzo Avitabile Music Life. Demme, ammaliato dalle canzoni del musicista campano e avvolto da uno spirito di contagioso entusiasmo, è riuscito allora a raccontare i luoghi dove Enzo è cresciuto e ha studiato e a mostrare le strade e le terre della sua Napoli con la stessa vitalità ed il medesimo trasporto con cui Avitabile, sulle note di un canto palestinese o sui ritmi delle percussioni indiane, ci rievoca tutto il Sud del mondo, nel perfetto equilibrio di melodie ed immagini, frutto di un cinema quanto mai musicale.

Marcello Polizzi